TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


mercoledì 17 agosto 2016

Lettere sul capitalismo firmate Adriano Olivetti



Pubblicate le lettere che Adriano Olivetti, giovane imprenditore, inviò ai familiari dagli Stati Uniti nel 1925. Un viaggio di formazione che contribuì a determinare quella visione innovativa dell'organizzazione di fabbrica e delle relazioni industriali che tanto farà discutere in Italia negli anni '50. Una visione non provinciale dell'economia condivisa, sul versante opposto del conflitto di classe, da un Antonio Gramsci studioso del fordismo.

Paolo Griseri

Lettere sul capitalismo firmate Adriano Olivetti

Il viaggio di un ventenne antifascista italiano negli Stati Uniti, tappa quasi obbligatoria del percorso di formazione dei giovani industriali agli inizi del Novecento prima che il regime di Roma chiudesse le frontiere culturali. Immediatamente, Adriano Olivetti non si lascia affascinare dal pragmatismo americano. Considera anzi che la mancanza di atteggiamento riflessivo possa essere un limite. Critica una cultura basata sul "dio dollaro" che può spingere un docente universitario a rinunciare alla cattedra per lavorare in uno studio pubblicitario.

Nelle lettere scritte al padre e alla famiglia tra l'agosto del 1925 e il gennaio successivo colui che sarà considerato il fondatore del capitalismo dal volto umano italiano lascia intravedere i caratteri di una nuova rivoluzione industriale: quella che parte dall'America e che sta per cambiare a fondo il processo e i prodotti in tutto il mondo. E, insieme, quella che ha in mente di realizzare lui stesso ad Ivrea, l'idea di portare l'umanesimo in fabbrica, la nascita di un nuovo modo di intendere il rapporto tra proprietà e dipendenti.

Nel racconto del giovane Olivetti si coglie la meraviglia per un processo industriale in cui l'energia elettrica ha completamente sostituito il vecchio modo di produrre. Cambia il paesaggio: in Italia le fabbriche sono ancora azionate dai mulini che trasmettono il movimento a un albero di trasmissione e da questo, con lunghe cinghie, a ogni singola macchina. Olivetti si stupisce scoprendo che in America tutti i macchinari sono mossi da un motore elettrico. Trova curioso che "la passione degli americani per i cibi freddi" abbia fatto nascere l'idea di dotare ogni famiglia di un elettrodomestico che li conservi.

Il disincanto di Adriano per una società di grandi disparità sociali non gli impedisce di coglierne i vantaggi sul piano organizzativo. Anticipatore del dibattito sul lavoro che si svilupperà a Ivrea nel secondo dopoguerra è un passaggio nella lettera scritta dopo la visita degli stabilimenti Ford a Detroit. Per aumentare la produttività, spiega Adriano, ci sono due strade: la paga a cottimo e il lavoro in catena di montaggio. «Quest'ultimo è realmente il sistema più razionale ma esige condizioni ben differenti e direi più inumane di quelle esistenti ad Ivrea».

In questo diario di viaggio è curioso l'episodio del rifiuto dei dirigenti della Underwood, una delle principali concorrenti della Olivetti, di fare visitare gli impianti al giovane italiano. Adriano Olivetti tornerà in quella fabbrica 29 anni dopo, accompagnato dai suoi manager italiani, tra i quali Gian Luigi Gabetti, per rilevarne la quota di controllo. Un secolo dopo colpisce in queste lettere quel che sarebbe potuto essere e solo in parte fu: il possibile sviluppo in Italia di un capitalismo di qualità, in grado di competere con il meglio dell'industria mondiale.

La Repubblica – 7 agosto 2016



Adriano Olivetti
Dall'America. Lettere ai familiari (1925-26)
Edizioni di Comunità
Euro 14