TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


martedì 7 marzo 2017

Il nido nelle radici



Dedicato alle amiche e agli amici di Cosio d'Arroscia che ci hanno regalato una bella giornata.

Pasquale Misuraca

Il nido nelle radici


Nelle radici pensili di una pianta del balcone labicano i merli hanno fatto il nido.

Sono anni che questa pratica persiste. La pianta sta nel vaso grande e rettangolare, a sarcofago per intenderci, nel quale ho trapiantato anche la stephanotis, condiviso leopardianamente con una miseria, una parietaria, un asparago e un ciclamino immigrato dai boschi Sabatini. La pianta delle radici pensili avrà un nome, ma non lo conosco, l’abbiamo trovata tra le piante indigene acquistando la casa e non c’era il cartellino.

È una pianta invasiva endemica di via Labicana, di cui ha conquistato balconi, terrazze, tetti, marciapiedi, forse cantine e sotterranei (non lo so per certo perché sono claustrofobico e non li frequento). Resiste a tutte le stagioni e non ha bisogno di niente, nemmeno di acqua. E in cambio del niente regala ombrelli-grappoli-orecchini di campanule rosa-viola-indaco, in pieno inverno (al pari del nespolo, che però fa i fiori all’insù). E le radici pensili tutto l’anno questa pianta regala, a chi sa cosa farne. Come questa coppia di merli profughi da un cespuglio di edera e rose del giardinetto dietro il cortile, cancellato da un cittadino al quadrato irritato dalla loro simbiotica vitalità.

Tutte le primavere ed estati questa coppia di merli produce, cova, alimenta ed assiste fino alla volatile indipendenza una serie di allegri merlotti (o merletti, come li definisce la mia poetica complice). Quest’ anno ho contato cinque nidiate e sette, vogliamo essere prosaicamente precisi? turdidi merula. Ma è del nido delle radici che desidero oggi particolarmente dirvi. Le sue radici pendule occupavano e preoccupavano i condomini. Possono staccarsi, cadere, ferire. Sporcano. Sono antiestetiche. Attirano insetti. Ho resistito alle frecciatine. Hanno attirato i merli.

Cosa fanno gli umani di solito delle radici altrui? Le tagliano, dividendole dalla pianta viva. E vivono accanto ai fiori mozzati dei mazzi comprati, e le radici seccate disperse. I merli ne hanno fatto la base di nuove vite. Trasformandole. Come occorre fare con i libri, con i morti, con le tradizioni, con la storia, con la memoria. Secondo la lezione di Antoine de Saint-Exupéry (contenuta in Cittadella, un libro tanto bello quanto poco letto):

“Tu puoi solo vivere di quello che trasformi. Vivere per l’albero significa prendere della terra e trasformarla in fiori.”



il manifesto/Alias – 4 marzo 2017