TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 9 febbraio 2017

I sogni non invecchiano quasi mai con l'età


C'è un momento della vita, Conrad lo chiamò la linea d'ombra, in cui ci si accorge quasi di improvviso che il tempo è passato e che si è ormai nell'altro versante, quello in discesa, della montagna della vita. Le cose, soprattutto le piccole cose quotidiane, assumono un altro valore. Così i sogni. Ed è una cosa importante, perché l'uomo in fondo è ciò che sogna. Lo psicanalista Massimo Ammaniti tratta questi temi in un bel libro di cui riprendiamo una pagina.

Massimo Ammaniti

I sogni non invecchiano quasi mai con l'età

Sigmund Freud ha mostrato che i sogni aprono una finestra sul nostro inconscio, e quando al risveglio proviamo a ricordarli, spesso si dissolvono, lasciandoci solo qualche immagine fugace ed enigmatica, difficile da interpretare. Moltissimo é stato detto sul loro significato: per esempio, che sarebbero una sorta di "riscrittura" delle nostre esperienze diurne secondo codici logici diversi rispetto a quelli della veglia, e che, in quanto tali, provvedono ad alimentare e arricchire il nostro mondo interiore.

Quando si invecchia, i sogni assumono ancor piú valore, forse perche si pone maggior attenzione alla propria dimensione personale: ci si scruta, si ascolta il proprio corpo, si controlla ciò che si mangia e come si dorme. La mattina, senza più l'urgenza di dover iniziare una giornata di lavoro, ci si può dunque dedicare a ricostruire i sogni appena fatti, che diventano una sorta di termometro personale dei nostri stati d'animo, delle nostre ansie e delle nostre aspettative per il futuro.

Spesso, nei suoi libri, Raffaele La Capria ha raccontato i luoghi napoletani della sua infanzia e della sua adolescenza, che continuano a suscitare in lui forti emozioni. In "Ferito a morte", per esempio, parla di Palazzo Donn'Anna, affacciato sul mare, che gli ricorda le mille esplorazioni fatte da bambino nei suoi sotterranei, dove si poteva udire il rimbombo delle onde. Eppure, nei suoi sogni — come ha raccontato — riappare in modo ricorrente non l'immagine del palazzo della sua prima infanzia, bensi quella di un luogo completamente diverso, un edificio sconosciuto e insieme, in qualche modo, familiare, in cui lui si muove con sicurezza.


E questo, in genere, l'aspetto più inquietante e contraddittorio dei sogni, che al risveglio suscitano interrogativi a cui non è sempre facile dare risposta. Probabilmente, i sogni costruiscono una scenografia che rende possibile l'emergere dei ricordi "impliciti", ossia quelle esperienze dei primi anni di vita che fanno parte del nostro patrimonio domestico, ma di cui non siamo consapevoli. Rappresentano insomma, come si é detto, una finestra sul nostro mondo interiore, su quell'area di se brillantemente descritta dallo psicoanalista americano Christopher Bollas come "conosciuta ma non pensata" e ben esemplificata dal racconto di La Capria.

Nell'"Interpretazione dei sogni", pubblicato nel 1900, il padre della psicoanalisi parla diffusamente dei sogni ricorrenti, quelli che possono comparire durante l'infanzia e ripresentarsi periodicamente nel corso dell'intera esistenza,e che procurano la strana sensazione di vivere una situazione gia vissuta, ma il cui significato non è mai stato chiarito.

