TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 11 agosto 2016

Hugo Pratt massone. Alla scoperta di Corto Maltese



Hugo Pratt è fra i più conosciuti e apprezzati autori di fumetti. Nonostante le sue tavole siano piene di riferimenti esoterici, alchimistici e magici, probabilmente solo pochi sanno che Pratt fu massone e che proprio alla cultura massonica si ispirò per molte sue storie in particolare di Corto Maltese.

Hugo Pratt massone. Alla scoperta di Corto Maltese

Joël Gregogna è avvocato e autore di diversi volumi che aiutano a decriptare il linguaggio esoterico nei fumetti ed è il maggiore specialista di Hugo Pratt e del ruolo giocato dall’esperienza iniziatica nella sua vita di uomo e di autore di fumetti, tra i più noti a livello internazionale. Il suo Corto Maltese è infatti conosciuto in tutto il mondo e tra i più apprezzati in Francia, tanto che nel 2011 la Pinacoteca di Parigi gli ha dedicato una mostra intitolata: Le voyage imaginaire d’Hugo Pratt e, l’anno successivo, il Grande Oriente di Francia ha organizzato nel suo museo della massoneria di rue Cadet la mostra: Corto Maltese et les secrets de l’initiation, Imaginaires et Franc-Maçonnerie à Venise autour d’Hugo Pratt. (…)



Che le storie di Hugo Pratt siano piene di elementi magici ed esoterici è cosa nota: basta sfogliare uno qualsiasi degli album disegnati dal grande maestro veneziano per trovarsi precipitati in un universo arcano e misterioso dove nulla è come appare e tutto rimanda ad un labirinto di simboli in cui si rischia ad ogni passo di perdersi.

Corto l’initié di Joël Gregogna, permette ora di superare questa difficoltà e di muoversi con sicurezza fra gli arcani dell’alchimia, della Kabbalah e delle società segrete seguendo le avventure di terra e di mare del celebre marinaio creato da Hugo Pratt che fu iniziato nella loggia Hermes all’Oriente di Venezia e all’Obbedienza della Gran Loggia d’Italia di Palazzo Vitelleschi, il 19 novembre 1976.

Hugo Pratt, il creatore di Corto Maltese, non appartiene solo al novero già ristretto dei disegnatori a fumetti creativi e capaci di elevare il proprio segno grafico e la propria vena narrativa a vertici estetici impensabili per la gran massa dei mestieranti. Pratt incarna invece l’ideale dell’artista, cioè di quell’artigiano artista tanto rispettato e quasi celebrato dagli Enciclopedisti francesi. I Diderot e i D’Alembert, infatti, ammiravano profondamente quegli artigiani, figli di una cultura che coltivava scienza e arte con il medesimo interesse, che univano alle proprie capacità manuali e tecniche il guizzo, l’intuizione metafisica propri dell’arte autentica.



Questo ideale legame con l’artista del Settecento, figura assai legata alle tradizioni iniziatiche del Compagnonaggio e della Massoneria, si realizza compiutamente in Hugo Pratt grazie a un percorso di ricerca che all’arte associa una propria peculiare visione dell’esoterismo: visione strettamente intrecciata alla sua poetica -anzi, perdendo di vista la quale la sua poetica diviene solo parzialmente intelligibile.

Corto Maltese, il personaggio più noto e più importante di Hugo Pratt, è un cercatore, un uomo in perenne inseguimento di un miraggio di ricchezza, ma sulle tracce di leggende antiche e pergamene indecifrabili: se la ricchezza materiale di Corto solo di rado viene incrementata dal rinvenimento degli oggetti mitici ricercati, egli nondimeno mai perde la propria imperturbabilità, in generale pago, a quanto sembra, degli straordinari incontri e delle straordinarie avventure vissute sulla superficie di tutte le terre conosciute. Non a caso Pratt protesta vigorosamente, in un’intervista con Dominique Pettifaux, all’osservazione che i tesori cercati da Corto Maltese sono pur sempre tesori materiali: diverso è in effetti cercare uno smeraldo qualsiasi e diverso cercare la “clavicola di Salomone”.

