TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 10 giugno 2017

C’è una grotta in Liguria dove si nasconde la storia dei Neanderthal


L'Arma Veirana nell'entroterra di Albenga conserva tracce del DNA dell'uomo di Neanderthal. Una scoperta importante che potrebbe rivoluzionare gli studi in materia.

Paola Scola

C’è una grotta in Liguria dove si nasconde la storia dei Neanderthal



È un «libro» dove leggere la storia dell’evoluzione. Dei primitivi che abitavano lì tra i 200 mila e i 40 mila anni fa. Nell’Arma Veirana, una grotta straordinaria nell’entroterra di Albenga, tra la ligure Erli e la cuneese Cerisola (minuscola frazione di Garessio), l’uomo di Neanderthal fece la sua casa. Lasciando il Dna. Finchè arrivarono le creature «anatomicamente moderne». I Sapiens.

Che cosa accadde è ancora da capire. Cioè se si incontrarono, se gli uni cacciarono gli altri o se ci fu una «ibridazione». Domande alle quali vogliono dare una risposta gli studiosi della campagna internazionale delle università di Genova, Montreal, Washington, Denver, Tubinga, Bologna e Ferrara, a cui guarda ora anche il Polo culturale di Garessio. «La caverna è a meno di 3 km da noi - spiega Sebastiano Carrara, responsabile del Polo garessino - e ci sentiamo coinvolti. Sabato incontreremo i referenti per un tavolo di lavoro sulla val Neva».

L’Arma Veirana, triangolo di due falesie appoggiate, custodisce molto materiale e, soprattutto, tracce degli ultimi neanderthaliani, secondo gli esperti. Fabio Negrino, dell’ateneo genovese, ricercatore di Preistoria e Protostoria, uno degli otto professori e titolare della concessione di scavo, spiega : «La grotta racconta del passaggio dal Paleolitico al Neolitico. Di cacciatori e raccoglitori, che si spostarono. Lasciandoci centinaia di frammenti di ossa, grasso cotto, strumenti di pietra».

L’uomo di Neanderthal si nutriva di carne, anche cotta, come dimostrano i resti di grasso colato. Quasi fosse una cucina. E le tracce di cervi e cinghiali macellati, catturati con il «corpo a corpo», lance e punte. «Poi ci fu una rivoluzione umana, tecnologica e culturale - rimarca Negrino -. Le frecce, per esempio, scagliate non con un arco, ma con un propulsore».

Un’altra particolarità della caverna è che si trova nell’entroterra e non verso la costa. In Piemonte ce n’è solo un’altra simile: la «Ciota Ciara» sul Monte Fenera, in val Sesia. Ma è nell’Arma Veirana che gli esperti cercano, per ora, di decodificare millenni di storia. E le campagne di studio riprenderanno quest’estate.

I neanderthaliani hanno lasciato il loro Dna. Che potrebbe essere esaminato nell’istituto internazionale «Planck» di Lipsia, specializzato in paleogenetica, cioè l’analisi del materiale genetico proveniente da antichi organismi. Il direttore, Svante Pääbo, per primo ha studiato con la biologia molecolare il Dna di mummie egizie e quello di Otzi (l’uomo preistorico del Tirolo). E ha pure ipotizzato di ricostruire il patrimonio genetico complessivo dell’uomo di Neanderthal. «Ora potrebbe stabilirsi un contatto diretto con l’équipe», ipotizza Negrino. Archeologi e paleontologi hanno rispolverato scovolini, lampade e quanto occorre per «leggere» Arma Veirana. Pronti a tornare al lavoro


La Stampa – 7 giugno 2017