TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 15 ottobre 2016

Ora et Foodora. La lotta dei fattorini di Torino


Il sistema spettacolare-televisivo davvero digerisce tutto. Assistiamo così alla beatificazione in articulo mortis di Dario Fo, considerato in vita un cattivo maestro. Ma qualcosa comunque sfugge sempre al Grande Fratello. Come questa noticina del “compagno” Massimo Gramellini (in realtà serio e convinto liberale all'antica).La riprendiamo insieme ad un documento della lotta dei fattorini di Foodora.

Massimo Gramellini

Ora et Foodora

Dopo lo sciopero dei fattorini di Foodora, il ministero ha deciso di inviare gli ispettori per verificare le condizioni di lavoro di questi ragazzi che girano le nostre città con le loro bici color fucsia per consegnare a domicilio i pasti ordinati attraverso una app del telefonino. Pagati a cottimo meno di una miseria, senza copertura per gli infortuni e i guasti al mezzo di trasporto.

Uno di loro si è raccontato a «La Stampa»: trentenne laureato in attesa di un lavoro vero che non arriva mai, dopo una vita di studi si ritrova in bici come la madre postina vent’anni prima. Invidiandola pure, perché lei con la quinta elementare aveva lo stipendio fisso, la mutua e le vacanze pagate

Una storia come troppe. Ho la casella postale intasata di giovani adulti plurilaureati a cui vengono proposti stage non remunerati, pagamenti ballerini in voucher o addirittura accordi capestro, naturalmente orali, che prevedono la restituzione di una parte dello stipendio, pena la perdita del posto.

Dietro molto di ciò che luccica di new, gig, app e start up - oggetto della venerazione beota di noi consumatori - si nasconde il mondo antico dello sfruttamento, intessuto di mestieri poco protetti e peggio pagati. Come se, invece che nel futuro, la tecnologia ci stesse riportando ai tempi di Dickens.

Ora et Foodora, ecco la nuova regola ben poco benedettina: prega che ti diano un lavoretto a cottimo, mentre una minoranza sempre più esigua e famelica di trafficoni del web si arricchisce alle tue spalle, riproponendo in forme inedite l’eterno conflitto tra capitale e lavoro.

La Stampa – 15 ottobre 2016