TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 13 ottobre 2016

Il festival del proletariato giovanile di Parco Lambro


Un film racconta quanto accadde nel grande raduno di Parco Lambro del 1976. Noi c'eravamo e ricordiamo una realtà ambivalente: da un lato la festa spensierata dei “fricchettoni” che ballavano nudi e fumavano canne, dall'altro il comizio dei soldati (in divisa) del PID protetti dai servizi d'ordine e la presenza, neppure tanto mascherata, dei fautori della lotta armata. Anni incomprensibili per chi non c'era. Quando davvero tutto sembrava possibile.

Alessandra Vanzi

Quella diversa ma necessaria ribellione


A guardarli oggi nei vecchi filmati di 40 anni fa i partecipanti contestatori del Parco Lambro 1976 mi sembrano completamente diversi dal ricordo che mi era rimasto impresso nella memoria. Io non c’ero andata ma le notizie degli espropri, la fuga dei cantanti e le cariche della polizia mi raccontavano di un gran casino anarchico, sciamannato e violento.

Oggi invece mi rendo conto che quella violenza nulla ha a che spartire con l’ansia e la cupezza odierna e violenza non è neanche il termine giusto da usare, e quel casino era solo l’espressione di un rifiuto, di una necessaria ribellione, di un ingenuo e a volte anche un po’ ridicolo, fallito, tentativo di cambiare la realtà.

Non c’è violenza alcuna nei girotondi nudi e nemmeno oscenità ne malizia. C’è solo una disarmante sincerità espressa con immediatezza, spontaneità e senza filtri nei discorsi utopici come in quelli più politici. Una liberatoria incazzatura, sana e necessaria, una rivoluzione comportamentale totale nei confronti della repressione sessuale, una rivolta contro i padri padroni, il rifiuto del lavoro alla catena, della dittatura capitalista e dei suoi simboli, c’era il movimento femminista, c’erano gli hippies pacifisti, gli indiani metropolitani, gli studenti, i proletari e i sottoproletari giustamente arrabbiati contro la gestione del festival e i prezzi del cibo che avevano espropriato i camion dei polli aia.

Da Parco Lambro di Alberto Grifi (parziale montaggio delle oltre 27 ore videoregistrate e 3 filmate in 16mm da restaurare) dall’ assemblea femminista: «anche qui di spazio per le donne non ce n’è…ti senti dire dai compagni dei gruppi apri la figa e scopa se no non sei di sinistra, non sei rivoluzionaria, non credi nella lotta di classe e sei pure frigida…oppure che devi approfondire i tuoi concetti sulla libertà sessuale perché se non la dai via sei una piccola borghese..»

O l’inno alla follia e l’invito a creare ’Il comitato nudi verso la follia’ perché: «la vita è un sogno infinito, il comunismo una tappa intermedia per poi partire verso la follia, perché la vita è un sogno infinito». Era il 1976 l’alito rivoluzionario era ancora dolce e leggero e profumava di libertà. Il terrorismo, gli anni di piombo e il cupo riflusso erano ancora lontani.

Il Manifesto – 3 settembre 2016



Alberto Grifi

Il festival del proletariato giovanile di Parco Lambro


27 ore di registrazione e 3 ore di 16 mm colore sul festival del proletariato giovanile svoltosi a Parco Lambro di Milano nel giugno del 1976, organizzato dalla rivista «Re Nudo», presenti 150 mila persone. Girato, su richiesta degli organizzatori della festa, con 4 videoregistratori (…) .

Inizialmente il lavoro era stato finanziato dai discografici che puntavano alla realizzazione di un film-concerto, ma successivamente il film registra la contestazione da parte dei giovani proletari degli spettacoli musicali e di tutte le merci che gli organizzatori contavano di vendere, birra, libri e dischi «di sinistra».

I 3 mila contestatori formano cortei interni, chiedono l’abbassamento dei prezzi, discutono in assemblea della lotta, fermano i concerti, aprono con la forza i camion e distribuiscono a tutti gelati, patatine e polli.

Nessun leader politico riesce a prendere la parola, per la prima volta in Italia, durante tutta la manifestazione. Era l’anno in cui i gruppi di Autonomia Operaia agirono per la prima volta apertamente.

Nessun produttore ha voluto rischiare una lira per trasformare questi nastri in pellicola. Per «Anna» avevo detto che non è un film, che la regia ha girato sul tema della disobbedienza. È, al contrario, la rivolta degli attori e delle maestranze contro l’organizzazione gerarchica del film, a dispetto della regia. A quelli che hanno messo su il festival del Lambro, è successo qualcosa di molto simile, ma ingigantito.



Il guru che ti ingura

Era la primavera del 1976 a Milano. Il fim sul Parco Lambro, più che un documento politico è uno psicodramma ad alta temperatura sulle insurrezioni giovanili degli anni ’70 chiuse nel ghetto di un festival. E’ considerata l’unica testimonianza registrata «dal vero» minuto per minuto, dall’interno delle problematiche di quella generazione nell’ottica dei disagi, dei tentativi di organizzazione politica e, contemporaneamente, ben al di là della politica; laddove nascevano nuovi desideri e bisogni, cambiamenti di comportamento lontani dalla lotta armata e fuori dai ruoli stabiliti dalla logica del vecchio potere che precedettero gli «anni di piombo».

È proprio una metafora inquietante e di nuovo molto attuale sui meccanismi di controllo con cui i giovani e i loro funzionari tentano di tenere buone le masse e su come le masse tentano di sollevarsi.

Questo film è del tutto inedito. Gli autori non lo hanno mai voluto cedere alla Rai o ad altre emittenti per impedire che divenisse oggetto di grossolane manipolazioni politiche.

Durante l’assemblea durata due giorni e due notti che seguì l’esproprio proletario di gelati, patatine e polli provocato dai «compagni poveri» a danno dei «compagni ricchi», sul palcoscenico dal quale a furor di popolo furono tirati giù i cantautori, si dibattè se quel gesto fosse stato un giusto esproprio ai «nuovi padroni della sinistra» o piuttosto un vile saccheggio ai danni dei «compagni» che avevano organizzato il festival del proletariato giovanile. (…)

Le trattative per ribassare i prezzi erano arroventate e andavano per le lunghe: i più affamati pensarono bene di forzare le serrature dei camion frigoriferi e distribuire surgelati al popolo in festa. Quell’esproprio che una volta tanto aveva sfamato gratis le masse, fu celebrato con danze collettive che facevano pensare ai riti pagani dell’antichità, durante le quali si liberarono completamente dei vestiti, aveva generato in gran parte dei giovani che si erano radunati lassù l’illusione che la giustizia sociale realizzata con la violenza avesse reso reale il grande sogno di tutti, la Rivoluzione.

Mentre centinaia di espropriatori finalmente sazi si succedevano ai microfoni proclamando infinite ed euforiche teorie sulle trasformazioni posrivoluzionarie del mondo, gli espropriati, cioè i discografici e i guru della sinistra che avevano organizzato quel Megafestival si davano da fare per spiegare al «popolo» che i prezzi alti del cibo avevano il fine di finanziare i progetti politici e il Movimento.

Ma ai contestatori non fu difficile apprendere che panini e birra costavano così cari per compensare la tassa che proprio gli organizzatori avevano imposto agli stand alimentari di Stella Rossa, degli Anarchici e così via. Il «guru che t’ingura» e i manager dei cantanti di sinistra avevano inventato, già nel 1976, la tangente extraparlamentare.


* dal catalogo di Roberto Silvestri «Il cinema contro di Alberto Grifi», 1993