TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


martedì 5 luglio 2016

Rivoltosi e cristiani Il caso dei Bagaudi


Martiri o briganti? Una guerriglia cristiana sulle Alpi nel Terzo secolo d.C.

Marco Rizzi

Rivoltosi e cristiani Il caso dei Bagaudi


Negli ultimi decenni, il rapporto tra violenza e religione, il cristianesimo in particolare, è stato oggetto di molte indagini. Un caso del tutto peculiare in materia è quello illustrato da Alberto D’Incà nel volume Martiri e briganti (Il pozzo di Giacobbe, pp. 142, e 16).

Nella Gallia del III secolo, un gruppo di contadini diede vita ad un movimento di rivolta contro i grandi proprietari terrieri, destinato a protrarsi con alterne fortune per un paio di secoli. Le fonti coeve non ne segnalano alcuna dimensione religiosa. Invece, testi cristiani redatti in seguito sino all’Alto Medioevo trasformano questi briganti, chiamati «Bagaudi», in un gruppo di cristiani giustiziati nel corso delle antiche persecuzioni, promuovendone un culto specifico.

Formatosi alla scuola milanese di Remo Cacitti, D’Incà esplora il modo in cui la riflessione teologica sul martirio cristiano si è intrecciata con le tensioni tra proprietari e contadini, che continuarono a caratterizzare l’Occidente anche dopo la sua cristianizzazione. I Bagaudi divennero così gli eroi cristiani di una classe subalterna, in un sottile gioco di specchi con la cultura cristiana dei ceti dominanti, entro cui anche la violenza può venire ripensata.


Il Corriere della sera - 13 giugno 2016