TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


mercoledì 31 agosto 2016

Il fuoco e il mito. Claude Lévi-Strauss, Il crudo e il cotto



Ripubblicato “Il crudo e il cotto”, una delle opere più importanti del grande antropologo che ci racconta come la mitologia sia nata con la “domesticazione” del fuoco (e dunque la possibilità di cuocere i cibi).Insomma, in cucina.

Marino Niola

Cultura uguale cucina la legge di Lévi-Strauss

Potrebbe sembrare un libro di cucina. Invece è il più importante trattato di mitologia del Novecento. E l'opera, in assoluto, più citata di Claude Lévi-Strauss. Il crudo e il cotto è diventato un tormentone linguistico, come Totem e tabù, o come eros e thanatos. Un'espressione tanto fortunata quanto inflazionata. Usata per dare il nome a siti dedicati alla panificazione naturale o a blog sugli alimenti fermentati. Ma anche a forum crudisti. A ricettari naturisti. E a ristoranti neotradizionalisti.

Ma adesso Il Saggiatore fa giustizia di tante usurpazioni di titolo rimandando provvidenzialmente in libreria una nuova edizione di questo capolavoro, che fa del più grande antropologo di tutti i tempi l'Ovidio del secolo breve.

Il crudo e il cotto, uscito per la prima volta nel 1964, è infatti il primo volume della Mitologica, una vertiginosa rincorsa attraverso tutti i miti del continente americano, dall'Alaska alla Patagonia, dallo stretto di Bering al Capo Horn. Trame, storie, personaggi, paesaggi, invenzioni, narrazioni che si inseguono, si perdono, si incrociano, come le note di una fuga di Bach. O come le volute narrative delle Metamorfosi ovidiane. In un gioco infinito di variazioni che apparenta il mito alla musica. Ed entrambi alla cucina.

Perché ogni pagina, dall'ouverture che apre il volume ai diversi temi che lo scandiscono, ha qualcosa della partitura musicale e qualcosa del ricettario. È quel che colse genialmente Luciano Berio che inserì alcuni brani di Le cru et le cuit nella sua Sinfonia, scritta nel Sessantotto per la New York Philarmonic Orchestra.

In principio di tutto sta il fuoco, incipit di ogni epopea mitologica, origine di ogni metamorfosi. Perché, consentendo di cucinare il cibo, fa uscire l'umanità dallo stato di natura per farla entrare nella cultura. Che è cottura. Come dire che nello stesso momento in cui gli uomini cominciano a produrre il fuoco, il fuoco comincia a produrre gli uomini. Così, crudo e cotto, arrosto e bollito, putrido e affumicato, secco e marinato diventano le vocali e le consonanti di una grammatica universale che serve ad articolare parole ma anche usi, costumi, modi di vivere, pensare sentire.

Insomma la cucina è la vera start up dell'umanità, il big bang da cui nascono le civiltà. E i miti di ieri e di oggi raccontano e commentano questo passaggio. In molte cosmogonie amerindiane e non solo, la creazione della prima donna e del primo uomo è il risultato di una cottura. E l'essere ideale è quello che viene sfornato al momento giusto, cucinato a puntino. Né troppo crudo né troppo cotto. Né troppo naturale né troppo artificiale. In fondo Lévi-Strauss ci invita a riflettere sul giusto equilibrio tra società e natura. A diventare meno egocentrici e più ecocentrici.

La Repubblica - 31 luglio 2016



Claude Lévi- Strauss
Il crudo e il cotto
Il Saggiatore
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