TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 12 maggio 2016

Carlo Magno, ultimo imperatore romano o padre dell'Europa?



In un'intervista concessa poco prima di morire, Jacques Le Goff contesta la tesi di Carlo Magno padre dell'Europa moderna. Una tesi molto ideologica, già usata dai nazisti (che chiamarono Carlo Magno la divisione francese delle Waffen SS) e oggi ripresa (più o meno con gli stessi argomenti) dai sostenitori delle radici cristiane del continente.


Fabio Gambaro

L’ultimo imperatore


Milleduecento anni fa, il 28 gennaio 814, moriva ad Aquisgrana Carlo Magno, il re dei Franchi che la notte di Natale dell’anno 800, a Roma, nella Basilica di San Pietro, fu incoronato da Papa Leone III imperatore del Sacro romano impero. Colui che sconfisse i Sassoni e gli Avari, e che nel 774 divenne re anche dei Longobardi, fu uno dei massimi protagonisti dell’Alto medioevo, nella cui azione si è spesso voluto vedere uno dei padri dell’Europa. Come scrisse lo storico Lucien Febvre, «l’impero di Carlo Magno ha dato forma per la prima volta a ciò che noi chiamiamo Europa». Un giudizio con cui però non concorda Jacques Le Goff, per il quale il re dei Franchi, «se è vero che unificò sul piano militare e amministrativo una vasta parte del nostro continente», in realtà «non aveva alcuna coscienza dell’Europa». Lo studioso francese ce ne parla nella sua casa parigina ingombra di libri, cercando di distinguere la leggenda che circonda il personaggio dalla concreta realtà dei fatti storici.

«Nel IX secolo, l’idea d’Europa non esisteva. Avrebbe preso corpo solo molto più tardi», spiega Le Goff che, per festeggiare i novant’anni appena compiuti, manda in libreria un nuovo saggio, Faut-il vraiment découper l’histoire en tranches? (Seuil, pagg. 208, euro 18). «Facendosi incoronare dal Papa, Carlo Magno non guardava all’avvenire, ma al passato. Il suo modello era l’Impero romano. Più che creare una civiltà futura, voleva far rinascere l’antica civiltà romana, rianimandola grazie al cristianesimo. Naturalmente, resta un grandissimo personaggio storico. Ebbe grandi progetti che in parte riuscì a realizzare,contribuendo a fondere i latini e i germani, la tradizione romana con quella barbara. Da questo punto di vista, fu indubbiamente uno dei fondatori della civiltà medievale, sebbene fosse un guerriero violento e sanguinario come prova lo sterminio dei Sassoni. Fu dunque un protagonista dell’Alto medioevo, ma non un padre dell’Europa».



Eppure la nascita del Sacro romano impero viene vista come un primo abbozzo dell’Europa attuale...
«Lo ripeto. Carlo Magno non perseguiva alcuna idea d’Europa. Pensava all’impero romano. L’ideale europeo nascerà molto più tardi. Ad esempio nel XV secolo,Papa Pio II scrive in latino il trattato De Europa, nelle cui pagine l’Europa s’impone come un’idea presente e un avvenire auspicabile».

Per lei, quali sono gli aspetti significativi dell’azione di Carlo Magno?
«Personalmente, considero capitale una questione che di solito è lasciata in secondo piano dagli storici. Prima di diventare imperatore, in occasione del Concilio di Nicea, egli difese e praticamente impose al cristianesimo l’uso delle immagini, contrapponendosi agli iconoclasti che in quel periodo dominavano l’impero bizantino. Spingendo il cristianesimo ad autorizzare la creazione e la diffusione delle immagini, compresa quelle di dio, Carlo Magno ha dato alla cristianità, vale a dire all’epoca all’Europa, un mezzo d’espressione di grandissimo valore. La storia dell’arte europea gli deve molto».

