TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


venerdì 24 febbraio 2017

Un re allo sbando



I giornali non ne parlano molto, ma il Belgio è da anni un paese profondamente lacerato, sull'orlo della separazione fra Fiandre e Vallonia. “Un re allo sbando” non è dunque un film così innocente come potrebbe a prima vista sembrare, ma una ironica e intelligente riflessione (nello stile dei romanzi filosofici settecenteschi)  sul ritorno dei nazionalismi in Europa.

Paolo D'Agostini

'Un re allo sbando', in fuga verso l'Europa con il re che sognava di fare il reporter

A prima vista Un re allo sbando (King of the Belgians, in concorso l’anno passato nella sezione Orizzonti di Venezia) è soltanto una stravaganza pura e semplice. Uno scolorito monarca europeo, Nicolas terzo del Belgio, si reca in visita di stato in Turchia: svogliato e assente, pura rappresentanza senza alcuna voce in capitolo, ammaestrato dal capo del protocollo reale e dalla responsabile delle pubbliche relazioni messa lì dal Palazzo, appena un po' confortato dall'affettuosa complicità del cameriere personale. I primi due hanno concepito l'idea di portarsi al seguito un regista inglese incaricato di realizzare lungo il viaggio un documentario che restituisca un po' di smalto all'appannata monarchia. Il film, un film fantapolitico evidentemente del tipo “sulla strada”, è dunque un falso documentario, l’azione è filtrata attraverso il film-nel-film.

Ma niente va come si vorrebbe e dovrebbe, è un disastro totale. Già a partire dalla grottesca visita a Istanbul, durante la quale l'ospite è ignorato dalle autorità locali ma con protervia sottoposto all'occhiuta e invasiva sicurezza. Quando giunge la notizia che la Vallonia, la parte francofona del Belgio, si è proclamata indipendente, il re Nicolas in un soprassalto di amor proprio e di orgoglio dà l’ordine di rientro decidendo al contempo che per una volta il discorso che rivolgerà alla nazione se lo scriverà da solo.

Ma un'emergenza climatica ha bloccato tutto il traffico aereo. Non resta all'improvviso e incerto decisionismo del monarca, malgrado le prudenze della sua corte e la decisa opposizione della sicurezza turca esclusivamente preoccupata di non fare brutta figura, che procurarsi un mezzo di fortuna per compiere il viaggio di ritorno via terra. E sarà un'avventura picaresca ed esilarante, degna di Tre uomini in barca.


Assecondata con entusiasmo dal regista che, già insofferente dei mille paletti imposti al suo originario incarico, vede l'occasione di riprendersi la propria autentica vocazione di reporter d'assalto. La traversata dei poco rassicuranti Balcani – tra la Bulgaria del gruppo folcloristico femminile che li nasconde nel suo torpedone, l'Albania dove sbarcano fortunosamente credendo di essere approdati sulle coste italiane, la Bosnia ancora ferita dove il regista ritrova il cecchino serbo col quale ai tempi della guerra aveva stretto una chiassosa amicizia cameratesca e alcolica ma irta di intoccabili non detti – sarà per tutta la compagnia ma in special modo per il re che si sente rinato in mezzo al disordine della vita reale un’esperienza umana indimenticabile.

Sembra appunto una pura stravaganza ma nelle pieghe contiene innumerevoli richiami a temi caldi della nostra vita contemporanea. L'autoritarismo turco, l'instabilità balcanica, il recente e sanguinoso passato della ex Iugoslavia, l'ombra delle migrazioni, quella della sicurezza continentale messa in pericolo dagli attentati, e su tutto, con disincanto parodistico ma anche semiseri spunti di riflessione, la fragilità della costruzione europea e al suo interno la macchinosa fonte di veti incrociati che è il minuscolo regno belga. Interpreti lasciati liberi di improvvisare. Protagonista che con la sua impassibilità sa dare corpo tanto alla comicità delle situazioni che allo struggimento della dignità riscattata.