TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 16 giugno 2016

La Repubblica ha 70 anni e li dimostra tutti



In “Storia della Repubblica” Guido Crainz sintetizza quanto già esposto nei quattro volumi finora dedicati alle varie fasi della storia d'Italia dal dopoguerra a Berlusconi. Da questa veduta d'assieme emerge l'immagine di un paese in declino.

Giovanni De Luna

Crainz, una galoppata nei 70 anni della Repubblica

A destra c’è un elettorato travolto dal degenerare del sistema dei partiti, in crisi di fronte “all’intrecciarsi al suo interno di corruzione e indifferenza al bene comune, incapacità di governo e privilegi di casta”; a sinistra è accampato un PD “prigioniero di feudatari locali, soprattutto nel Mezzogiorno” e orfano di qualsiasi progetto che lasci intravedere “la bella politica” promessa da Renzi. I sindacati sono diventati “simulacri sbiaditi di quel che erano stati in passato…, privi di quella capacità di misurarsi con gli interessi generali che era stata la forza del sindacalismo italiano, incapaci di orientarsi nelle trasformazioni degli ultimi decenni”.

Queste sconfortate considerazioni segnano l’approdo finale della lunga galoppata che Guido Crainz ci propone attraverso tutti i settant’anni della nostra Repubblica (Storia della Repubblica. L’Italia dalla Liberazione a oggi, Donzelli, 2016). Un percorso tumultuoso e contraddittorio affrontato con la consapevolezza dello storico di razza, attingendo a un vastissimo repertorio di fonti, conducendoci per mano nelle trasformazioni profonde del nostro paese, restituendoci i tratti salienti della nostra storia politica più recente.

Nel libro oltre alla politica, ci sono anche i film, le canzoni, i romanzi , c’è insomma il vissuto degli italiani. E c’è un continuo rimbalzare dalla dimensione politico-istituzionale a quella dell’economia, della cultura, della società, mostrando quando fitte siano queste interrelazioni, di come sia pigramente consolatorio ogni tentativo di guardare al sistema politico e alla società civile come a due entità rigidamente separate.

Con coraggio Crainz spinge la sua ricostruzione storica fin ai giorni nostri, fino all’avvicendamento tra Berlusconi e Renzi. E su quest’ultimo ci offre il punto di vista dei testimoni del nostro tempo (i giornalisti in particolare). Pure sarebbe interessante misurare su Renzi l’efficacia interpretativa di categorie come quelle della “continuità” e della “rottura”: in questi settant’anni c’è stato qualcosa che somiglii a quanto oggi Renzi si propone, privilegiando in modo esclusivo l’azione di governo? Ed è proprio vero che il rottamatore si è liberato di tutte le ipoteche trasformistiche che hanno segnato il lungo periodo della nostra storia politica?

La Stampa – 28 febbraio 2016