TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


martedì 27 dicembre 2016

Ennio Morlotti e Giorgio Morandi


Abbiamo sempre vissuto la pittura di Morlotti attraverso le pagine di Francesco Biamonti. Una bella mostra a Bologna evidenzia il rapporto tra l'artista lombardo e Morandi.

Ennio Morlotti. Dalla collezione Merlini al Museo Morandi

Da un aneddoto riportato da Arturo Carlo Quintavalle si intuisce quanto accomuni i due artisti, almeno in una precisa fase della produzione morlottiana: al critico e storico dell'arte Morlotti confessa come Roberto Longhi, sostando davanti alcune sue opere esposte al Milione tra il '39 e il '40, chiedesse al gallerista Gino Ghiringhelli: “chi è questo morandiano così interessante?”. L'episodio costituisce un autorevole riferimento alla devozione di Morlotti verso il maestro bolognese, che rende ancora più interessante il dialogo inedito proposto dall'esposizione al Museo Morandi.

La notevole qualità dei dipinti e dei pastelli di Morlotti in mostra consente di ripercorrere tutti i momenti salienti dell'attività dell'artista, a partire dagli esordi sulla scena milanese dei primi anni Quaranta, documentati in particolare da una rara Natura morta ascrivibile al 1942: un tempo in cui, da precoce protagonista del vivace ambiente artistico cittadino, Morlotti indivi-dua appunto in Morandi un riferimento e un modello.

La mostra prende avvio da due importanti esemplari di quella stagione morlottiana, la citata Natura morta del’42 e Dossi del 1946. Attraverso le opere esposte si seguirà l'evoluzione di Morlotti, che rielabora e assorbe gradualmente la pittura di Morandi entro uno stile proprio e autonomo. Infatti, superato l'intenso confronto con Picasso che, dopo le giovanili prove morandiane, caratterizza la produzione del pittore degli anni Quaranta, in perfetta contiguità di tempi con il generale orientamento neocubista dell'arte italiana intorno alla fine della seconda guerra, l'artista approda intorno alla metà degli anni Cinquanta alle prime sue prove autenticamente originali, ove matura uno stile affatto peculiare, caratterizzato da una intera immersione nel magma di una natura composita (calato, dirà di sé, “come un insetto in mezzo alle cose”) attraverso una grande intensità materica e ricchezza cromatica.


Con esse Morlotti rielabora le potenti composizioni del maestro che, superato Morandi, più interessa il pittore, ovvero Paul Cézanne. Le tre straordinarie prove delle serie cruciali di quegli anni presenti in mostra – Nudi, Granoturco e Adda a Imbersago – documentano questo snodo fondamentale; così come la sequenza di dipinti di Rocce, che copre l'intero arco di lavoro dell'artista su quel motivo, dalla metà degli anni Settanta ai tardi anni Ottanta, mostra la centralità dell’idea di serialità mutuata da Monet, che – come già in Morandi e soprattutto in Cézanne – non è mera variazione sul tema ma indagine insistita alla ricerca di un grado sempre più profondo di penetrazione della natura e del tempo del suo svelarsi.

L'esposizione sarà accompagnata da un ricco catalogo (Silvana Editoriale) con riproduzione di tutte le opere esposte e testi dei curatori: un saggio di Fabrizio D'Amico e uno studio esaustivo sulla tecnica esecutiva di Morlotti in rapporto a quella di Morandi condotto da Mariella Gnani, conservatrice della collezione Merlini. Il volume comprende inoltre le schede di tutti i lavori di Morlotti facenti parte della collezione stessa e un'antologia di saggi critici di autori che hanno scritto su entrambi gli artisti.


http://www.beniculturali.it/