TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 28 luglio 2016

1936. La Spagna all’ombra di Hitler


80 anni fa iniziava la guerra civile spagnola, Franco vinse grazie all’aiuto determinante di Hitler. In cambio la Germania potè accedere alle ricche materie prime iberiche. Un libro di uno studioso argentino ricostruisce nei dettagli le articolazioni economico-finanziarie dell'intervento tedesco. Ne emerge di riflesso l'inconsistenza delle mire imperiali italiane. Un imperialismo straccione (per usare la sempre valida definizione di Lenin) capace solo di fornire ascari (nel caso in questione le camice nere spedite in Spagna)per le guerre altrui. In quest'ottica, va riconosciuto che alla prova della guerra mondiale Francisco Franco seppe giocarsela molto meglio di Mussolini, tanto da sopravvivere al crollo dei fascismi e reggere indisturbato fino agli anni '70.


Valerio Castronovo

Spagna all’ombra di Hitler



Senza l’aiuto militare assicuratogli soprattutto dalla Germania, Franco non avrebbe avuto la meglio nella guerra civile spagnola. Ma, senza l’apporto di alcune risorse attinte dalla penisola iberica, il regime nazista non sarebbe stato in grado di completare il suo riarmo alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Furono dunque non solo moventi politici e ideologici ma anche economici a determinare l’intervento del Terzo Reich a sostegno della sedizione franchista. E fu in particolare il finanziere Hjalmar Schacht, presidente della Reischsbank e ministro dell’Economia, a mettere a punto la strategia che fece della Spagna, nella seconda metà degli anni ’30, una sorta di “impero ombra” di Hitler: ossia, un “impero informale” sotto l’egemonia tedesca. Ciò che consentì alla Germania nazista di avvalersi di una consistente messe di materie prime per la propria industria pesante.

È quanto risulta da un’indagine dello storico argentino Pierpaolo Barbieri, suffragata da una vasta documentazione che, se da un lato, getta nuova luce sui progetti nazisti nei riguardi della Spagna, dall’altro fornisce anche ulteriori elementi di giudizio sulla concomitante politica dell’Italia fascista in terra iberica.



Governatore della banca centrale tedesca dal 1933 (dopo esserlo già stato per sette anni, dal 1923 al
1930), Schacht aveva riportato in auge a Berlino la tradizione neo-mercantilista tedesca, in quanto incentrata sul perseguimento dei propri particolari interessi nazionali. A suo avviso, e tanto più dopo la Grande crisi del ’29, non restava perciò che attuare una politica economica unilateralista e aggressiva in modo coerente se si voleva che risultasse altrettanto efficace che pervasiva. E ciò comportava una concezione della potenza che non richiedeva un “controllo formale”, il dominio coloniale di un determinato territorio, bensì degli accordi commerciali bilaterali ben congegnati, all’insegna di una Weltpolitik, che servissero a conseguire un accesso diretto a importanti risorse naturali.

In pratica Schacht, chiamato dal 1934 a capo del ministero dell’Economia perché gestisse l’enorme debito pubblico tedesco e affrancasse la Germania dalla preminenza economica della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, s’impegnò a orientare i traffici commerciali tedeschi verso Paesi meno sviluppati dove fosse possibile condizionare a proprio vantaggio i rapporti di scambio. Con quest’ottica egli agì pertanto nel caso della Spagna in modo che l’intervento nazista a favore dei franchisti si risolvesse anche in funzione del potenziamento dell’industria tedesca, che aveva bisogno di carbone, minerali e altre materie prime strategiche.

Senonché, proprio quando la Germania giunse ad acquisire in Spagna anche la proprietà di alcune imprese estrattive e di altre attività, Göring e Himmler, che impersonavano gli orientamenti precipui del regime nazista, decretarono sul finire del 1937 l’allontanamento di Schacht (e, insieme a lui, di altri personaggi di spicco di matrice nazional-conservatrice). Hitler e i suoi più stretti sodali erano infatti fautori di un modello radicalmente diverso, come quello del Lebensraum, dello “spazio vitale”. Da allora avrebbero perciò sostenuto l’esigenza per la Germania di conquistare un vero e proprio “impero formale”, localizzato a Est, in base non solo a finalità esplicitamente predatorie ma anche a concetti pseudoscientifici di ordine razziale.



A ogni modo, il piano ideato da Schacht continuò in Spagna ad agire in misura rilevante agli effetti della preparazione bellica della Germania. Invece, nel caso dell’Italia, malgrado Mussolini avesse investito assai più di Hitler in fatto di mezzi e uomini a supporto del “Generalissimo”, i conti non tornarono come ci si aspettava a Roma. A questo riguardo, oltre ai dati riportati da Barbieri, mi si perdonerà se faccio riferimento a un mio saggio (pubblicato nel 1983 da Einaudi e più volte ristampato) sulle vicende della Banca Nazionale del Lavoro, che sovrintese alle iniziative economiche italiane intraprese dopo il 1936 tanto in Africa orientale che in Spagna. Di fatto, sia perché l’Iri s’imbatté nell’agguerrita concorrenza tedesca nel settore minerario e siderurgico, sia perché il governo franchista seguitò a tardare il rimborso di vari prestiti, il bilancio risultò alla fine per lo più deludente.

D’altronde, va detto che Madrid badò fin dal 1941 a sganciare progressivamente la Spagna dalla sfera economica tedesca nonché da quella italiana, per poi prestare orecchio, dietro le quinte, ad alcune proposte d’affari di Londra.

Il Sole 24 Ore – 13 marzo 2016

Pierpaolo Barbieri
L’impero ombra di Hitler
Mondadori
32,00