TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 5 maggio 2016

Talmud babilonese. Trattato Rosh haShanà

     La scuola talmudica dipinto di Samuel Hirszenberg (1895-1908)


In via di pubblicazione la traduzione italiana del Talmud babilonese, uno dei monumenti religiosi dell’Ebraismo. 13 volumi per 5422 pagine di testo tradotti da un team di cinquanta studiosi coordinati dal Miur e dal Cnr. Un impegno senza precedenti per un testo bellissimo.


Talmud babilonese - Trattato Rosh haShanà


Il trattato Rosh haShanà si apre con la descrizione e la discussione rabbinica sui diversi capodanni. Una parte significativa è dedicata al capodanno più importante, quello di fine estate-inizio autunno, che dà il titolo al testo.

La tradizione fa risalire la creazione del primo uomo al 1° del mese di Tishrì, il primo dei due giorni di Rosh haShanà. In esso si celebra la sovranità di Dio su tutto il creato e l’unità del genere umano che discende dal primo uomo. Secondo i Maestri, l’uomo fu creato il primo di Tishrì, mentre la creazione del mondo iniziò cinque giorni prima, il 25 del mese di Elul. Rosh haShanà ricorda quindi la creazione dell’uomo, un uomo la cui dignità e la cui immagine divina devono essere rispettate e difese, senza alcuna distinzione di popolo, di religione, di cultura, contro ogni violenza.

È paradigmatico che il giorno di Rosh haShanà si legga il brano della Torà sulla legatura (“sacrificio”) di Isacco. Insegnano i rabbini che Dio mise alla prova (nissà) Abramo perché il comportamento del patriarca potesse divenire una bandiera (nes) per tutti i popoli. Abramo ha avuto la forza di vincere la tentazione di adeguarsi ai costumi degli altri popoli: il patriarca – riconosciuto come tale anche da cristiani e musulmani – non ha ascoltato solo la voce che gli imponeva di sacrificare il suo unico figlio sull’altare, ma soprattutto quella che gli ordinava di non macchiarsi le mani con il suo sangue. Infatti lo shofàr (corno d’ariete) che si suona aRosh haShanà ricorda l’animale che fu sacrificato in sostituzione di Isacco.

Uno spazio significativo del trattato Rosh haShanà si occupa proprio del suono dello shofàr. La ricorrenza di Rosh haShanà è strettamente legata al suono dello shofàr e alla sua capacità di suscitare il ricordo. In questo precetto c’è una dimensione verticale uomo-Dio. L’uomo suonando lo shofàr chiama in causa il Creatore che a sua volta si ricorda di chi lo invoca. Dio viene descritto nel giorno di Rosh haShanà come “colui che ricorda tutte le cose dimenticate”. Lo shofàr deve suscitare nell’animo umano il ricordo della propria condizione di creatura. L’attenzione divina è chiamata come un figlio che cerca il padre, con un suono che non presenta parole, ma ricorda il pianto. La tradizione indica che lo shofàr, aiutando a penetrare nella parte più intima dell’anima, serve a “scuotere”, come dice il profeta Amos (3, 6), innestando un processo di teshuvà(pentimento-ritorno).

Rosh haShanà è anche definito il “Giorno del Giudizio”, perché l’ebreo lo celebra dedicandosi all’esame e alla riflessione sui comportamenti tenuti durante l’anno, invocando il perdono di Dio, il pentimento e il ritorno, lateshuvà.

Nella pagina 17b/1 è scritto: “Disse rabbi Yochanàn: Grande è l’efficacia della teshuvà che annulla la sentenza negativa sull’uomo". La teshuvà è un atto di coscienza, di consapevolezza, di disponibilità a prendere posizione e assumersi le proprie responsabilità per il futuro.