E precisamente ciò che racconta Andrea Camilleri: «Credo di avere due o tre zone oscure, diciamo nebulose. Devo aver fatto qualcosa che non ricordo, perche per anni ho avuto un sogno ricorrente, di cui ho cercato disperatamente quanto inutilmente di individuare le motivazioni. Un sogno di colpevolezza, addirittura un assassinio: ammazzavo un uomo che non sono mai riuscito a vedere in faccia. Dopodiche lo nascondevo sotto un divano, lo stesso dove sono seduto ora, e sapendo che di lì a pochi minuti sarebbe arrivato qualcuno, vivevo nell'angoscia che mi chiedesse: "Oddio, che c'e qua sotto?" e scoprisse il cadavere nascosto"». Anche Camilleri, dunque, ha un sogno ricorrente, che gli provoca angoscia non solo per il fatto di aver ucciso un uomo, ma per aver cercato di nascondere le prove della propria colpevolezza, con il conseguente timore — e forse anche il desiderio — di essere scoperto, l'unico modo per sedare il proprio senso di colpa. Ciò che rende particolarmente perturbante questo sogno é il fatto che l'autore ignori chi sia la persona che ha ucciso e perché.


Sono questi gli interrogativi che i sogni lasciano irrisolti e che obbligano a una sorta di indagine interiore per cercare di dare un senso a immagini cosi impresse nella nostra memoria da farci pensare che siano legate a esperienze reali. Con il progredire dell'etá, i sogni sembrano diventare sempre piu importanti, dal momento che la dimensione interiore si amplia e sempre maggiore attenzione viene dedicata sia al corpo sia alla mente. Emergono allora i tanti ricordi del passato che, come le foto ingiallite di un vecchio album, inducono a rivivere e riassaporare i bei momenti trascorsi, le amicizie, gli amori, i successi professionali.

Non è un caso che proprio Freud abbia definito il sogno «un brano della superata vita psichica infantile». Pensiamo alle persone anziane, abituate a trascorrere buona parte della giornata in totale solitudine. Non è raro che davanti ai loro occhi, in determinate circostanze, comincino a scorrere le immagini evocative tipiche dei sogni, perche cosi si sentono meno isolate dal mondo e P ossono riassaporare il senso piu profondo delle esperienze vissute, delle emozioni e degli stati d'animo del passato. Come scrive lo psicoanalista francese Claude Olievenstein, «l'attaccamento delle persone di una certa età a tutto ció che costituisce il proprio passato, forse é un modo per aggrapparsi ai punti di riferimento conosciuti, dato che non é più possibile guardare avanti».

I sogni possono rivelarsi un grande serbatoio di affettività anche quando, durante il giorno, ricordiamo le immagini che hanno accompagnato il sonno e delle quali, spesso, siamo solo parzialmente consapevoli. Mentre Freud sottolineava lo stretto legame fra sogno e desideri e conflitti inconsci — che per poter affiorare alla coscienza devono essere mascherati dal cosiddetto «lavoro onirico» — i suoi successori ne hanno messo soprattutto in luce l'aspetto relazionale. In altri termini, i sogni rispecchierebbero, anche se in maniera allusiva, criptica e traslata il mondo delle nostre relazioni interpersonali, in particolare di quelle instaurate con le figure piú significative dell'infanzia, che si sono poi sedimentate nella sfera psichica individuale.

Le persone anziane, se non sono affette da gravi disturbi o da limitazioni invalidanti e hanno la mente ancora lucida, possono imparare che non si vive solo nel mondo della realta esterna, sociale, ma anche in quello della realta interna, personale. É questa l'"integrazione" di cui parla lo psicoanalista americano Erik Erikson, per il quale le varie fasi del ciclo di vita sono caratterizzate da specifici compiti evolutivi e da conflitti fra varie tendenze contrastanti.

Nel caso della vecchiaia, secondo lui, il conflitto fondamentale é quello fra integrazione e disperazione. Se ha la meglio la seconda, ci ripieghiamo su noi stessi e avvertiamo un senso di amarezza e di risentimento che finisce per colorare negativamente tutta la nostra esistenza. Se invece ad affermarsi é l'integrazione, si raggiunge la saggezza, che non é soltanto un modo più  risolto e sereno di vedere la vita, ma la capacità di vivere in maniera autentica la propria interiorità, dando il giusto valore ai rapporti, ai legami e ai sentimenti.


La Repubblica - 30 gennaio 2017