TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 18 maggio 2017

Guglielmo Mazzia, Dinosauri



Entr’acte ospita, dal 29 maggio al 15 giugno, una personale di Guglielmo Mazzia, che presenta un ciclo di lavori su carta incentrato su immagini di dinosauri, raffigurate con un intensa verve fantastica.

“Secondo l’opinione espressa da Emilio Villa nel volume L’arte dell’uomo primordiale – scrive Sandro Ricaldone - nella creazione artistica, il rapporto fra l’uomo e le altre specie animali si ponga non solo (e forse non tanto) sul piano della rappresentazione quanto su quello di una vera e propria introiezione. (…)  È un simile aspetto che, rivisitato in forme del tutto contemporanee, ritroviamo nel lavoro di Guglielmo Mazzia, nei vorticosi viluppi di rettili e dinosauri, trasfigurati da accensioni di colore talvolta smorzate da lunghe scie d’ombra. Nelle sue carte prende vita una sorta di mostruosità esuberante, che trae energia dalla concentrazione delle masse, mantenendo un tratto di leggerezza nella mobilità e nello slancio del segno che contorna le singole figure. L’afflato fantastico che ne promana non è però semplice gioco visivo: mentre da un lato si fa espressione di una tensione arcaica naturale, sotto altro profilo, collegandosi all’estinzione delle specie ritratte, allude ad una condizione di pericolo che direttamente concerne la condizione precaria del nostro habitat. Viene alla mente allora una riflessione di José Gil: “Probabilmente l’uomo produce mostri per una sola ragione, poter pensare la sua stessa umanità”.


Guglielmo Mazzia è nato a Imperia dove vive e lavora.
Introdotto alla pittura nel periodo scolastico da Bernardo Asplanato, partecipa più tardi con entusiasmo alle iniziative del Gruppo Artisti Città di Imperia, sodalizio artistico che ha la sua base nelle “Grotte di Nerone”, storico locale gestito dallo scultore Rino Rossi.
La militanza politica nella sinistra rivoluzionaria lo porta ad affrontare l’esperienza del carcere, al cui interno intraprende una vorticosa attività artistica.
In seguito, l’incontro con Giovanni Berio costituisce per lui un passaggio importante. Il maestro Ligustro, oltre alla sua intensa attività d’artista, gestisce una piccola, ardente galleria dove gli organizza una mostra personale con il lavoro di quegli anni.
Matura nel tempo crescente interesse per la scenografia, con allestimenti, mostre e collaborazioni a Torino dove si è trasferito; partecipa al gruppo scultori “Spazio Libertà” con esposizioni itineranti sull’asse Torino-Milano. In quel periodo la scultura trova definitivamente spazio nella sua produzione.
Al ritorno a Imperia dà vita al “Laboratorio Reart” dove sarà il mosaico, oltreché l’uso di materiali abbandonati da riciclare, ad avere specifica attenzione, affiancando l’attività pittorica sempre centrale nella sua ricerca.