Teshuvà significa “ritorno” ma vuol dire anche “risposta”. Il passato non è modificabile, ma in compenso la teshuvà ci dà il potere di plasmare il futuro. Così come Dio ha il potere di “cominciare”, l’uomo con la teshuvà di Rosh haShanà ha il potere di “ricominciare”. Si tratta di un cambiamento qualitativo. I saggi danno una definizione della teshuvà sconvolgente e apparentemente paradossale: “Essa trasforma i peccati in buone azioni”. Lo scopo della teshuvà è secondo i mistici di far tornare l’anima alla sua radice, là dove era contenuta, nella spiritualità di Dio.

http://www.giuntina.it/



Ariela Piattelli

Cinquanta studiosi al lavoro: in libreria il primo volume


Per la prima volta il Talmud Babilonese, opera fondamentale della tradizione ebraica, viene tradotto in italiano. Il 5 aprile all’Accademia dei Lincei a Roma, il primo volume sarà consegnato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla presenza del Ministro Giannini e del Rabbino israeliano Adin Steinsaltz, che ha tradotto il Talmud in ebraico moderno. 

Dal 2011

Nel 2011 con la firma del protocollo d’intesa da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il MIUR, il CNR, e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, prendeva il via il «Progetto di Traduzione del Talmud Babilonese», di cui il Rabbino Shmuel Riccardo Di Segni e Clelia Piperno (Direttore del Progetto) sono stati gli ideatori e i motori. Ci sono voluti cinque anni per dare alla luce il primo trattato in italiano, perché si tratta di un lavoro molto complesso: attualmente il team di 50 studiosi sta traducendo 13 trattati in contemporanea, e la road map prevede la traduzione di 2 o 3 volumi all’anno.

Il Talmud consiste in 5422 pagine di insegnamenti dei Maestri, a partire da oltre 2000 anni fa. Il testo, suddiviso in ordini e trattati, è diventato la fonte del diritto ebraico, ma anche di scienza, esegesi e storia. Il primo volume in italiano (pubblicato da La Giuntina) contiene il trattato di Rosh HaShanà (Capodanno ebraico), ed è diviso in quattro capitoli. Ogni capitolo inizia con una Mishnà (Torà orale) alla quale segue la Ghemarà (commento). I temi centrali sono il calendario e il capodanno.

I capodanni

Nella tradizione ebraica ci sono quattro capodanni, e ognuno ha la sua funzione. Il trattato inizia con la descrizione e la discussione rabbinica sui capodanni, dedicando una parte significativa al più importante, quello di fine estate-autunnale, Rosh HaShanà. Il calendario ebraico si basa principalmente sul ciclo lunare: l’anno solare è più lungo di quello lunare, e per evitare lo sfasamento di alcune festività, come Pesach (la Pasqua ebraica, legata alla primavera) dopo alcuni anni si aggiunge un mese, Adar Rishon (Primo Adar). Anticamente il Sinedrio, l’autorità centrale di Gerusalemme, raccoglieva e verificava le testimonianze di coloro che avvistavano la luna, per determinare l’inizio del mese.

Dio sovrano

Il Capodanno cade nel calendario il primo del mese di Tishrì, giorno al quale la tradizione attribuisce la creazione dell’uomo. La ricorrenza celebra la sovranità di Dio sul creato, e l’unità del genere umano. Rosh HaShana è anche il Giorno del Giudizio, perché lo si celebra dedicandosi all’esame e alla riflessione sui comportamenti tenuti durante l’anno, pentendosi, invocando il perdono di Dio, e la Teshuvà (ritorno o risposta), atto di coscienza, di consapevolezza, volto a migliorare il futuro.

Così come Dio ha il potere di cominciare, l’uomo con la Teshuvà può ricominciare. Nel Talmud si legge «Disse rabbi Yochanan: Grande è l’efficacia della Teshuvà che annulla la sentenza negativa sull’uomo…».

Tra ricordo e futuro

Il trattato si concentra sul precetto principale di Rosh HaShanà, il suono dello Shofar (corno di ariete) e se ne discutono le caratteristiche e i dettagli. Il suono del corno, che ricorda il sacrificio di Isacco, ripercorre la storia dell’uomo, gli errori e le azioni meritevoli. Il suono non si rivolge soltanto al passato, ma serve anche per ricordare come deve essere il futuro. A rappresentare le due dimensioni sono il suono iniziale e quello finale: entrambi diretti, lineari e continui, senza inflessioni, che simboleggiano la perfezione dell’atto della creazione e della redenzione messianica. 

http://www.lastampa.it/