TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 18 agosto 2016

Holodomor. Lo sterminio per fame dei contadini in Ucraina



Esistono olocausti sconosciuti come quello del popolo ucraino del 1932-33 quando il regime stalinista usò la fame per vincere le resistenze di un mondo contadino che rifiutava la collettivizzazione forzata che era prima di tutto russificazione forzata, distruzione della cultura popolare ucraina. Un libro ricostruisce quella tragedia costata da 7 a 10 milioni di vite.


Marco Ghione*

Il Principe Giallo

Soccombevano a milioni, sotto lo sguardo indifferente dei capetti!


Esiste nella memoria del popolo ucraino una traccia terribile eppure confusa, a causa dei decenni di oblio e menzogne che hanno rischiato di vanificarla. Questo prezioso sedimento di ricordi ci rimanda ad una delle pagine più atroci della storia novecentesca. Holomodor, o morte per fame, è una voragine che si apre nell’Ucraina degli anni Trenta e ne ridisegna con violenza la storia. In questo periodo infatti il governo sovietico decide consapevolmente l’eliminazione fisica del mondo rurale ucraino, ostile alla diffusione delle cooperative di stato, i kolchoz, ed al progetto di collettivizzazione forzata della società. Uno dei primi bersagli della repressione è la classe intellettuale del paese. Si calcola infatti che circa l’ottanta per cento dei giornalisti, degli scrittori, degli accademici e degli editori ucraini viene sacrificato nei campi di lavoro.

Lo sterminio scientifico della popolazione ucraina si compie nel biennio 1932-1933. Il programma che intende cancellare l’identità rurale, restia a piegarsi al volere del regime, è lucido e spietato. L’occasione per mettere in atto il piano viene fornita da una stagione di eccezionale siccità, che aveva fiaccato i raccolti. Il governo decide di cogliere l’onda della crisi per passare all’attacco, dando il via al sequestro di massa di ogni risorsa alimentare. Per portare a compimento Holodomor vengono impiegate senza risparmio, come in una guerra aperta, le risorse dell’esercito e della burocrazia. L’Ucraina è isolata, e gli approvvigionamenti di cibo e bestiame dall’esterno impediti.



Ovunque si installano posti di blocco, dappertutto si organizzano spedizioni nelle fattorie per strappare ogni prodotto della terra. Lo stato sovietico requisisce ai fattori ogni sorta di alimento, fino al più piccolo chicco di grano, condannando intere famiglie prima alla miseria e in seguito alla lunga agonia di una morte d’inedia. Ogni eventuale rivolta è sedata sul nascere: chiunque tenti di rientrare in possesso del cibo sottratto, spesso lasciato a marcire, viene fucilato all’istante.

L’autore, il due volte candidato al Nobel Vasyl’ Barka, testimone diretto degli eventi, ci racconta questa tragedia collettiva attraverso gli occhi di una famiglia composta da sei membri, i genitori, la nonna, ed i tre figli, dei quali sopravvive solo l’ultimogenito Andrij. Una prova così dura aveva del resto costretto una larga fascia del popolo ucraino a una sopravvivenza disperata, dove il pane veniva impastato con materie di scarto e gli episodi di cannibalismo erano una realtà frequente.

Il Principe giallo è la descrizione di questa odissea ai margini dell’esistenza. Lo stile terso e asciutto di Barka ci accompagna nei tragitti disperati alla ricerca di grano e ci espone in dettaglio i soprusi della GPU, la spietata polizia segreta sovietica.

Lo sfondo è lo sterminio di massa, dove i sopravvissuti, piegati a volte dallo spirito di sopravvivenza a compromessi terribili, dimostrano ancora di conservare sentimenti umani, in netto contrasto con i loro aguzzini. I protagonisti del libro rivelano infatti una natura intima profonda, che subisce le disgrazie della carestia ma lascia sempre spazio, anche nelle avversità, ad una fede nel creato dai contorni poetici.



Sul piano degli ambienti invece il romanzo assume pur nel suo realismo il carattere di una fiaba nera, che ripercorre la pianificazione di un deserto: i villaggi spopolati ed i campi ormai inservibili lasciano il posto alla gramigna, e alla presenza trionfale e assurda della bandiera rossa.

E’ d’altra parte proprio la convinzione nell’esistenza di una sorta di male metafisico, del quale è strumento la politica sanguinaria del regime, a suggerire all’autore il principe che dà il titolo al libro, raffigurato nella tela di un pittore ignoto. Infatti, anche se richiama il leggendario Vij del mito, re degli gnomi e delle forze ctonie, Il Principe Giallo è un leviatano mostruoso e impalcabile, che si esprime attraverso una ragion di stato crudele, dove ogni singolo individuo è una cifra trascurabile e irrisoria. Dietro la filigrana della carestia ucraina si apre così una nuova veduta sul secolo dei totalitarismi, un abisso nel quale guardiamo e che scruta dentro di noi ancora a fondo.



Vasyl’ Barka
Il principe giallo
Lo sterminio per fame dei contadini in Ucraina
Pentagora
14 euro



* Marco Ghione, giovane storico, è l'autore con il Prof. Paolo Aldo Rossi di Il figlio della strega, ricostruzione del processo per stregoneria subito dalla madre di Giovanni Keplero.