TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


domenica 22 maggio 2016

Epoca vittoriana e scrittura femminile



Storia di una donna libera nell'Inghilterra vittoriana. Di lei la frase: "Non è mai troppo tardi per essere ciò che volevi essere".


Claudia Galimberti

Epoca vittoriana e rivoluzione industriale


Nell'Inghilterra Vittoriana della rivoluzione industriale, quando i mestieri delle donne e degli uomini si erano differenziati e moltiplicati portando però ricchezza solo a pochi e miseria a tanti, la letteratura fioriva e vantava grandi nomi di romanzieri. Tra questi uno dei più noti e letti era George Eliot, autore, tra il 1858 e il 1880, di libri molto popolari. Peccato che George fosse in realtà una Giorgia, meglio fosse Mary Ann (o Marian) Evans, nata ad Arbury nel 1819 e morta nel 1880.

Perché mai Mary Ann usò uno pseudonimo? Perché in un ambiente intellettuale vivace come quello inglese, una donna scrive sotto uno pseudonimo maschile mentre altre sue contemporanee (Charlotte ed Emily Bronte?, Jane Austen, così come Harriet Beecher-Stowes) si firmano con il loro nome? Lei disse che lo fece perché voleva esser presa sul serio, ma forse fu solo una piccola mania.

    Mary Ann Evans

Eppure quando si seppe che George Eliot era una donna non calò certo il numero dei suoi lettori: ci furono polemiche e sorprese, ma i suoi lettori rimasero e si moltiplicarono. Anche quando convisse per decenni, senza sposarsi, con un uomo sposato, George Henry Lewes e poi, due anni dopo la sua morte, si sposò con un uomo di venti anni più giovane, John Cross. Era anticonformista Mary Ann, lontana dall'ipocrisia, antesignana di quel diritto delle donne, anche affettivo, a vivere la propria vita sentimentale.

Per Mary Ann la vita non poteva essere solo ciò che le appariva. Valeva sempre la pena di indagare, scrivere, e infine lottare. Anche a costo di non avere una famiglia regolare. La sua vita, la respirerà tutta d'un fiato, con intelligenza e passione. Avrà più coraggio dell'eroina di Middlemarch, Dorothea, che per conformismo non cede all'amore per il giovane Will Ladislaw e solo alla fine del romanzo, ormai vedova, trova il coraggio di sposarlo contro il parere dei benpensanti. Negli anni in cui John Stuart Mill, con l'"Asservimento delle donne", pubblicato nel 1869, poneva con forza la questione femminile, Mary Ann aveva già acquistato la fama di donna libera e indipendente dall'osservanza dei valori dell'epoca.



"Middlemarch, studi di vita provinciale", pubblicato tra il 1871 e il 1872, racchiude la trama dei grandi romanzi dell'800: famiglie che intrecciano i loro destini sullo sfondo di cambiamenti sociali. Povertà e ricchezza distribuite in maniera ingiusta; educazione e amore per la cultura, si intrecciano con le meschinità di altri personaggi. Il bene di tutti di cui parla Dorothea è lontano dalla mente di chi ha il potere di provare a crearlo.

L'uomo vittoriano ne esce turbato da incertezze e inquietudini, lontano dai bozzetti che lo rappresentano come capace imprenditore, solido intellettuale o eroico soldato. Convinto che le donne non possono comprendere l'economia, depositario delle sue verità, sembra identificarsi nel Crystal Palace, quel palazzo di vetro che nell'esposizione universale del 1851 racchiudeva tutte le meraviglie dell'Impero Britannico, tutte tranne una, il nuovo modello di donna che l'epoca vittoriana stava producendo.


il Sole24Ore – 8 giugno 2014