TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


lunedì 29 febbraio 2016

Obama chiama e gli ascari preparano gli zaini. Gli italiani in Irak



Elicotteri e 1.200 uomini, i primi contro l’Is

Entro l’estate, l’Italia potrebbe diventare il paese con più “scarponi sul terreno” in Iraq: il potenziamento dell’impegno contro l’Is prevede di portare il contingente a oltre 1.200 militari. Reparti con una missione che non comprende il combattimento, ma che nelle prossime settimane si potrebbero pericolosamente avvicinare alla linea del fuoco. Presto, probabilmente entro marzo, arriverà in Kurdistan lo squadrone di elicotteri italiani che aiuterà i peshmerga nella guerra contro lo Stato islamico.

Ci saranno i grandi Chinook da trasporto a doppio rotore. Ma la missione più insidiosa toccherà ai tre Nh 90 incaricati di soccorrere i feriti a ridosso della prima linea: il rischio di finire sotto il tiro del Daesh è elevato. Gli equipaggi sono abituati: sono tutti veterani dell’Afghanistan e appartengono al Reos, la squadriglia delle forze speciali.



I loro velivoli sono zeppi di equipaggiamenti hi-tech, con cabine blindate e mitragliere sulle fiancate. Oltre a recuperare i feriti, non si può escludere che vengano chiamati anche a “esfiltrare” commandos alleati caduti in imboscate. Attività queste che richiedono una scorta ravvicinata ed ecco che prende piede l’ipotesi di mandare in Kurdistan almeno due Mangusta da combattimento: sarebbe un altro primato, perché nessun paese occidentale ha schierato elicotteri da battaglia contro l’Is.

Ancora più complessa si annuncia la protezione del cantiere della diga di Mosul. Sarà affidata a quasi cinquecento bersaglieri della brigata Garibaldi: l’unica task force straniera in territorio iracheno, per questo subito osteggiata dall’ala dura del governo di Bagdad.

L’infrastruttura sorge a circa cinque chilometri dagli avamposti con la bandiera nera ed è facile prevedere che il Califfato farà di tutto per ostacolare le riparazioni di quest’opera, destinata a diventare un simbolo della riscossa contro i jihadisti.


La Repubblica – 28 febbraio 2016