TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


mercoledì 22 giugno 2016

Riscoprire la sapienza nascosta negli oroscopi



Banalizzata oggi come volgarissima ( e un pò ridicola) previsione del futuro, l'astrologia fu invece per secoli considerata scienza eccelsa, capace di collocare il percorso umano in un cosmo fatto di corrispondenze precise ed armonie. Così almeno credeva Goethe.


Marino Niola

Riscoprire la sapienza nascosta negli oroscopi


«Il sole si trovava nel segno della Vergine, Giove e Venere assistevano amichevolmente, Mercurio non era ostile, Saturno e Marte indifferenti. Solo la luna era contraria”. Così Goethe racconta la sua nascita, avvenuta a mezzogiorno del 28 agosto del 1749, attribuendo alle stelle le ragioni del suo carattere e del suo talento. La concretezza intellettuale, l’inclinazione all’autorevolezza e la propensione all’amore. Insomma tutti quei tratti che hanno fatto del divino Wolfgang il sole all’apogeo della cultura tedesca. Uno degli astri fulgenti dell’illuminismo credeva dunque agli oroscopi? Ebbene sì, ma non per sapere quel che gli sarebbe accaduto il giorno dopo. Ma per dare il giusto peso a quelle corrispondenze segrete che armonizzano il corso della vita. Il movimento dei corpi celesti e i moti dei corpi terrestri. Rotazioni e attrazioni, mozioni ed emozioni.

È questo in fondo il senso più antico e più autentico dell’astrologia. Che è la conoscenza dei pianeti e del loro influsso sulla vita. Vegetale, minerale e animale. Che si tratti delle maree che obbediscono al magnetismo lunare, o che si tratti dei nostri umori che certe volte ristagnano, altre ribollono come il mosto nei tini. Oggi sulle stelle pesa come un macigno l’anatema scagliato dall’incontentabile Theodor Wiesengrund Adorno, francofortese e per di più vergine, proprio come Goethe. Il più choosy dei filosofi, infatti, considerava la credenza negli oroscopi una superstizione capitalista. Ma, ancora prima della fatwa adorniana, le disavventure dello zodiaco cominciano in Francia con l’illuminismo e la sua fede assoluta nella ragione come unica dea, che fissa le nuove regole della scienza e della conoscenza. Sono Voltaire e gli enciclopedisti, come Diderot e D’Alembert a condannare senza appello il sapere astrologico, confinandolo di fatto nelle segrete oscure della ragione.



Ed è proprio quell’esclusione all’origine della banalizzazione attuale dell’astrologia come predizione del futuro, come dispensatrice di piccole profezie quotidiane. L’esatto opposto di quella che fu «una scienza immensa che ha regnato sulle più alte intelligenze», per dirla con Balzac. Sospesa tra conoscenza, arte e religione, l’astrologia era in realtà un passepartout in grado di fornire le chiavi segrete della realtà, di interpretare i ritmi e le rime che regolano l’unisono dell’universo. Insomma, tutto tranne che predire il futuro e oroscoparsi minuto per minuto.

La fortuna dell’astrologia era legata all’idea che la realtà ha più dimensioni nelle quali è compresa una quota di indeterminazione misteriosa, non interamente calcolabile o spiegabile. Una possibilità che una certa mitologia scientista, da non confondersi con la vera scienza, non è disposta ad ammettere. Ecco perché qualche anno fa, c’è stata un’autentica levata di scudi degli accademici francesi contro la tesi di dottorato di Elizabeth Teissier, celeberrima consulente astrologica del presidente François Mitterand, dedicata al ruolo di astri e astrologi nella società postmoderna.

L’idea che la sensualità degli scorpioni, la lealtà dei leoni e la testardaggine degli arieti fossero dibattute nell’aula magna dell’Università Descartes di Parigi ha terremotato l’intellighenzia d’Oltralpe. Per contrastare la mandria dei professori imbufaliti c’è voluta tutta l’autorità del sociologo Michel Maffesoli, relatore della tesi, e di Serge Moscovici, presidente della commissione giudicante. Nonché di un maître à penser come il compianto Jean Baudrillard. E pensare che la riflessione e la speculazione sono legate . Lo dicono parole come considerare, che deriva da cum e sidera e significa guardare l’insieme delle costellazioni. O come speculazione, filosofica o economica, che è legata alla specola ovvero l’osservatorio astronomico. In realtà credere ciecamente nell’influsso dei pianeti è una forma di dabbenaggine, escluderlo categoricamente è una superstizione di segno opposto. Un drago della logica come Tommaso d’Aquino diceva, « astra inclinant, non necessitant » , ovvero gli astri influenzano ma non obbligano. Tutto il resto dipende da noi.



La Repubblica – 5 giugno 2016