TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


domenica 25 giugno 2017

I Templari a Saliceto

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A Saliceto scoperti antichissimi affreschi. Forse tracce di una presenza templare.

Guido Araldo

I Templari a Saliceto

Utilizzando tecnologie sviluppate dell’agenzia spaziale americana NASA, in grado di penetrare sotto l’intonaco superficiale, i ricercatori Luchina Branciani, Maurizio Grandi e Mauro Radicchi hanno rinvenuto nelle chiese di Sant’Agostino e di san Martino, a Saliceto, immagini molto più antiche, sottostanti importanti affreschi quattrocenteschi. In seguito a questa interessante e suggestiva scoperta è stato pubblicato a Roma il libro “I Templari a Saliceto alla luce di nuove indagini archeologiche – prime analisi multidimensionali” cui hanno partecipato Maurizio Benfatto, primo ricercatore presso il gruppo teorico dei Laboratori Nazionali di Frascati dell’Istituto di Fisica Nucleare, Gian Marco Bragadin. scrittore e conferenziere discendete da una famosa casata veneziana, Beatrice Gargano paleografa musicale e lo scrivente, in qualità di storico locale.

Nella sacrestia antica della chiesa di Sant’Agostino (dal tetto traballante e bisognoso di urgente ristrutturazione) totalmente affrescata con dipinti del 1400, nella parete Nord danneggiata dall’implacabile fluire delle stagioni e dall’incuria umana, è emersa l’immagine possente di un cavaliere appoggiato a un grande spadone, probabilmente un Templare. L’immagine riportata sulla copertina del libro. Sulla stessa parete, all’estremità inferiore destra, è emerso un calice nascosto…

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Nella lunetta della parete Sud è stata rinvenuta una sagoma umana con calice: un Templare con il santo Graal in mano? Questa immagine è affiorata sotto l’affresco quattrocentesco raffigurante l’arrivo a Saliceto di San Francesco da Paola, nella parte destra più compromessa. Estremamente intrigante in questo dipinto il traghettatore che, in mancanza dell’obolo, rifiuta a san Francesco da Paola l’accesso a Saliceto. Un traghettatore simile a Caronte sul fiume Bormida senza le braghe, privo di calza alla gamba sinistra, con traccia di un cappio al collo e un demone rosso sul petto simile a fantasma. Precedenti attribuzioni avevano ravvisato nel santo di passaggio a Saliceto ora san Francesco, ma è privo di stimmate, ora san Bernardino da Siena. La mia attribuzione a san Francesco da Paola deriva dal suo miracolo più famoso: l’attraversamento dello Stretto di Messina utilizzando il suo mantello a mo’ di barca. Esattamente come accade a Saliceto per attraversare il fiume Bormida, di fronte al diniego del traghettatore. Ancora oggi a Saliceto si è soliti dire a riguardo di un poveretto: “u-i’ha nent in sòd da pasè Burgna!” (Non ha un soldo per passare bormida!).

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Altrettanto interessante un analogo rinvenimento in San Martino di Lignera, sempre a Saliceto, dal campanile romanico tra i più antichi in Piemonte per le bifore “a stampella” e dai notevoli affreschi quattrocenteschi nel presbiterio: il secondo più importante ciclo pittorico gotico provenzale in provincia di Cuneo, dopo Bastia Mondovì. Nella piccola adiacente sacrestia, sotto il raffinato affresco di un’annunciazione datato 3 luglio 1400, è emerso nella parte superiore sinistra, grazie all’analisi multidimensionale, un enigmatico guerriero saraceno, e all’estremità opposta una bambina rannicchiata, forse impaurita. Trattasi di affreschi antichissimi, di difficile datazione. Anche nella chiesa di Saint Pierre di Moirans sono stati rinvenuti analoghi affreschi di Arabi, antichissimi, in seguito ad analisi multispettrali del dottor Radicchi.

Saliceto, dai quattro monumenti nazionali di grande interesse storico e artistico, non smette di stupire e chissà quante altre cose ancora cela! Le 13 preziosissime reliquie certificate dai papi e non più rinvenute, tra le quali un pezzo della vera croce come nella Sainte Chapelle di Parigi e il sangue in polvere di San Giovanni Battista. In nessuna parte della Provenza, del Piemonte, della Liguria, della Lombardia risulta una tale concentrazione di reliquie, documentate nell’archivio parrocchiale, meta d’antichi pellegrinaggi.

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La grande cripta misteriosa sotto l’altare dove riposa una donna dai lunghi capelli rossi che, al contatto dell’aria esterna durante i lavori di rifacimento del pavimento nel luglio 1957, si sono dissolti. Riposa attorniata da tre guardiani: scheletri disposti su pancali di pietra a formare una U rovesciata, con una grande croce di pietra incisa nell’abside. Recenti lavori di risanamento perimetrale hanno evidenziato la presenza di due chiese sottostanti: una romanica, più grande dell’attuale consacrata a Santa Maria, e un’altra più antica, probabilmente paleocristiana. La presenza di cocci romani lascerebbe intendere che queste chiese furono edificate su un preesistente tempio pagano. A quale delle tre chiese risale la cripta? Altrettanto misteriosa la donna bionda sepolta nella navata destra, con sul petto la stessa croce raffigurata nella volta della nicchia in castello: affreschi attribuiti a maestranze di Federico II di Svevia, prima metà del XIII secolo. La figlia dell’imperatore Catterina da Marano che nel giorno del calendimaggio del 1247 andò in sposa al marchese Giacomo Del Carretto?

L’irrisolto recente furto della Via Crucis definita blasfema, non più ritrovata, con una tela, la IX stazione, lasciata sul posto gravemente danneggiata e la distruzione del grande quadro ottocentesco raffigurante san Michele in soccorso alle anime del Purgatorio.

I misteriosi omicidi di preti, mai sufficientemente indagati, che valsero il soprannome ai Salicetesi di “mazaprevi”: l’ultimo nella notte del 28 luglio del 1875 durante una furiosa grandinata, nulla fu apparentemente asportato. A un altro sacerdote, secoli prima, fu amputata la mano destra dopo l’uccisione. I lunghi sotterranei che percorrono il centro storico…   



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