TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 18 marzo 2017

Depero il mago


Dinamico, poliedrico, brillante. Dal 18 marzo al 2 luglio 2017 Depero in più di 100 opere, alla Fondazione Magnani Rocca, presso Parma. A raccontare "un artista che seppe dispensare meraviglia”.


Forse il più futurista dei futuristi, senza dubbio protagonista assoluto del Secondo Futurismo, Fortunato Depero è al centro di una grande mostra allestita dal 18 marzo al 2 luglio negli splendidi spazi della Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo (Parma).

Esposte oltre 100 opere tra dipinti, celeberrime tarsie in panno, collage, abiti, mobili, disegni, progetti pubblicitari, riuniti per celebrare il geniale artefice di un'estetica innovativa e visionaria che nei primi decenni del '900 è riuscita a mettere in correlazione le discipline dell'arte, dalla pittura, della scultura, dell'architettura, del design e del teatro.

Con il titolo 'Depero il Mago', l'importante rassegna, frutto di una collaborazione istituzionale fra il Mart di Trento e Rovereto e la Fondazione Magnani-Rocca, è stata curata da Nicoletta Boschiero, già autrice di storiche ricognizioni su Depero, e Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione. Dinamico, poliedrico, brillante, l'artista trentino appare ancora oggi come dispensatore di meraviglia e la selezione dei due curatori ha puntato proprio a esaltare la sua creatività, lasciata a briglie sciolte, mentre schierandosi contro i modelli comuni, provocava profonde fratture negli schemi obsoleti, accademici.


Quello di Depero era però un lavoro artistico che, oltre all'estro, richiedeva tempo, sapienza, organizzazione. E, abbinando lo spirito di sacrificio alla volontà un po' folle di andare oltre il limite, generava regole nuove in continuo mutamento. Una personalità e una produzione non facile da raccontare per la complessità e le molteplici sfaccettature che contribuirono a trasformare un'epoca, in Italia e in Europa. La mostra della Fondazione Magnani ha quindi lo scopo di illustrare lo straordinario percorso futurista dell'autore, analizzandone i ruoli peculiari di sperimentatore, scenografo, mago, pubblicitario e infine maestro.

L'allestimento è stato così organizzato in cinque ampie sezioni: 'Irredentismo e futurismo', 'La formazione alla scuola elisabettina e l'adesione futurista', 'Teatro magico. Chant du rossignol, Balli plastici, Anihccam', 'La Casa del mago. La produzione artistica tra design e artigianato', 'New York. Depero Futurist House' e 'Rovereto. Verso il museo'.


Il percorso espositivo prende quindi le mosse dai primi passi dell'artista in Irredentismo e futurismo, dagli esordi a Rovereto fino al periodo romano quando, nel 1915, firma con Giacomo Balla il manifesto Ricostruzione futurista dell'universo, che custodisce il sogno di un'opera d'arte totale, capace di inglobare tutti i linguaggi della ricerca artistica. Il teatro magico inizia invece col balletto 'Chant du rossignol', commissionato nel 1916 a Depero da Sergei Diaghilev, e prosegue con i Balli plastici, scaturiti dalla collaborazione con Gilbert Clavel.

Il movimento sulla scena dell'automa è meccanico e rigido, le marionette riportano ai valori dell'infanzia, del sogno, del gioco, del magico. A Rovereto nel 1919, finita la guerra, Depero da vita a un suo grande sogno, quello di aprire una Casa d'arte futurista, specializzata nel settore della grafica pubblicitaria, dell'arredo e delle arti applicate e, in particolare, in quello degli arazzi. Dal 1921 la casa d'arte, grazie all'apporto della moglie Rosetta Amadori e di alcune lavoranti, lavora a pieno ritmo, creando una importante produzione artistica differenziata.


Nel 1928, dopo i successi ottenuti nelle principali esposizioni nazionali e internazionali, Depero e Rosetta si trasferiscono a New York, dove vivono per due anni. Qui l'artista apre la Depero's Futurist House, una sorta di filiale americana della casa d'arte di Rovereto e incontra nuovamente, dopo dieci anni, Leonide Massine direttore artistico del Roxy Theatre, che lo coinvolge come scenografo.

Negli anni '50, infine, al ritorno da un secondo viaggio negli Stati Uniti, Depero progetta e realizza (grazie anche alla collaborazione del comune di Rovereto) il primo museo futurista, che in definitiva è una insolita e originale consacrazione della sua opera complessiva. Inaugurata nel 1959, un anno prima della morte, la Casa d'Arte Fortunato Depero (riaperta dopo un restauro nel 2009) è oggi una sede museale del Mart, museo che, tra l'altro, conserva anche l'Archivio Depero.


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