Sul piano della cultura, si parla di rinascimento carolingio. È corretto?
«Tutto il Medioevo europeo è scandito da una serie di rinascimenti, che nascono sempre nella memoria dell’impero romano. Tra questi vi è anche il rinascimento carolingio, che ha fatto appello a tutte le forze culturali presenti nel Sacro romano impero. Carlo Magno ha riunito attorno a sé molti grandi intellettuali dell’epoca dalle più diverse provenienze: irlandesi, franchi, germani, spagnoli, ecc. In questo ambito, pur senza averne la coscienza né la volontà, si è mosso in una prospettiva europea. Proprio la volontà di dare impulso alla cultura fa di lui una delle figure centrali dell’epoca medievale. Attorno a questo dato storico indiscutibile sono però poi nate molte leggende».

    Aquisgrana. Reliquiario di Carlo Magno

Ad esempio?
«Gli si è attribuito un ruolo importante nella promozione delle scuole e lo si è quasi trasformato in una specie di Jules Ferry del IX secolo. In realtà, la sua azione ha interessato solo un gruppo sociale minoritario, dato che si è limitata a favorire la creazione di scuole per i figli dei nobili. Voleva dare impulso a un’aristocrazia competente destinata all’amministrazione dell’impero. Proprio questo impegno sul piano amministrativo è un aspetto molto importante della sua opera. A questo proposito, si parla spesso degli inviati nelle diverse zone dell’impero, i missi dominici, che però sono solo un dettaglio all’interno di un’azione amministrativa molto più vasta, che si è manifestata tra l’altro con la promulgazione di testi importantissimi come i capitolari».

Si sottolinea spesso l’impegno di Carlo Magno per la diffusione dell’insegnamento delle arti liberali del trivio (grammatica, retorica e dialettica) e del quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia e musica). Anche questa è una leggenda?
«Direi di sì, perché il sistema delle arti liberali, che poi favorirà la nascita delle università alla fine del XII secolo, in realtà esisteva molto prima del suo regno. Il trivio e il quadrivio erano presenti nelle scuole monastiche fin dai tempi di San Benedetto, nel VI secolo. Certo, Carlo Magno ha contribuito alla diffusione di tali insegnamenti, ma nulla di più. Non ne è certo l’iniziatore. È invece importante segnalare l’eredità lasciata nell’ambito della scrittura, grazie alla minuscola carolina utilizzata dagli eruditi in tutti gli stati del Sacro romano impero. Anche in questo caso, l’invenzione non si deve a lui, ma l’adozione e la diffusione di tale scrittura di cancelleria è un elemento significativo della sua politica intellettuale e della volontà di unificazione».

La sua azione è stata importante per il consolidamento della cristianità?
«Ancora una volta siamo sul terreno del mito, perché la forza e l’influenza del cristianesimo erano già assicurate prima del suo regno. Se il cristianesimo ha continuato a esistere dopo di lui, non dipende certo dalla sua azione. Forse si può interpretare la vittoria sui Longobardi come un contributo alla difesa della cristianità, a me però sembra piuttosto una ripresa della politica di conquista dell’antichità romana. È vero che all’epoca delle crociate Carlo Magno viene considerato un eroe della cristianità. In realtà, però, non è mai stato un crociato, anche se così viene presentato nella Chanson de Roland. Mentre per quanto riguarda le relazioni con il mondo orientale, ha semplicemente cercato di affermare la propria autorità attraverso alcuni scambi simbolici con i grandi di quella parte del mondo, vale a dire l’imperatrice Irene a Costantinopoli e il califfo Harun al Rashid»

Intorno a Carlo Magno circolano dunque molte tenaci leggende, forse anche di più rispetto ad altri protagonisti della storia medievale. Come si spiega questo destino postumo?
«Il personaggio, che non era certo banale, è stato quasi subito trasformato in un personaggio eccezionale, soprattutto grazie ai poemi epici che molto hanno contribuito alla nascita del suo mito. Più di recente, l’elaborazione della leggenda di Carlo Magno ha conosciuto un altro momento importante dopo la Seconda guerra mondiale, quando, con il trattato di Roma del 1957, ha iniziato a formarsi la comunità europea. I dirigenti di questa Europa che desiderava l’unificazione – Schuman, Adenauer e De Gasperi – erano democristiani e quindi hanno scelto come patrono della nascente Europa proprio Carlo Magno, che per loro era il simbolo della difesa di un continente cristiano. E in questo modo hanno contribuito a rafforzare il mito».

La Repubblica – 27 gennaio 2014