TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


martedì 15 novembre 2016

Francesco Biamonti, Enzo Maiolino un monaco della luce



E’ morto nella notte tra giovedì e venerdì il pittore Enzo Maiolino. Nato novantanni fa a Santa Domenica Talao, Maiolino si trasferì giovanissimo a Bordighera e frequentò l’Accademia dei Fiori di Ventimiglia, fondata dal pittore Giuseppe Balbo. Fedele fino agli anni sessanta ad una raffigurazione paesaggistica di stampo neocubista, si diede in seguito ad una astrazione giocata sulle scansioni cromatiche più che sul disegno, e sulla “piattezza delle forme, che non di rado si intersecano, si intrecciano e perfino si sovrappongono, dando luogo a trasparenze giocate sul colore”. Lo ricordiamo con uno scritto di Francesco Biamonti che gli fu amico.

    Canonica di Ventimiglia

Francesco Biamonti

Un Monaco della luce

Colpo di dadi gettato fra le ombre della sera, in circostanze eterne, alla ricerca di ciò che fonda l’esperienza visiva, la pittura di Maiolino plana con raffinato rigore sul magma dell’esistenza.

Trasparenze, intrecci, composizioni. Una spietatezza, la mano del destino, il “rappel à l’ordre” di una ronda segreta, prova quest’uomo chino sugli effetti della luce e dell’ombra. Reazione calcolata alla solarità mediterranea, tentativo antico di racchiuderla dentro un corteo di essenze, di intuizioni eidetiche, come a spogliare la terra di ciò che non fa parte della sua frammentarietà astrale.

L’ordine stesso di questo mondo si alza nella sua luce, procede in una geometria scarna, dove le cose vibrano per assenza, in una nostalgia appena suggerita. Pittura di lavorio e di suggestioni intorno a una struttura viva e di cenere.

Un severo, metodico spirito suscita l’idea di un aldilà dell’armonia naturale, di cui la natura è solo un riflesso dalle forme imprecise. L’ombra secolare di un’icona di Bisanzio accompagna la ricerca di un’elementare verità pittorica.

Sono tanti i nomi che potrei fare di questi monaci della luce, una sorta di compagnia di templari e di giansenisti me ne astengo di proposito. Attorno a loro si addice un alone di silenzio.

(Dal Bollettino della Comunità di Villaregia, 1994)