TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 15 ottobre 2016

Tutti i volti di Maddalena


Una grande mostra a Loreto racconta come per cinque secoli l'arte ha rappresentato la Maddalena, la figura più misteriosa (ed erotica) dei vangeli.

Lea Mattarella

Tutti i volti di Maddalena

Apostola degli apostoli: è questo il ruolo che papa Francesco, nel momento in cui ne ha istituito la festa, ha definitivamente assegnato a Maria Maddalena, figura tra le più amate dagli artisti. Di Maria di Magdala i pittori hanno raccontato le vicende utilizzando spesso informazioni tratte dai Vangeli apocrifi. Così la sua storia ha finito con il confondersi con quella di altre donne che compaiono nei testi antichi. Come ad esempio Maria Egiziaca, fervida penitente dopo la conversione al cristianesimo e l'abbandono della prostituzione, raffigurata spesso coperta soltanto dai suoi lunghi capelli. Ma questo è solo un esempio: sono molte le facce della donna che è stata scelta da Gesù come prima testimone della sua resurrezione.

E i pittori le hanno amate tutte. Anche quelle che non arrivavano direttamente dalla penna dei quattro evangelisti ma che giungono, ad esempio, dalla Legenda aurea di Jacopo da Varagine, redatta nella seconda metà del XIII secolo.

    Simone Martini
La mostra La Maddalena tra peccato e penitenza aperta dal 3 settembre all'8 gennaio, curata da Vittorio Sgarbi al Museo- Antico Tesoro della Santa Casa di Loreto (Ancona), è una costellazione di gesti e sguardi di cui lei è la protagonista. Una rassegna che attraversa i secoli, partendo da Simone Martini per giungere ad Antonio Canova. Come sottolinea il curatore sono due i santi che più degli altri hanno affascinato i pittori: uno è San Sebastiano, l'altra è la Maddalena. E questo è successo grazie anche a una sensualità che spesso emerge nella loro iconografia. Sgarbi non esita poi a riconoscere in Maria di Magdala «il femminile di San Pietro».

Eccola raffigurata su un fondo d'oro in un capolavoro di Carlo Crivelli: la tavola del polittico di Montefiore dell'Aso. È in piedi, di profilo, ma ha lo sguardo rivolto verso di noi, come se stesse valutando l'effetto che fa il suo incedere sicuro e solenne. «Sembra un Klimt», dice di questo quadro Sgarbi riferendosi alla sua composizione dominata da un'espressività che si appoggia sull'uso sapiente e coraggioso dell'elemento decorativo.

    Carlo Crivelli
Maddalena sembra sfilarci davanti come stesse danzando: le dita delle mani si muovono come se fingessero un arpeggio, il suo abito è sontuosamente guarnito e mostra una ricca gamma di stoffe. È a Venezia, città in cui è nato e dove si è formato, che Crivelli deve aver imparato a conoscere la bellezza di sete e velluti. Ma i bottoni, le cinture e le finiture in metallo rivelano la conoscenza dell'opera degli orafi di Ascoli, città dove l'artista si era trasferito e dove morirà nel 1495 diventando uno dei protagonisti dell'arte marchigiana.

In questa gran dama che colpisce per la sua eleganza e il fascino femminile di forme e gesti, oltre al vaso degli unguenti, allude alla vita della Maddalena la fenice ricamata sulla manica della veste in un trionfo di azzurri e ori. Gli animali fantastici decorano spesso gli elementi architettonici, i troni delle Vergini inquadrati dai pittori. E qui Crivelli non vi rinuncia. Tuttavia, in quest'occasione l'uccello che rinasce dalla sue ceneri è su un abito ed è portatore del significato simbolico di una nuova vita dopo la distruzione e quindi dopo il peccato. Il riferimento quindi è anche alla resurrezione che sconfigge la morte.

    Cenni di Francesco
Ed è proprio lei, Maddalena, la prima ad accorgersi che il sarcofago di Cristo è vuoto. È a lei che Gesù decide di rivelarsi, chiedendole di non toccarlo perché ormai il suo corpo è diventato spirito. 

In mostra ecco diversi esempi di Noli me tangere che mostrano come lo stesso soggetto possa dare frutti assai diversi tra loro. Lo scomparto della predella di Cenni di Francesco inquadra la scena in un tipico paesaggio goticheggiante con gli alberi che paiono oggetti preziosi.

Mattia Preti tra il 1670 e il 1679 offre una messa in scena visionaria e barocca dell'evento che avviene davanti a un cielo infuocato, con un Cristo ancora livido nel corpo e la Maddalena quasi spaventata. Gli fa da contraltare Gregorio de Ferrari che, pochi anni dopo, ambienta la scena in chiave mondana come se i due protagonisti fossero una dama e un cavaliere del suo tempo.

    Guido Cagnacci
I pittori raccontano anche una Maddalena drammatica, ai piedi della Croce. Rimane solo il suo volto fermato in un grido tra le lacrime del ciclo di affreschi che decorava la Cappella dell'Assunzione in San Pietro a Bologna. È opera di Ercole de Roberti, uno dei giganti di quella che Roberto Longhi ha chiamato "l'officina ferrarese". L'esasperazione espressiva tipica del Rinascimento sorto alla corte degli estensi a Ferrara trova qui una delle più straordinarie e dolenti interpretazioni. Le è senz'altro sorella, nella rappresentazione del dolore, la terracotta a grandezza naturale di Guido Mazzoni. Faceva parte di un Compianto sul Cristo morto ricordato da fonti della fine del Quattrocento perché le sculture sembravano vive. Soprattutto lei, la Maddalena, che si torceva le mani in un gesto di disperazione.

L'apostola degli apostoli è raffigurata anche in penitenza: belli gli esempi scultorei e quello pittorico di Orazio Gentileschi. Oppure, eccola in meditazione come nel dipinto di grande impatto di Guido Cagnacci, eseguito a metà del Seicento ma modernissimo nella sua essenzialità "novecentesca".


La mostra dedicata alla Maddalena è solo una delle possibili tappe dell'offerta culturale marchigiana, e Loreto non è stata toccata dalle terribili scosse che hanno devastato Amatrice e Arquata del Tronto. Gli organizzatori hanno pensato che tra i tanti modi per aiutare questa straordinaria parte degli Appennini a rinascere, ci sia anche quella di continuare a far vivere il territorio, di continuare a farlo visitare e apprezzare.


La repubblica – 31 agosto 2016