TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


venerdì 23 dicembre 2016

Ambra e le vergini del bagnasciuga



Pensare positivo” era lo slogan, ripetuto fino alla nausea (ed in effetti alla prima occasione gli italiani hanno dimostrato di averne le tasche piene) da Renzi assieme all'accusa di gufare nei confronti di chi faceva presente cose scomode. Ora il piazzista fiorentino è a casa (a preparare il rientro), ma il suo modo di governare da televendita fa scuola e diventa lo stile degli amministratori del PD.

Massimo Gramellini

Ambra e le vergini del bagnasciuga

Ambra Angiolini diffonde la foto di un lungomare italiano tormentato dall’immondizia, elevandolo a simbolo del degrado. Qualcuno riconosce il luogo, Barletta, e i galantuomini del web si esibiscono nei soliti esercizi di stile a base di improperi e minacce. Contro i vandali e gli spazzini, responsabili a diverso titolo dello scempio? Naturalmente no. Contro colei che l’ha denunciato, osando lavare in pubblico i panni sporchi (è il caso di dirlo).

Al coro delle vergini trafitte si aggiunge il sindaco della cittadina pugliese Pasquale Cascella, già portavoce di Napolitano, che si mostra irritato dalla scelta di Ambra, imputa a una minoranza (di alieni?) la trasformazione della spiaggia in pattumiera e conclude che l’attrice avrebbe fatto meglio a fotografare un tratto di litorale pulito. Ma certo, perché ostinarsi a mostrare i topi di Tor Bella Monaca quando a Roma esiste anche la Cappella Sistina? E perché sottolineare l’esercito nazionale di precari invece di concentrarsi sui vincitori morali di X Factor?

Per i teorici della «bella figura» il problema italiano consiste nel volere mostrare i problemi, non nel rifiutarsi di prendere atto che esistono. 

P.S. Ieri ci ha lasciati troppo presto un giornalista d’inchiesta e di razza, il cui acume - unito a una padronanza strepitosa della lingua - i lettori de «La Stampa» ebbero modo di apprezzare a lungo. Ecco, almeno questo ennesimo brandello di ipocrisia italica Alberto Statera se l’è risparmiato.


La Stampa – 23 dicembre 2016