TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 8 giugno 2017

Internazionale Situazionista, una storia d'amore



La straordinaria esperienza nata nell'imperiese nel racconto di Donatella Alfonso.

Stefano Bigazzi

Internazionale Situazionista, una storia d'amore


In altre parole se le andavano a cercare. Situazioni, dunque momenti di vita. Un po’ costruita, non per moda bensì per amore. I situazionisti si danno da fare per adeguare se stessi alla realtà — una realtà pensata e dibattuta — e la realtà a se stessi, artisti e scrittori, anarcoidi, libertari, comunisti.

Vengono d’ogni dove, chi da Parigi, chi dalla Danimarca; c’è un farmacista di Alba che invece di tramare contro il potere locale, come in letteratura accade ai farmacisti di paese, si dà all’arte. Eccetera. Viaggiano, vanno e vengono dall’Italia alla Francia, girano, e girando che ti rigirando sta il fatto che si incontrano, spesso e volentieri, si riconoscono prima ancora di conoscersi e a Cosio d’Arroscia, borgo della montagna imperiese, fondano sessant’anni fa l’Internazionale Situazionista.

Ci credono, Asger Jorn, Pinot Gallizio, Guy Debord, Piero Simondo, Pegeen Vail Guggenheim, figlia di Peggy, Walter Olmo, Ralph Rumney, Michéle Bernstein eccetera. Girano, e gira che ti rigira chi per curiosità chi in vacanza chi in viaggio di nozze o per i più curiosi motivi, spediti da qualcun altro, amici colleghi, perché d’ogni parte d’Europa (e oltre) ci si parla (o si litiga), ci si unisce e ci si divide, non c’è nel dopoguerra un momento di calma, d’altra parte si tratta di artisti, mica di militanti di un partito.

Di costoro, delle idee, dei sogni, dei progetti messi su davanti al cavalletto o al tavolo di un’osteria scrive Donatella Alfonso, che appunto nell’anniversario racconta e resoconta quell’avventura dipanatasi tra Costa Azzurra e Liguria (Albissola è un centro di eccezionale attrazione, prima o poi, Picasso per primo, un passo ce lo fanno tutti) in “Un’imprevedibile situazione (Arte, vino, ribellione: così nasce il situazionismo)” (il Melangolo) che sarà presentato domani alle 18 da Feltrinelli.

È un diario, quasi, un album familiare — per tre lustri, fino a quando decisero di sciogliersi, i protagonisti vissero in fondo come fossero una sola grande incasinata famiglia di artisti — nel quale immagini e biografie si intrecciano ovunque, nei racconti di prima mano — Piero Simondo, il superstite, che a Cosio è nato — e quelli desunti, testimoniati, documentati. I racconti di Piero e dei suoi amici per una stagione ricca di idee. E basta: per il resto sono quasi ovviamente pressoché squattrinati, ma è aspetto persino ricercato. Gente che pensa, gente che vive e che fa cultura tanto quanto fa politica, anche senza mostrarlo troppo (ma non saranno poi proprio e del tutto sessantottini, perché dieci anni dopo quei giovani, contestatori quanto lo erano stati loro, contestesteranno qualsiasi padre, situazionisti compresi).

Una famiglia di artisti capace di trovare spazio e respiro internazionale, in un buco di paesino della Liguria più estrema, un gruppo che emerge tratteggiato dagli aneddoti, dai ricordi, dai lavori. Gente strana, che Donatella Alfonso sintetizza con una battuta di Rumney. Eravamo pazzi, ma non avevamo sbagliato.


La Repubblica/Il Lavoro – 7 giugno 2017