TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 31 dicembre 2016

Pablo Neruda, Ode al primo giorno dell'anno


Da leggere questa sera a mezzanotte, con gli Auguri di Vento largo.

Pablo Neruda

Ode al primo giorno dell'anno

Lo distinguiamo dagli altri
come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte
lo andiamo a ricevere
come se fosse un esploratore
che scende da una stella.

Come il pane assomiglia
al pane di ieri,
come un anello a tutti gli anelli:
i giorni sbattono le palpebre
chiari, tintinnanti, fuggiaschi,
e si appoggiano nella notte oscura.

Vedo l'ultimo giorno
di questo anno in una ferrovia,
verso le piogge
del distante arcipelago violetto,
e l'uomo della macchina,
complicata come un orologio del cielo,
che china gli occhi
all'infinito modello delle rotaie,
alle brillanti manovelle,
ai veloci vincoli del fuoco.

Oh conduttore di treni
sboccati verso stazioni nere della notte.
Questa fine dell'anno
senza donna e senza figli,
non è uguale a quello di ieri,
a quello di domani?

Dalle vie e dai sentieri il primo giorno,
la prima aurora di un anno che comincia,
ha lo stesso ossidato colore di treno di ferro:
e salutano gli esseri della strada,
le vacche, i villaggi,
nel vapore dell'alba,
senza sapere che si tratta della porta dell'anno,
di un giorno scosso da campane,
fiorito con piume e garofani.

La terra non lo sa:
accoglierà questo giorno dorato,
grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline
lo bagnerà con frecce di trasparente pioggia
e poi lo avvolgerà nell’ombra.

Eppure piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare,
a fiorire, a sperare.

Ti metteremo come una torta nella nostra vita,
ti infiammeremo come un candelabro,
ti berremo come un liquido topazio.
Giorno dell'anno nuovo,
giorno elettrico, fresco,
tutte le foglie escono verdi dal tronco del tuo tempo.

Incoronaci con acqua,
con gelsomini aperti,
con tutti gli aromi spiegati, sì,
benché tu sia solo un giorno,
un povero giorno umano,
la tua aureola palpita su tanti cuori stanchi
e sei, oh giorno nuovo,
oh nuvola da venire,
pane mai visto, torre permanente!