TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


venerdì 13 maggio 2016

I Quaderni del Partito d'Azione



Ristampati i 20 quaderni pubblicati dal Partito d'Azione fra il 1944 e il 1946. Per la prima volta resa disponibile agli studiosi (e non solo) una documentazione fondamentale su di un partito tanto citato quanto poco conosciuto.

Massimo Teodori

I quaderni del Partito d'Azione


Negli scritti tra il 43 e il 46 un pensiero democratico e riformatore che avrebbe lasciato segni incisivi nella politica dei decenni successivi ma anche forzature sulla sua reale identità.
Si è molto discusso della persistenza nella Repubblica dello spirito del Partito d’Azione, la forza politica antifascista nata nel 1942 e dissoltasi nel 1947, più di quanto si sia analizzato lo specifico ruolo degli azionisti nella lotta partigiana. Il partito, che ha avuto il merito di non lasciare l’eredità della Resistenza al monopolio del Partito comunista, è stato visto come il punto di partenza di tendenze permanenti che hanno poco o nulla a che fare con la storia di quella stagione. Il PdA è stato considerato dalla storiografia progressista come la matrice di un fumoso azionismo, “fiume carsico” della storia d’Italia; e dalla pubblicistica tradizionalista come l’origine di tutti i giacobinismi degli ultimi sessant’anni.

A noi tuttavia pare che non si possano ricondurre alla forza politica della Resistenza le vicende individuali che si sono sviluppate dopo gli anni ’40 del Novecento in quanto la vicenda del Partito non oltrepassa la Costituente. Da allora si è sviluppata la diaspora degli ex-azionisti che sono divenuti protagonisti, talvolta di primo piano, di tante storie individuali quante sono state le appartenenze alle diverse sigle partitiche come per Riccardo Lombardi nel Partito socialista, per Ugo La Malfa e Oronzo Reale nel Partito repubblicano, per Emilio Lussu e Vittorio Foa tra i socialisti di sinistra, per Ernesto Rossi, Leo Valiani e Mario Paggi nel Partito radicale, e per Aldo Garosci nella socialdemocrazia.



Con i due volumi contenenti la ristampa dei 20 Quaderni del Partito d’Azione pubblicati tra il giugno 1944 e il marzo 1946 si rende oggi disponibile una documentazione difficilmente reperibile che ridimensiona le interpretazioni sia degli adulatori che dei denigratori dell’azionismo. Gli scritti, datati tra il 1943 e il 1946, confermano l’eterogeneità del partito che allora, tra Resistenza e Repubblica, svolse un ruolo cruciale.

Nel PdA si confrontarono diverse tesi politiche e ideologiche: la massimalista di Lussu e la socialista di Federico Comandini, la democratica di Riccardo Bauer e Manlio Rossi Doria, la liberaldemocratica amendoliana di La Malfa, la liberalsocialista di Guido Calogero e Aldo Capitini, e la socialista liberale rosselliana di Garosci. Non per niente gli azionisti delle correnti che hanno lasciato il segno anche nei manifesti programmatici – tra cui i “Sette punti” del gennaio 1943”, e i “Sedici punti” del post-8 settembre – presero strade divergenti dopo la dissoluzione del Partito.

Gli azionisti erano stati i primi a impostare la questione della Repubblica pur non ponendo ostacoli alla collaborazione con la Monarchia come i repubblicani di Pacciardi. Avevano assicurato con “Giustizia e Libertà” un contributo militare e di sangue alla lotta partigiana, ed avevano svolto fino al 1945 nei Comitati di liberazione al Centro e in Alta Italia una funzione alternativa al realismo comunista di ispirazione sovietica.

Contribuirono notevolmente anche al dibattito programmatico del tempo come è testimoniato nel volume dei Documenti tematici dagli scritti di Arturo Carlo Jemolo sul decentramento amministrativo, di Franco Momigliano sull’organizzazione del lavoro, di Guido Dorso sulla questione meridionale, di Adolfo Omodeo sulle forze armate e di Maria Comandini Calogero sui diritti delle donne.

Quando però si continua oggi a discutere dell’azionismo lunga coda del Partito d’Azione, fioriscono le più svariate interpretazioni anche di sapore leggendario. I torinesi sostengono un filo rosso con Gobetti che non si rintraccia in alcun documento politico e programmatico del tempo: se mai nel pantheon azionista devono far parte Turati, Matteotti, Amendola e, naturalmente, Rosselli.



Altri epigoni tentano di accreditare l’azionismo come matrice di una intoccabile Costituzione “più bella del mondo” mentre alla Costituente furono proprio gli azionisti Piero Calamandrei e Leo Valiani, memori di Weimar, a sostenere una forma di governo forte con la Repubblica presidenziale sulla scia delle Tesi del primo congresso nazionale del partito elaborate da Paggi, Calogero, Garosci e Achille Battaglia.

E non corrisponde neppure alla realtà storica la visione dell’azionismo quale punto di partenza della sinistra con venature giacobin-giudiziarie. È vero che l’intransigenza e il rigore morale accomunò gli esponenti azionisti di allora, ma se una linea comune deve essere rintracciata nella varietà di orientamenti, non può riferirsi che al PdA come primo tentativo - perdente - di costituire in Italia una “terza forza” del ceto medio antagonista ai comunisti e ai moderati ispirata alla democrazia riformatrice che allora lasciava il segno in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Lo dicono i documenti ora pubblicati che dovrebbero mettere fine, come auspica Adolfo Battaglia nella prefazione all’opera, agli equivoci storiografici alimentati intorno all’azionismo.

Il Sole 24 Ore – 1 maggio 2016

AA.VV.
Tra Eresia e Santità
I Quaderni politici del Partito d’Azione. Il dibattito tra i leader , Vol. I
I Quaderni tematici del Partito d’Azione: decentramento, sindacato, Mezzogiorno, Forze Armate, questione femminile, Resistenza , Vol II

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