TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


martedì 4 aprile 2017

Non mi fare paura. Il detournement artistico di Giuliano Galletta


Giovedì 6 aprile alle ore 18:30
si inaugura alla C|E Contemporary di Milano
la personale Giuliano Galletta

Non mi fare paura

a cura di Viana Conti.

Foto: Restu/3, 1980


La mostra si struttura sulla linea dell’autobiografia come autoantropologia, dell’autoritratto come luogo d’inquietante familiarità, della citazione come slogan popolar-filosofico-letterario, del musical americano anni Trenta in funzione di détournement situazionista, del cinema Horror della Hammer Film anni Cinquanta, il cui climax si compie in una spettrale galleria di vampiri, mummie, maschere.

Chi non ha paura di far paura è proprio Giuliano Galletta per la cui opera non sembra inopportuno citare Edoardo Sanguineti quando scrive: Non c'è opera veramente comica se non ha in sé qualcosa di tragico e viceversa.

Giuliano Galletta (Sanremo 1955) si sposta dal Photobildungsroman al Diario intimo, facendo di un’identità in frammenti un collage di resti. Si registra nel corpus della sua opera una vocazione all’ibridazione parodica di operetta, avanspettacolo, film, tatuaggio, azione gestualità, scenografia, praticando altresì il cosiddetto Verfremdungseffekt/Effetto di straniamento brechtiano. Immagine chiave della mostra è, di fronte all’ingresso, un’inquietante autoritratto la cui componente di familiarità, immediatamente percepibile, entra in conflitto con i tatuaggi di ispirazione Maori.

D’altronde, citando Gustave Flaubert, L'artista è una mostruosità. Giuliano Galletta non cessa di lavorare alla struttura composita di un intimo Journal in cui prevalgono la scrittura come citazione, l’immagine come reperto, il colore rosso come investimento tragico-epico-erotico, il nero come batailliana, cimiteriale, pratica del lutto. Nei resti alla deriva di un’identità d’autore/scrittore/artista/attore/giornalista/poeta, frantumata e dispersa, affiora, in sottotraccia, una partitura polisemica in cui arti visive, spettacolo, travestimento, sceneggiatura, musica, cinema, si contaminano in un perturbante métissage.

(www.arte.it)



Giuliano Galletta è nato a Sanremo nel 1955, vive e lavora a Genova. Artista, giornalista, scrittore è attivo fin dalla seconda metà degli anni Settanta e ha esposto in gallerie e musei italiani e stranieri. Fra le sue mostre più recenti “La camera melodrammatica” (Galleria Martini & Ronchetti, Genova, 2006), “Giuliano Galletta a Casa Jorn” (Casa-Museo Asger Jorn, Albissola Marina, 2007), “You’re the top”, Galleria Unimediamodern”, 2009.

Ha pubblicato il romanzo visivo “tous jours” (edizioni Sileno, 1978), la raccolta di poesie “Un impossibile giorno” (edizioni Sileno, 1990), il saggio “Il televisore. Dal totem casalingo alla realtà virtuale” (Gribaudo, 1995),  “Almanacco di un altro anno” (Antilibro-posteditore, 2004), “Sanguineti/Novecento. Conversazioni sulla cultura del XX° secolo” (il melangolo, 2005), ”Sabrina e l’arte della felicità” (il melangolo 2006), “Volti & Risvolti” (con Gianni Ansaldi, Sagep, 2009). “Il mondo non è una pesca” (Socialmente, 2010). nel 2004 ha vinto il premio  Saint Vincent.


Del suo lavoro hanno scritto Viana Conti, Bruno Corà, Germano Beringheli, Mauro Bocci, Rossana Bossaglia, Marco Ferrari, Matteo Fochessati, Riccardo Manzotti, Raffaele Perrotta, Simone Regazzoni, Sandro Ricaldone, Carlo Romano, Giuseppe Zuccarino.