TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


domenica 31 luglio 2016

I sommersi e i salvati dell'influenza Spagnola



Oggi si parla molto di Ebola, ma nel 1918 una malattia infettiva, la spagnola, fece più vittime della prima guerra mondiale.

Massimiliano Bucchi

I sommersi e i salvati dell'influenza Spagnola

«Una strana forma di malattia a carattere epidemico è comparsa a Madrid (…) l'epidemia è di carattere benigno, non risultando casi mortali ». Con queste poche righe, nel febbraio 1918, l'Agenzia di stampa spagnola Fabra segnala l'arrivo di quella che è considerata la più grave pandemia nella storia dell'umanità. Oltre cinquecento milioni di infettati, tra i cinquanta e i cento milioni di vittime stimati in tutto il mondo; diciassette milioni solo in India, dove falcidia il 5 per cento della popolazione; tra i 350 mila e i 600 mila in Italia. Cifre che fanno impallidire la peste nera del Trecento e perfino il tragico bilancio della Prima guerra mondiale.

La chiamano "Spagnola" per uno di quei fraintendimenti che spesso caratterizzano la storia delle malattie infettive, minacce la cui origine spesso i popoli proiettano al di là dei propri confini. Nella Spagna rimasta neutrale durante il conflitto mondiale la stampa non è censurata, da lì arrivano le prime notizie e da lì quindi si pensa che arrivi il contagio.

Il virus viene, in realtà, dagli Stati Uniti – i primi casi si manifestano in un centro di addestramento militare del Kansas – e arriva in Europa con i soldati. Riccardo Chiaberge non racconta la storia della malattia, ma la usa come chiave di lettura per rileggere alcune biografie di protagonisti del Novecento, personaggi "sommersi e salvati" della Spagnola, la cui sopravvivenza o scomparsa a causa della letale influenza avrebbe potuto cambiare la storia.

Al terribile virus sopravvissero, infatti, ben due Presidenti degli Stati Uniti: Woodrow Wilson e il suo futuro successore Franklin Delano Roosevelt. Il primo si ammalò durante la conferenza di pace di Parigi, e l'autore si interroga da un lato su quale peso possa aver avuto lo stato di salute di Wilson sull'accettazione di accordi così punitivi contro la Germania, da un lato sull'importanza della sua guarigione per la nascita della Società delle Nazioni.

Dalla Spagnola furono colpite anche figure centrali della letteratura, dell'arte e dello spettacolo: poeti come Guillaume Apollinaire ed Edmond Rostand, che a Parigi caddero vittime dell'influenza ad un mese di distanza l'uno dall'altro; artisti come Egon Schiele e Edvard Munch (solo il secondo sopravvisse, firmando nel 1919 un memorabile Autoritratto dopo la febbre spagnola). Si salvò invece la "regina del muto di Hollywood" Mary Pickford.

E si salvò il giovanissimo Walt Disney, bloccato a letto dalla Spagnola mentre smaniava per andare al fronte. Così, in un bizzarro disegno circolare della storia, non distante da quel Kansas dove il virus aveva colpito la prima volta, Disney scampò alla guerra e a una pandemia che rischiarono probabilmente di annoverare tra le proprie vittime illustri anche Topolino e Paperino.

La repubblica – 17 luglio 2016


Riccardo Chiaberge
1918 la grande epidemia
UTET
Euro 16