Corto Maltese si trova ad avere a che fare anche con la Massoneria. In Favola di Venezia Corto irrompe, non proprio casualmente, in una loggia massonica in piena riunione e suscita con le proprie parole il dubbio del Maestro Venerabile che egli stesso possa essere a sua volta un massone, poiché gli si rivolge con alcune parole contenute nel Rituale. Ma alle parole “Siete anche voi un libero muratore?” Corto risponde spiritosamente che si accontenterebbe di essere un libero marinaio.

In queste semplici e ironiche parole c’è molto del Pratt iniziato: egli fece il proprio ingresso in Massoneria poco prima della stesura di Favola di Venezia -opera per cui chiese e ottenne la consulenza di altri massoni; tanto che la Prefazione alla prima edizione del fumetto fu scritta dal Maestro Venerabile della Loggia veneziana alla quale Pratt fu iniziato e alla quale rimase a lungo affiliato. Pratt condivide in gran parte gli ideali esoterici massonici, anche se formula (nel fumetto in questione come in una successiva intervista) un’interessante critica all’Istituzione: il massone manca d’ironia, ed è quindi un personaggio per definizione triste.



Nella visione di Pratt, lo “scavare oscure e profonde prigioni al vizio ed edificare templi alla virtù” (questa la formula esplicitamente ricordata nella Favola) è un’attività che può essere incessantemente portata avanti con il sorriso sulle labbra, senza divenire per questo meno impegnata. L’ironia, peraltro, diviene anche uno strumento poetico per introdurre nel racconto allusioni al mondo esoterico che, se altrimenti presentate, potrebbero appesantire le storie o comunque renderle troppo pretenziose.

Spesso nelle storie di Corto Maltese compaiono riferimenti a tale mondo, introdotti in genere all’apparire di nomi di personaggi clonati da nomi assai noti nella storia dello spirito umano. Così, per esempio, nell’Angelo della finestra d’oriente, il saggio Melchisedec ha ricevuto notizie di Corto Maltese da un sudamericano di nome Steiner e parla del diario di un gesuita di nome Salinas de Loyola. Altrove prendono direttamente parte all’azione personaggi delle religioni e delle leggende più diverse: al Sogno di un mattino di mezzo inverno (il cui nome è già una citazione ironica), partecipano Oberon (che però da shakespeariano Re delle fate si tramuta in fata), Puck (che invece rimane in qualche modo l’esecutore degli ordini di Oberon), Merlino e, nei panni di una spia tedesca, la reincarnazione di Rowena, mentre si allude a Lorelei in …e di altri Romei e di altre Giuliette il motore dell’azione è rappresentato da uno stregone (africano) di nome Shamaël.

Ne risulta un mondo variegato e assolutamente eclettico, per cui può capitare di vedere nella stessa vignetta ritratti Corto Maltese, Klingsor e King Kong. Un mondo nel quale i protagonisti, anche quando esprimono struggimenti e aspirazioni, non vogliono mai prendersi del tutto sul serio. Così Corto apostrofa Rasputin, verso la fine del romanzo Una ballata del mare salato: “Ho detto che volevo ascoltare il silenzio, e allora comincia a farla finita, scimmione”. Si direbbe che Hugo Pratt, attraverso Corto, abbia fatto proprio il detto terenziano “homo sum, nihil humani a me alieno puto”.



Ogni cultura esprime la propria tradizione con pari dignità. La Massoneria e il mondo afro brasiliano, ha affermato Hugo Pratt, del resto, per quanto nascano da tradizioni in apparenza assolutamente inconciliabili, sorgono dalla comune esigenza dell’uomo di avvicinarsi al mondo spirituale. La vocazione esoterica di Pratt (che attraverso il fumetto ha comunque scelto sicuramente uno dei mezzi di espressione più tipicamente caratterizzati dall’understandment) è profondamente sentita e alimentata da una forte tradizione familiare.

È una vocazione che lo ha condotto, quasi seguendo in una certa misura l’esempio del suo personaggio preferito, a cercare tracce lasciate dai grandi iniziati in giro per il mondo (per esempio visitando le loro tombe); sempre, insomma, nella realizzazione di quell’ideale di ricerca che -come Lessing insegnava- è preferibile allo stesso possesso della Verità.


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