TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


venerdì 16 dicembre 2016

Ardengo Soffici, futurista a modo suo



Una mostra a Firenze racconta il mondo di Ardengo Soffici, a torto considerato un minore.

Rachele Ferrario

Futurista, però a modo suo (con le visioni di El Greco)

Pennelli e penna Ardengo Soffici nel suo atelier in uno scatto che risale agli anni Venti a un artista di visitare una mostra con voi e commentare le opere: noterà dettagli e trucchi dell’arte che ai noi sfuggono. Soffici in questo era un maestro, tanto da intuire il cambiamento culturale e andare a Parigi (nel 1906, lo stesso anno di Boccioni) dove frequenta Picasso, Braque, vede le opere degli impressionisti, del doganiere Rousseau, di Cézanne, l’antesignano che ha reinventato la visione della pittura moderna.

Per questo a Firenze Soffici diventa punto di riferimento. Se De Chirico con la Metafisica cambia l’iconografia (sempre a Firenze nel silenzio di un pomeriggio d’autunno a Santa Croce), Soffici è uno dei tramiti per chi vuole rinnovarsi e aggiornarsi su quanto accade a Parigi e in Europa. Grazie a lui arriva la prima mostra degli Impressionisti — nel 1910 al Lyceum — insieme alle sculture di Medardo Rosso, che in pochi allora riconoscono.

La mostra Scoperte e massacri porta il titolo di uno dei suoi libri di critica più importanti, una raccolta di «stroncature» a Raffaello, a Michelangelo, a Boccioni su La Voce, la più famosa, che gli costa una scazzottata con Boccioni e i futuristi venuti in treno da Milano al Caffè delle Giubbe Rosse per picchiarlo. Finiscono tutti al commissariato; ma mentre attendono d’essere interrogati Soffici scopre d’esser un po’ futurista. Nel 1913 con Papini fonderà Lacerba, ispirato all’astruso poema di Cecco d’Ascoli e al suo incipit provocatorio: «Qui non se canta al modo de le rane».


Soffici è futurista a modo suo, non ama rincorrere l’idolo moderno, il Sfumature simboliste Ardengo Soffici, Il bagno, 1905. In questo dipinto ci sono echi di Puvis de Chavannes e di Maurice Denis movimento ma l’idea di una pittura che reinterpreti la realtà con gli occhi della mente, che esprima l’essenza delle cose. Accanto alle sue opere – tra cui il ritratto donato dagli eredi e i pannelli per la Stanza dei manichini di Bulciano – scorre la galleria dei «complici» del Soffici pittore e critico con le opere che hanno illustrato i suoi saggi: Picasso con Pipa, bicchiere, bottiglia di Vieux Marc (e Lacerba) (1914), Braque con Natura morta con chitarra, (1912) — «se pubblichiamo quella roba lì, non ci facciamo più credere da nessuno» - aveva strillato allarmato Prezzolini; Cézanne, rosso e un altro pioniere del moderno, El Greco, di cui Soffici coglie la visionarietà.

Accanto a loro L'angelo della vita di Segantini (una rivelazione per Soffici diciassettenne agli Uffizi alla mostra su Botticelli), Puvis de Chavanne e Maurice Denis. È anche grazie a loro che Soffici ha svecchiato laa cultura fiorentina del novecento e dipinto poi la Toscana come «terra di luce e alberi fioriti», a misura d'uomo.

Il Corriere della sera/La Lettura – 2 ottobre 2016