TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


mercoledì 8 marzo 2017

Manchester by the sea. Un film da vedere



Delitto e castigo, si potrebbe titolare così questo bel film caratterizzato dall'interpretazione essenziale di Casey Affleck e da una splendida fotografia. Una meditazione sul dolore e il senso di colpa. Un film da vedere.

Cristina Piccino

L’elaborazione del lutto tra eroi e sentimento

Melò familiare e al maschile con due fratelli, il maggiore dal cuore matto per una malattia congenita, persona splendida e amatissima dall’intera comunità di Manchester, che muore lasciando solo il figlio adolescente, Patrick detto Patty (Lucas Hedge). La madre del ragazzo è andata via da tempo, per questo nel testamento l’uomo ha nominato tutore del ragazzo suo fratello minore, Lee (Casey Affleck), che anni prima si è autoesiliato a Boston.

Guardiano tuttofare, malpagato, rabbioso e solitario Lee ha un passato che non sa perdonarsi e che sconta infliggendosi una vita di schifo.Più che farsi guidare da una «progressione» narrativa, Kenneth Lonergan lascia che il racconto segua il flusso del tempo illuminando le relazioni che vi si dipanano con delicata sensibilità.

I suoi personaggi entrano nel movimento della vita, nei «non-eventi» che la scandiscono attraversando il paesaggio della città costiera del titolo, la luce del mare, i «riti» del luogo, quella working class di pescatori che non vuole farsi sopraffare dalle nuove economie pure se per molti le barche sono diventate troppo care. Passato e presente si sovrappongono, lasciano affiorano gli errori, i disastri del caso che quasi intrappolano i protagonisti nel momento fatidico della loro esistenza. «Non riesco a dimenticare» ripete al ragazzo Lee, condannato come un paria sulla terra dai suoi sensi di colpa.


Lonergan lascia aperto l’orizzonte emozionale dei suoi «eroi» rimane aperto, anche quando è tutto deciso in una scrittura ricca di situazioni (che è uno dei punti di forza del film), con detour paradossali, toni quasi da commedia, che contrappongono le due figure maschili, l’adolescente che a differenza dello zio non vuole farsi sopraffare dal dolore della morte del padre continuando il suo doppio idillio con due ragazzine e la frenesia di sempre.

Ma ciò che impressiona è l’equilibrio perfetto che Lonergan raggiunge tra storia, regia e recitazione del protagonista, Casey Affleck, che in questo ruolo sembra trovare una piena corrispondenza alla sua fisicità, accordata ai silenzi, alla violenza trattenuta, all’indecifrabile corso dei pensieri del «suo» Lee.

Prodotto da Matt Damon, e con 6 candidature agli Oscar, Manchester by the Sea rappresenta dopo il disastro finanziario (e non solo) del precedente Margaret la rivincita di Kenneth Lonergan. Una scommessa vinta magnificamente.

Il manifesto – 16 febbraio 2017