TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 3 settembre 2016

Chiese della Langhe. Santa Caterina al Campolungo di Camerana



Lungo gli antichi percorsi di langa si incontrano luoghi di grande fascino dove il tempo sembra essersi fermato. Guido Araldo ce ne descrive uno particolarmente suggestivo.


Guido Araldo

Chiese della Langhe. Santa Caterina al Campolungo di Camerana


Santa Caterina d’Alessandria è una martire antichissima, venerata nei secoli. La sua storia è un classico dei martirologi: vi furono grandi festeggiamenti imperiali nella popolosa città di Alessandria alla foce del Nilo, durante i quali la giovane Caterina si rifiutò di sacrificare agli Dei. L’imperatore, colpito dalla sua bellezza e dalla sua caparbia, convocò alcuni oratori affinché la convincessero ad onorare gli Dei. Ma la straordinaria eloquenza di Caterina finì addirittura per convertire alcuni di quegli oratori. Allora l'imperatore, irritato, ne decretò la condanna a morte, appesa a una grande ruota dentata. Ma quello strumento di tortura si ruppe e il carnefice fu costretto a decapitare la santa, poiché cittadina romana. La leggenda vuole che il corpo integro della bella Caterina sia stato trasportato dagli angeli sul monte Sinai, dove ben presto sorse un monastero famosissimo a lei consacrato.

Nei secoli Caterina divenne famosa in tutto il bacino del Mediterraneo come santa taumaturgica, protettrice dalle disgrazie, forse per quella ruota spezzata e anche dalle morti improvvise, considerate una sventura per il fatto di non ricevere in tempo l’estrema unzione. E’ solitamente raffigurata con la palma del martirio e la ruota spezzata.

La chiesa di Santa Caterina al Campolungo di Camerana, in bella posizione sul crinale della collina, si trova su quella che un tempo era una via marenca (così chiamata poiché portava al mare), poi via del sale, che univa due importanti strade di crinale: quella della Langa delle Lavine da Cortemilia alla Spinetta di Cosseria e a Cairo; e quella del Pilone del Foresto, da Cravanzana – Mombarcaro a Montezemolo, con le deviazioni per Ceva e Murialdo.

    Caravaggio, Santa Caterina

Una strada che lasciava la Magistra Langarum al Pass du Ciaplau per scendere lungo la Via Marenca, in epoca antica Vallis Ferraniae, la Ca Marenca, la Lignera, superava il fiume Bormida al ponte di San Martino per salire sulla collina di Camerana lungo la verticale “scternya d’er corde”: il lastricato delle corde. Perché “scternya d’er corde”? Vi si mettevano ad asciugare le corde di canapa, che i liguri della costa usavano come sartie per le navi, a tempi della navigazione a vela. Quanti litigi con i mercati! Era più importante il diritto di passaggio sulla pubblica via o il privilegio concesso da chissà quale marchese per la produzione locale della corde?

Lungo questa strada, in pochi chilometri c’erano ben cinque chiese, un monastero e un mulino sotterraneo. La cappella di San Rocco protettore dalla peste, all’ingresso della Lignera Sovrana, da tempo scomparsa; il Monastero antichissimo dei canonici di Sant’Agostino provenienti dall’abbazia di Ferrania fondata nel 1086: monastero con tre torrioni, abbattuto all’inizio degli anni ’60 per far posto a una segheria. La chiesa di San Martino straordinariamente integra, dagli spettacolari affreschi quattrocenteschi (c’è anche santa Caterina d’Alessandria) e dal campanile più antico in Piemonte con le bifore “a stampella”; la chiesa di Santa Caterina di Siena nel fondovalle, già in prossimità del fiume Bormida, anch’essa abbattuta dopo l’ultima guerra. Il misterioso mulino sotterraneo, antichissimo, tuttora esistente, citato in una pergamena del 30 settembre 1207; la chiesa dei Santi Gervasio e Protasio anch’essa molto antica e in alto, all’approdo sulla collina, Santa Caterina di Alessandria finalmente restaurata. Pare che Santa Caterina fosse particolarmente venerata dai canonici di sant’Agostino…

Il ponte in pietra, a schiena d’asino, sul fiume Bormida non c’è più: probabilmente portato via dalla grande piena del 1698 documentata dall’arciprete di Saliceto don Benso; mai più ricostruito poiché all’epoca i tracciati viari erano mutati e, soprattutto, poiché fu un periodo di grande crisi per gli antichi feudi imperiali finiti sotto il giogo sabaudo.

    San Martino

Storia esemplare quella della chiesetta di Santa Caterina al Campolungo! Come già evidenziato, una rarità, un unicum tra chiese e monasteri abbattuti tutt’intorno dalla furia modernista del dopoguerra. Due esempi, più degli altri: San Floriano a Camerana Contrada e San Rocco all’ingresso del borgo di Saliceto.

San Floriano era la più antica chiesa delle Langhe, poiché risalente alla metà dell’VIII secolo, ai tempi del re longobardo Liutprando, affidata alle cure dei monaci del monastero di San Pietro in Varatella, sopra Loano. Oggetto, peraltro, di una curiosa ricerca di un fantomatico tesoro sul finire del secolo XVIII. Oggi non ne esiste neppure più traccia.

Esemplare la storia dell’abbattimento di San Rocco all’ingresso di Saliceto: una rispettata madama possedeva un cascinotto poco oltre quella chiesetta, anch’essa mirabilmente affrescata nel ‘400, ridotta a un rudere dall’incuria degli uomini. Vi trovava riparo un vagabondo innocuo dal gran barbone: Bernärd, che incuteva un certo timore alla madama e, pertanto, andò dal sindaco, affinché in qualche modo intervenisse. Per il sindaco la soluzione fu semplice: abbattere la chiesetta! Un magnifico trittico superstite, con la Madonna, il Bambino, san Sebastiano e san Rocco, strappato in extremis, si può oggi ammirare nella sala Falco del palazzo provinciale in Corso Nizza a Cuneo.

Santa Caterina d’Alessandria al Campolungo di Camerana è l’unico esempio di una salvezza insperata, voluta, cercata caparbiamente dagli abitanti della vicina borgata, promossa della famiglia Viglino e, soprattutto, dalla signora Piera. Un rudere risorto ad antico splendore, e il primo giorno di settembre, giorno anche di luna nuova, finalmente la santa messa…

Una storia che spero valga da esempio.