TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 20 luglio 2017

Che orrore i turisti selvaggi a caccia di foto


Nel 1936 Jünger visitò il Brasile. Guanda pubblica il diario di quel viaggio. Ne riprendiamo le pagine riguardanti la navigazione sul Rio delle Amazzoni. Junger rimase inorridito dell'inciviltà dei turisti. Chissà cosa avrebbe scritto oggi nell'epoca dei telefonini e dei selfie.

Ernst Jünger

Che orrore i turisti selvaggi a caccia di foto

La nave è scivolata risalendo una grande vena del delta, il Rio Pará, poi ha curvato immettendosi in altre vie d'acqua. Dopo essersi lasciata alle spalle l'insediamento di Breves, ha gettato gli ormeggi fino al mattino. L'impressione più forte e incalzante di questo viaggio, alla quale si accordano e subordinano tutte le altre, è quella di un'enorme vastità. Sembra di muoversi su bracci di mare e, nelle foreste prive di radure che fiancheggiano le acque, la vegetazione dispiega una potenza che si impone su ogni cosa. In certi punti credo di presagire il massimo del rigoglio che la nostra era terrestre possa dispiegare. Probabilmente anche un maggiore approfondimento aggiungerebbe poco a questa impressione.

Mentre procedevamo così, scivolando sul l'acqua, mi sono figurato come potesse essere un'esistenza tra i bracci e le isole di questo enorme delta, sia che a stabilirsi qui fosse un cacciatore, un pescatore, un coltivatore, oppure semplicemente un osservatore del fiume e dell'immensa ricchezza dei suoi processi vitali. Certo non si potrebbe resistere a lungo; la vegetazione è troppo imponente perché le si possa tenere testa per tanto tempo. Si brucerebbe, in tanto ossigeno, e si dovrebbe mettere in conto una morte precoce, una devastazione del corpo e dello spirito, un destino simile a quello di Rimbaud.

La smania di fare fotografie e filmini che aveva la compagnia dei viaggiatori affacciata al parapetto ha raggiunto il culmine negli istanti in cui la nave avanzava molto vicina alla riva, quasi sfiorandola. In questo intervallo di tempo, che dovrebbe essere dedicato al perfetto sposalizio dell'occhio con le cose, l'essere umano si dedica a una simile cattura di sagome e all'apparecchiatura che essa richiede. In tal modo egli meccanicizza i ricordi. D'altra parte, in certi contemporanei, l'ottica mi pare l'unico elemento di pregio. L'uomo diviene una creatura rudimentale, un'appendice, o un organo al servizio del magnifico apparecchio di cui è dotato. Così, tra gli animali marini, ho osservato grandi occhi dalla vista portentosa sostenuti da un corpo invisibile, simile a un verme.



(…) Ieri e l'altro ieri abbiamo risalito il corso del Rio delle Amazzoni nella zona della sua foce. La nave è scivolata lungo uno dei suoi grossi bracci, il Rio Pará, ha poi curvato per imboccare altre vie d'acqua del delta, si è lasciata alle spalle il centro abitato di Breves che, pur comprendendo soltanto poche case, si trova su tutte le grandi carte geografiche, e ha gettato l'ancora per la notte sul fiume. Naturalmente per lettera è impossibile anche solo accennare ai dettagli di un viaggio simile. Comunque sia, in ogni nuovo angolo vi è un fenomeno rispetto al quale si collocano e subordinano tutti gli altri; a suscitare l'impressione più forte, per me, è stata la gigantesca estensione.

Sembra di muoversi non già sul braccio di un fiume, bensì su un tratto di mare, e nei boschi che, senza intervallo alcuno, orlano queste acque, l'elemento vegetativo dispiega una forza a cui tutto soggiace. Se si segue questo spettacolo per alcune centinaia di miglia marine, si acquista la certezza che l'uomo qui sarà al massimo in grado di spingersi più o meno in avanti, ma che non potrà mai trionfare. In certi punti ho anche creduto di cogliere il sommo grado del rigoglio vegetale che la nostra era geologica sia in grado di sviluppare; probabilmente, addentrandosi più in profondità, questa impressione non varierebbe di molto.

Sulla riva ho adocchiato un airone e uccelli simili ai cormorani posati su alcuni tronchi d'albero alla deriva, nel folto della vegetazione litoranea ho notato pappagalli bianchi e una creatura della famiglia dei tordi con la coda di un arancio brillante che volava attorno a una colonia di nidi intrecciati a forma di bottiglia. Al di sopra del centro abitato roteavano gli avvoltoi, e assai poco timoroso mi è parso anche un uccello scuro simile al caprimulgo che se ne stava incantato a sognare sui cespugli più bassi in mezzo a una petulante compagnia.

Sui rami morti di un albero della gomma penzolava immobile un grosso pipistrello color ruggine. Tra le piccole creature che volavano sul ponte e attorno a esso, vale la pena di citare un colibrì verde brillante che è caduto morto sulle tavole di legno; di sicuro è andato a sbattere con la testolina contro il vetro di un oblò mentre passava in volo a gran velocità.


La mattina presto, mentre ancora regnava la piena oscurità, siamo passati accanto a un insediamento che contava solo poche capanne sparse sulla terraferma e ci siamo fermati per alcune ore. Qui, all'interno del bosco, ho visto molte cose che voglio tenermi in serbo per riferirtene a voce. Soprattutto mi ricorderò dell'imponente concerto di una vita nascosta, che è cessato nell'attimo esatto in cui è spuntato il sole.

Forse ti divertirà un dettaglio scurrile, che è certamente inevitabile quando un albergo natante come questo porta agevolmente ai margini della vita selvaggia un mucchio di uomini per i quali ogni relazione con la natura elementare è andata perduta. Così anche i miei compagni di viaggio si comportavano un po' come i compagni di Sinbad il marinaio quando erano approdati sul dorso del grande pesce, o meglio, come il pubblico pagante degli spettacoli popolari di Hagenbeck.

Calpestavano la misera vegetazione, strappavano i frutti degli alberi di mango, irrompevano senza riguardo nelle modeste capanne e qui, neanche fossero in un centro commerciale, mettevano le mani su tutti gli utensili. Alla fine, spaventati da questa invasione che sembrava caduta dal cielo, quella povera gente ha iniziato a difendersi lanciando delle pietre. In questo caso non si poteva nemmeno più essere in dubbio su quale fosse l'interno e l'esterno, come davanti alla gabbia delle scimmie; si trattava con tutta evidenza dell'incontro tra un tipo di uomini civili e cordiali e degli zotici barbari della peggior specie.

Ciò che ho osservato in questa circostanza mi ha contrariato e al tempo stesso mi ha rasserenato; era davvero buffo il modo in cui questa plebe berlinese, quando più tardi si è ritrovata sulla nave, andava chiacchierando a proposito dei "selvaggi". Così a volte un caso favorevole ci rende evidenti, attraverso una situazione concreta, rapporti sui quali da tempo non avremmo nutrito più alcun dubbio. Non vi è insegnamento migliore di questo.

La Repubblica – 3 luglio 2017


Ernst Jünger
Traversata atlantica
Guanda
euro 22