TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 19 maggio 2016

Ben arrivato, compagno Feltri! Prove tecniche del Partito della Nazione



Con il futuro referendum istituzionale Renzi si gioca tutto. Il Partito della Nazione (ex PD) ha bisogno di organi di stampa e l'agonizzante Unità certo non basta. E così come il 7° Cavalleria arriva in soccorso il destrissimo Feltri e il già ultraberlusconiano (e reazionario) il foglio. Il patto d'acciaio Renzi-Verdini inizia a dare i suoi frutti (avvelenati).

Virginia Piccolillo

Sì alle riforme (e a Feltri), così «Libero» congedò Belpietro

L’unione di fatto che l’editore Angelucci aveva immaginato al vertice di Libero tra Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro è andata in pezzi. E da ieri Feltri, è tornato al vertice del quotidiano che aveva fondato, con l’attuale vicedirettore Pietro Senaldi che sarà direttore responsabile. Mentre Belpietro, fino a ieri l’altro direttore, si è «fatto da parte» di fronte all’avvicendamento deciso «dall’editore che è sovrano». Come ha scritto lui stesso nell’ultimo editoriale in cui mette in guardia i lettori sulle riforme con cui Renzi «potrà instaurare una dittatura democratica a sua immagine».

«Opporsi al referendum è giusto perché così lo si può mandare a casa», aggiunge Belpietro. E attacca: «Se salta il referendum non salta solo il governo. “Salto io e si chiude la mia storia politica” non l’ho detto io. Lo ha detto Renzi. Se lo si desidera lo si può accontentare». Una linea dura che, secondo i colleghi più fedeli, gli sarebbe costata il posto. Di fronte alla svolta filo-renziana di Feltri, che però sul Foglio di oggi si schermisce: «Ho scoperto dai giornali di essere filorenziano. Meglio che figlio di...».

L’idillio Angelucci-Belpietro aveva iniziato a scricchiolare dopo il fallimento del patto del Nazareno. Belpietro che ha rivendicato il suo essere berlusconiano, non aveva accolto di buon grado gli inviti dell’editore ad evitare «attacchi personali» contro Renzi e soprattutto Verdini. Ma il vero rospo mai ingoiato è stato l’arrivo di Feltri, che per l’editore doveva segnare il rilancio di Libero , ma soprattutto de Il Tempo , che vorrebbe far diventare il quotidiano del centrosud. Belpietro comincia a fare melina. Non va agli incontri.

E quando, dopo aver firmato il contratto, Feltri firma il primo editoriale, in cui dichiara la morte politica di Berlusconi, Belpietro lo nasconde con un piccolo richiamo. Seguono giorni roventi con un pranzo al ristorante Il Moro, a prendere le difese di Belpietro dal nervosismo montante di Angelucci sembra sia stato Denis Verdini, cui Belpietro però non lesina attacchi neanche il giorno dopo. Il secondo editoriale non lo mette in pagina. E la mossa del cdr che chiede conto all’editore del contratto di Feltri, viene letta come eterodiretta. In una cena al Il Baretto di Milano, Angelucci grida a Belpietro: «Ti ho dato fiducia in tutti questi anni. L’ho persa completamente».


Il Corriere della sera – 19 maggio 2016