TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


domenica 29 maggio 2016

La costruzione dell'ideologia antisemita


Nascita e sviluppi della teoria del complotto giudaico dai Protocolli dei Savi di Sion a Hitler.  

Susanna Nirenstein

La costruzione dell' ideologia antisemita

Di Auschwitz si evita spesso di dare una spiegazione razionale, quasi fosse un delitto da indagare attraverso la criminologia, la psichiatria e non un mattatoio nato da un autentico progetto politico partorito dal ventre dell' Europa. E invece se pensiamo all' enormità della sua realizzazione è evidente quanto dietro la Shoah non possa che esserci stata una forte prospettiva teorica, un sistema ideologico complesso, anche se si fatica, si soffre a chiamare così l' odioso antisemitismo fiorito nell' Ottocento, maturato nel ' 900 nella sua contaminazione con altre culture antidemocratiche, e infine inverato nel totalitarismo.

«Una teoria rivoluzionaria che dispone di una propria Weltanschauung» e di una propria teoria economica mirate «a rovesciare la società borghese liberale» «in aperta concorrenza col socialismo e il marxismo», animata dallo stesso «attivismo antisistemico», la definisce, con un piglio eretico che può meravigliare, uno storico da sempre a sinistra, Francesco Germinario, studioso tra i più attenti delle ideologie e della destra nel XIX e XX secolo, in questo Antisemitismo. Un' ideologia del Novecento (Jaca Book, pagg. 247, euro 24). Dunque l' antisemitismo non come pregiudizio scomposto, invasivo e convulso, ma ideologia articolata e radicale che lascia alle spalle, anche se non ne rinnega gli stereotipi, l' antigiudaismo cattolico.



Navigando nella vasta bibliografia sull' argomento, da Toussenel a Drumont e Chirac, da Eckhart a Rosenberg e Hitler, Germinario parte dal riassumere i tre pilastri su cui si sono via via fondate tutte le declinazioni dell' antisemitismo: a) la convinzione che la storia umana sia attraversata da una cospirazione dell' ebraismo volta a conseguire il potere assoluto dell' umanità; b) la certezza che l' epoca borghese e liberale corrisponda all' ebreizzazione del mondo, alla presa del potere ebraica; c) infine la sicurezza che quella ebraica non sia una religione ma una razza con caratteristiche biologiche e culturali comuni.

L' idea di Germinario è quella che l' antisemitismo si sia chiesto sempre più, come le altre ideologie rivoluzionarie del momento, di rispondere con una grande narrazione che legasse passato e presente alle domande nate da una situazione storica angosciante, dove si erano stravolti regni, assetti, poteri, modi di produzione, tradizioni, si erano moltiplicati scontri sociali, povertà, guerre.

E la narrazione (di cui gli artefici cercano sempre di dimostrare le basi scientifiche per reggere il confronto con le altre strategie rivoluzionarie) è quella complottista, un aspetto che forse non è così forte nella prima fase, quella di Toussenel e Tridon, ma poi, specie con Drumont, inizia a definirsi saldando ed esaltando «le tematiche antisemite, specie quelle anticapitaliste, di provenienza socialista col cospirazionismo di provenienza cattolica»: è con i Protocolli dei Savi di Sion che si assiste al salto decisivo,è quie in quel che segue che si crea e si rafforza la teoria secondo cui la Storia non è fatta dagli uomini, ma tessuta dalle centrali occulte dell' ebraismo che nelle società borghesi e liberali nuotano come pesci nell' acqua facendo credere ai popoli di essere liberi ma in realtà dominando tutti con la finanza, e progettando un futuro di tirannide.



Una lettura della Storia che contesta "l' individuo" del liberalismo e le "classi" del socialismo e riesce a preconizzare un futuro di salvezza solo mettendo in campo le razze, da un lato quella ebraica, da battere, il cui "attivismo diabolico" era stato finora sottovalutato dall' umanità, dall' altro l' unica altra concreta, naturalisticamente radicata nelle nazioni europee, l' unica su cui si può fondare una politica, quella ariana.

Ed è proprio il matrimonio tra razzizzazione e cospirazionismo storico a cambiare l' ultima faccia dell' antisemitismo novecentesco perché declinare biologicamente il nemico voleva dire escludere con esso ogni compromesso, e l' unica via per disfarsene diventava lo sterminio. Germinario, dopo aver lungamente analizzato le metamorfosi dell' antisemitismo, si ferma al 1933. Peccato.

La repubblica – 3 marzo 2013