TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


martedì 14 marzo 2017

De Gasperi, testimone di un Novecento non archiviabile


Corredato da documenti inediti, «La svolta occidentale» di Nico Perrone ricostruisce nei dettagli quanto accadde in occasione del primo viaggio del presidente del consiglio De Gasperi negli Stati Uniti (il 3 gennaio 1947) e quanto seguì: l’esclusione di socialisti e comunisti dal governo di unità nazionale; la scissione saragattiana dal partito di Nenni; la durissima campagna elettorale che portò la Dc a conquistare, il 18 aprile 1948, la maggioranza assoluta; la fine dell’unità sindacale; l’ingresso dell’Italia nella Nato.

Luciana Castellina

De Gasperi, testimone di un Novecento non archiviabile

Alcide De Gasperi se lo ricordano forse solo i novantenni, e però merita ancora una riflessione visto che le scelte dei suoi governi hanno segnato nel profondo l’Italia che abbiamo ereditato. Proprio per questo consiglio di leggere il recentissimo libro di Nico Perrone – La svolta occidentale (Castelvecchi, pp. 190, euro 19,50) - che ricostruisce, sulla base anche di documenti inediti, quanto accadde in occasione del primo viaggio del presidente del consiglio De Gasperi negli Stati Uniti (il 3 gennaio 1947) e quanto seguì: l’esclusione di socialisti e comunisti dal governo di unità nazionale; la scissione saragattiana dal partito di Nenni; la durissima campagna elettorale che portò la Dc a conquistare, il 18 aprile 1948, la maggioranza assoluta; la fine dell’unità sindacale; l’ingresso dell’Italia nella Nato. Come vedete una serie di eventi decisivi.

SEBBENE RICORDI in dettaglio quel periodo perchè militante (molto di base ) del Pci, il libro di Nico Perrone mi ha fornito una quantità di informazioni su cose di cui io, come tutti, avevo avuto solo una conoscenza molto generica. Nelle sue pagine c’è infatti una ricca documentazione su come e quanto, a partire da quel viaggio a Washington, il presidente Truman e i suoi servizi intervennero nelle vicende italiane. Inizialmente gli Stati Uniti non sembravano dare molto peso all’Italia: l’attenzione era tutta rivota a consolidare il blocco occidentale lungo il confine con la zona di occupazione sovietica che divideva la Germania. Gli aiuti economici forniti a questo paese furono subito 20 volte maggiori di quelli che verranno versati all’Italia, così, del resto, come quelli elargiti alle due potenze centroeuropee che contavano: Francia e Gran Bretagna.

Dell’importanza geopolitica dell’Italia si accorgeranno solo in un secondo tempo quando, nel febbraio del ’47, le truppe inglesi abbandonarono la Grecia dove divampava la guerra civile e vennero sostituite da quelle americane: il Mediterraneo acquistava un valore strategico. Per questo che, in occasione del suo primo viaggio, è De Gasperi a essere assai più interessato all’appoggio di Washington di quanto non sia il presidente Truman per un paese come l’Italia che gli sembra marginale. E però il nostro paese ha una peculiarità: c’è una presenza comunista molto più estesa che altrove, e un partito socialista a questa strettamente associato. Ambedue i partiti sono nel governo. Tocca a De Gasperi spiegargli che se si vuole evitare che acquistino ulteriore consenso e animino pericolosi tumulti c’è bisogno di aiuto alimentare urgente. Gli daranno una miseria : 50 milioni di dollari a copertura delle spese per la presenza delle forze militari americane in Italia. Una scena avvilente, con de Gasperi che alla cerimonia borbotta un ringraziamento passando l’assegno, senza neppure guardarlo, all’ambasciatore Tarchiani che se lo mette furtivamente in tasca.


PER ALZARE IL PREZZO bisogna rendere più preoccupante il pericolo comunista e così gran scambio di informazioni attraverso l’Atlantico per valutare se i partigiani tutt’ora armati e pronti all’insurrezione siano 70 o 80 mila. E licenziamento di tutti i portuali comunisti a Livorno, Taranto, La Spezia. Più – ancora nel ’52 – altri 400 da un reparto Fiat «delicato», perché produttore di apparecchi sensibili per gli Stati Uniti. Più gravi i piani previsti per operare nel caso il Fronte (Pci e Psi) avesse vinto le elezioni: dall’intervento militare americano ( presa di possesso di Sardegna e Sicilia come base per le operazioni) alla falsificazione dei risultati da parte delle prefetture. Interessanti i documenti sul plateale appoggio di Pio XII a simili operazioni:il papa, per esprimere il proprio entusiasmo militarista, fa pubblicare per intero il testo del Patto Atlantico sull’Osservatore Romano.

Queste cose, allora, erano oggetto di denuncia da parte nostra, e però confesso che col tempo avevo finito per credere che si trattasse di nostre esagerazioni propagandistiche. Non lo erano affatto, le intenzioni erano state in realtà anche più gravi. Fino al suggerimento del consigliere del presidente,George Kennan, alla vigilia delle elezioni del ’48: chiedere a De Gasperi di mettere fuori legge il Pci, sì da suscitare una protesta insurrezionale che avrebbe dato l’occasione agli Stati Uniti di intervenire direttamente con le proprie forze armate.

DE GASPERI, intelligentemente, non dette ascolto al suggerimento. Lui sapeva bene già da allora che non c’era alcuna intenzione militare da parte dei comunisti, e che quando, il 14 luglio, partì la rivolta spontanea per l’attentato a Togliatti – come ha scritto più tardi limpidamente Andreotti – Pci e sindacati si impegnarono fino in fondo per controllarla.

De Gasperi seguì invece diligentemente quanto Washington gli aveva suggerito sul terreno della politica economica, che coincideva del resto, punto per punto, con quanto gli ordinava l’allora presidente della Confindustria Costa: attuare il blocco delle retribuzioni; l’abolizione delle restrizioni ai licenziamenti; controlli sugli scioperi; tagli alla spesa pubblica, etc.

Il telegramma che conteneva tali consigli, inviato dal segretario di stato Marshall all’ambasciatore americano in Italia, Dunn, concludeva dicendo che «i comunisti sono in frontale divergenza con tale programma». Di qui «il problema del mantenimento dell’ ordine pubblico». E dunque dell’intervento militare diretto degli Stati Uniti per «garantire la democrazia».

È BENE RICORDARE che il più clamoroso intervento di Gladio ( la formazione segreta creatura della Cia e di Cossiga) ebbe luogo, moltissimi anni dopo – nel 1963 – per reprimere una manifestazione sindacale, quella degli edili romani. (La sostanza, come si vede, è sempre un qualche jobs act e articolo 18).


il manifesto – 3 marzo 2017