TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


martedì 17 maggio 2016

Diavoli ed eremiti

    Bosch, Tentazioni di S. Antonio

Un libro racconta le esistenze leggendarie di santi e anacoreti vissuti tra il III e il IV secolo dopo Cristo nei deserti di Egitto, Palestina e Siria. Mangiano pochissimo, abitano in luoghi remoti o si chiudono in grotte, ma soprattutto combattono contro legioni di diavoli pronti a tentarli sotto invitanti sembianze femminili. Insomma come fa la nostra pubblicità.

Paolo Mauri

Diavoli ed eremiti. Le ultime tentazioni dei vecchi asceti

È possibile oggi condurre una vita da eremita? Ermanno Cavazzoni ha i suoi dubbi: «Un eremita non saprebbe più dove andare; non ci sono più luoghi senza proprietario e senza Stato che li controlli; un eremita oggi sarebbe soggetto al fisco». Per questo Cavazzoni ha scelto di narrare le vite degli eremiti del deserto vissuti tra il terzo e il quinto secolo dopo Cristo in paesi come la Siria, la Palestina e l’Egitto, oggi d’attualità per ben altri motivi.

Ma è davvero impossibile condurre una vita da eremita? Basta già rifiutare la parola d’ordine: sempre connessi, per guadagnarsi una certa inaccessibilità e senza dover finire sopra una colonna come facevano certi eremiti di una volta detti per questo stiliti. Più che i religiosi, oggi in declino, sono forse alcuni scrittori a ripararsi dal mondo. Salinger possiamo considerarlo un eremita moderno, ma lo erano già Proust e Kafka, poco favorevoli ai contatti umani, e più di Salinger forse lo è Pynchon. Guido Ceronetti è un eremita? E Gianni Celati? E l’enigmatica Ferrante? Può un eremita guardare la tv? Se il deserto (o l’isola) era l’altrove di una volta, oggi l’eremita deve scegliere un altro modo per coltivare la solitudine.

Cavazzoni racconta i suoi eremiti, con la lingua di oggi e senza pathos spirituale (li tratta come una curiosa categoria di impiegati) e questo crea un effetto di straniamento che rende cautamente comici i personaggi, che vediamo muoversi come in un film muto: in effetti gli eremiti parlano pochissimo.

    Cezanne, Tentazioni di S. Antonio

La prima cosa che colpisce nelle loro abitudini è la dieta: molti non mangiano quasi mai e qualcuno solo qualche volta. Antonio, un ingordo, «mangiava una volta al giorno, dopo il tramonto; ma anche ogni due o quattro giorni, pane e sale, e beveva acqua». Ilarione si era prima nutrito con due etti di lenticchie, poi era andato avanti con pane e sale. Macario di Alessandria aveva sentito dire che qualcuno per tutta la Quaresima non mangiava roba cotta e lui non ne mangiò per sette anni.

Normalmente gli eremiti abitavano in luoghi remoti e spesso si chiudevano in grotte o in cellette. Ma poteva capitare, come capitò ad Elia, un asceta, di prendersi a cuore il destino delle ragazze vergini. Ne raccolse trecento in un monastero, ma poi dovette scappare nel deserto per non soggiacere ai tormenti della carne.

Capitava anche che asceti ed eremiti fossero piuttosto numerosi: in Egitto, sul monte Ferme, abitavano cinquecento asceti e tra di loro ce ne era uno di nome Paolo che recitava trecento preghiere al giorno, dopo aver raccolto altrettanti sassi che buttava dopo ogni preghiera. Insomma c’era una certa concorrenza. Elpidio di Cappadocia si era rifugiato in una grotta presso Gerico: vi era rimasto venticinque anni, mangiando qualcosa solo il sabato e la domenica e restando la notte in piedi per cantare. Molti vollero imitarlo, così tanti che la montagna sembrava una città.

Qualcuno si chiudeva in una scomodissima gabbia, qualcun altro in una fossa, ma il massimo doveva essere lo starsene appollaiato su una colonna. Simeone, che non trovava pace, si rifugiò su una colonna via via più alta, sicché alla fine stava su una colonna di diciotto metri, mentre la gente sotto di lui era una marea infinita.

    Corinth, Tentazioni di S.Antonio

Nonostante tutte le privazioni,eremiti ed asceti dovevano combattere contro legioni di demoni pronti a tentarli. Pacone fu visitato ogni notte dal demonio. Pensò che era meglio morire piuttosto che cedere alla carnalità ed entrò nella tana di una belva, sicuro che lo avrebbe divorato. Invece niente… Tornato alla sua cella, il demonio lo tenta prendendo le sembianze di una giovinetta etiope. Valente si trovò davanti il demonio che aveva preso la forma di Gesù Cristo. Per curarlo dovettero tenerlo legato con catene per un anno. Il santo Macario fu assalito da 70 demoni in una volta… Che fine avranno fatto questi poveri diavoli, specializzati nel tentare gli eremiti? Oggi nessuno ne parla più.

Con Gli eremiti del deserto (Quodlibet), Cavazzoni aggiunge un bel capitolo alla sua indagine sui paradossi che ci capita di incontrare, magari anche solo in letteratura. Giganti, lunatici, idioti e animali fantastici sono lì a testimoniare che l’ortodossia non ha confini così certi e spesso il dritto e il rovescio si scambiano le parti.

Repubblica Cult 15.5.16



Ermanno Cavazzoni
Gli eremiti del deserto
Quodlibet
euro 14