TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


venerdì 2 settembre 2016

Via francigena. Una cammino per tutti (atei compresi)



La riscoperta di un cammino antichissimo.

Antonio Pascale

Via Francigena

Con me ha funzionato e sono pure ateo. Intendo dire percorrere un tratto della via Francigena. Che nel complesso non è nemmeno una via vera e propria, si tratta di un'insieme di strade che dalla Francia portavano i pellegrini verso Roma e oltre, fino al sud. Erano degli affluenti che poi si innestavano sulle maggiori consolari, l'Appia soprattuto.

Ma avveniva tanto tempo fa. Poi, quando negli anni '70 si cominciò a percorrere il cammino di Santiago, ci si rese anche conto che noi, di certo, non eravamo secondi a nessuno, per quanto riguarda i pellegrinaggi, dico. Appunto c'erano le vie Francigene, bastava riscoprirle. Cosa non facile, a parte che molti tratti sono ricoperti d'asfalto, ma non c'era nemmeno una cartina ufficiale.

In compenso sono tanti gli affezionati (urbanisti) dellavia Francigena. In questi anni, con molta solerzia e impegno, hanno segnato il percorso, e apposte le dovute indicazioni, molto belle, con la caratteristica sagoma del pellegrino, bastone e bisaccia. Per onestà bisogna dirlo subito: il tracciato è stato o ricostruito o identificato in alcuni punti o qualche volta un po' inventato (ci sono passaggi sospetti vicino a ristoranti, e vabbè) tuttavia il cammino funziona.




















E se funziona con me che sono un materialista e non credo nell'anima, nemmeno alla purificazione dei peccati, ho dubbi anche su questa retorica dello slow, e dunque il cammino, qualunque cosa possa simbolicamente rappresentare è solo una camminata: muscoli che si attivano, metabolismo a buon regime, ma tant'è, niente di più, niente di meno.

Detto questo ci sono dei tratti, tra cui quelli laziali, che vale la pena percorrere. E perché mai? Si fanno incontri interessanti? Non so, non mi è capitato, del resto ho camminato da solo per quattro o cinque giorni. Tuttavia, si vedono, e in prospettiva particolare, luoghi non molto noti, come Sutri per esempio, con il suo anfiteatro e villa Savorelli.

Ci si arriva percorrendo questo (probabile) tratto della via Francigena, pieno di rovi e selci, felci, noccioli inselvatichiti accanto a campi di noccioli coltivati. E poi lecci e querce, pietre e muschi, e poi ti trovi a passare tra le tagliate tufacee, un'insenatura, a mo di canyon, tra il tufo. Un'esperienza estetica notevole.

E comunque, dicevo, a parte i luoghi, il cammino sulla via Francigena funziona anche per un materialista. È vero, l'attenzione al suo meglio è una forma di preghiera. Un pellegrino può, durante il cammino, con un lato della propria anima pregare, con l'altra esprimere una fame, manifestare un'insoddisfazione, un desiderio di contatto più spirituale. Ma l'attenzione per un materialista può anche arrivare senza preavviso e in assenza di qualunque desiderio.



Accade a volte lungo il cammino, hai le gambe graffiate, il fiatone e i piedi indolenziti, e allora ti accorgi che sei troppo stanco per desiderare qualcosa. E tuttavia il tuo corpo stanco si alleggerisce e si libera dalle catene, così gli occhi si dilatano per registrare con attenzione improvvisa qualunque cosa hai davanti, fosse anche un calabrone o un formicaio o le tagliate tuface, una quercia, una distesa di grano, le lucidi un paese più avanti.

Momenti simili sono rari ma sono alla base della nostra comprensione del mondo e della bellezza, e lungo la via Francigena il meccanismo suddetto può funzionare, e a buon regime.


La Repubblica – 22 agosto 2016