TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


lunedì 7 marzo 2016

Orientarsi sull’omogenitorialità. La famiglia è «culturale»



Per Natalia Ginzburg «una famiglia è anche, forse soprattutto, fatta di voci che si intrecciano, è un linguaggio comprensibile solo a chi lo pratica, una rete di ricordi e richiami». Un articolo “civile” apparso sul Sole 24 Ore imposta in termini non ideologici, ma culturali il tema della famiglia e della genitorialità.


Vittorio Lingiardi

Orientarsi sull’omogenitorialità
La famiglia è «culturale»



Non siamo figli per nostra volontà. Molti sono concepiti senza essere pensati, altri sono cercati a tutti i costi, la maggior parte arriva percorrendo una delle tante strade comprese tra questi due estremi. Ogni concepimento, nascita, adozione, ha una sua storia da raccontare, più o meno consapevole, più o meno fortunata. Qual è il “vero” genitore? Quello che mette a disposizione la propria biologia o quello che cresce i figli fornendo cure e sicurezza? Quello che concepisce per caso o per sbaglio o quello che desidera e attende? E che cosa è una famiglia?

Per Natalia Ginzburg «una famiglia è anche, forse soprattutto, fatta di voci che si intrecciano, è un linguaggio comprensibile solo a chi lo pratica, una rete di ricordi e richiami». Nel 1888 (avete letto bene) Émile Durkheim, padre della sociologia, scrive: «non esiste un modo di essere e di vivere che sia il migliore di tutti [...] La famiglia di oggi non è né più né meno perfetta di quella di una volta: è diversa, perché le circostanze sono diverse».

Nonostante la storia ci mostri i continui cambiamenti di forma e contenuto della famiglia, per alcuni questa parola non evoca una costruzione relazionale di affetti e progetti tale da giustificare l’uso del plurale (famiglie), ma coincide solo con l’immagine di un uomo e di una donna sposati, monogami, eterosessuali e fertili. Tutto ciò che sta fuori da questo modello viene, implicitamente o esplicitamente, delegittimato: famiglie con genitori adottivi, madri lesbiche e padri gay, madri e padri single, famiglie create ricorrendo alle tecniche di riproduzione assistita. I ripetuti inni al “naturale” (quindi niente antibiotici e anticoncezionali?), sono evidentemente ignari di quanto “culturale” sia la nostra cangiante idea (ideale) di “natura”.



Per questo è frettolosa e transeunte, oltre che tracotante, l’affermazione del ministro Alfano per cui avere impedito a due persone dello stesso sesso («cui lo impedisce la natura») la possibilità di avere un figlio sarebbe stato «un bel regalo all’Italia». Impedire la stepchild adoption non è stato fermare «una rivoluzione contronatura e antropologica», bensì impedire a dei bambini il diritto di vedersi riconosciuta la propria famiglia. Oggi, ignorare le complessità della scena riproduttiva e delle funzioni genitoriali significa vivere fuori dalla realtà. Al cui confronto quella dei cavoli e delle cicogne è senz’altro preferibile.

Mentre il Parlamento, complice il primadonnismo cinico dei pentastellati, stralciava e spacchettava una legge umana, anche le vite di molte famiglie sono state stralciate e spacchettate. Per la legge italiana, il genitore non biologico è un estraneo e il bambino un semi-orfano. Non riconoscere che ci sono due genitori che hanno desiderato quel figlio e vorrebbero assumersi la responsabilità di crescerlo, vuol dire creare legalmente uno stato artificiale di mancanza che non corrisponde alla realtà e alle necessità di quella famiglia. Non è solo il genitore sociale a essere cancellato, ma la sua intera genealogia.

Da anni la comunità scientifica sta studiando le dimensioni affettive, psicologiche, fisiche, sociali, tecniche, legali, etiche ed economiche delle varie forme di genitorialità. Le domande sollevate sono molte e riguardano il rapporto tra desiderio di diventare genitore e ricorso alle tecniche procreative, le rappresentazioni mentali che genitori e figli hanno delle figure del donatore e della portatrice, le dinamiche tra genitore biologico e genitore sociale, le complessità psicologiche, filosofiche e giuridiche della gestazione di sostegno, la rilettura della categoria psicoanalitica dell’Edipo, magari liberandosi del complesso a favore della complessità.



Recuperando l’inevitabile ritardo nei confronti della letteratura scientifica anglosassone, ricercatrici e ricercatori italiani hanno prodotto una serie di volumi che consiglio a chiunque sia chiamato ad esprimersi sul tema delle «famiglie moderne» (che tra l’altro è il titolo di un importante volume di Susan Golombok, direttrice del Centre for Family Research dell’Università di Cambridge, che ad aprile uscirà in traduzione italiana per le edizioni Edra). Nel box pubblicato all’interno di quest’articolo un elenco di contributi italiani che mi hanno colpito per la chiarezza documentata della loro voce.

Quanto alle riviste scientifiche, è purtroppo esaurito, ma ci auguriamo verrà ristampato, il numero monografico 2/13 di Infanzia e Adolescenza (il Pensiero Scientifico) a cura di Anna Maria Speranza. Per il prossimo aprile è annunciato un numero del Giornale Italiano di Psicologia (il Mulino) interamente dedicato all’omogenitorialità. Ultima segnalazione: il sito della Colombia Law School (http://whatweknow.law.columbia.edu) raccoglie la più completa rassegna della letteratura scientifica sull’omogenitorialità: consultatelo.


Il Sole 24 Ore – 6 marzo 2016