TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


martedì 4 luglio 2017

Il cavallo bloccato dal panico. «Anche loro si stressano».


Al palio di Siena, Tornasol, cavallo della contrada Tortuga, ha rifiutato di correre. E' la prima volta che accade.

Il cavallo bloccato dal panico. «Anche loro si stressano».

Intervista di Cristina Nadotti

Un attacco di panico. Succede anche agli animali, in questo caso ai cavalli. Per Paolo Baragli, specializzato in etologia equina e docente al dipartimento di scienze veterinarie dell’Università di Pisa, all’origine del gran rifiuto di Tornasol c’è la paura.

Cosa è passato nella testa di Tornasol?
«Da quel che ho visto sembra la conseguenza di un condizionamento da paura. È lo stesso meccanismo che interessa le persone, un evento traumatico può dare origine in seguito a crisi di panico e a disordini post traumatici da stress. Nel momento in cui si avvicinava al canapo il cavallo ha visto qualcosa che ha percepito come molto pericoloso per la sua incolumità».

Cosa può essere stato?

«Impossibile ipotizzare la causa scatenante, bisognerebbe conoscere l’esperienza del cavallo, cosa gli è successo prima».

I cavalli sono allenati per affrontare quello stress?
«Certo sono addestrati, il palio ha un protocollo rigido in proposito, ma sarebbe auspicabile aggiungere una conoscenza maggiore dei meccanismi della mente del cavallo, perché maggiore attenzione alla psicologia dell’animale diminuirebbe questi problemi. L’addestramento viaggia sulle stesse vie della psicologia dell’apprendimento, ma non sempre questa psicologia è conosciuta a fondo per garantire le condizioni ottimali dei cavalli. Invece bisogna formare le persone perché si riducano al minimo comportamenti come quello di Tornasol. Ma non mi riferisco soltanto al Palio, siamo ancora molto indietro in generale nell’addestramento dei cavalli».

Come valuta, da questo punto di vista, il comportamento del fantino?
«Ha fatto l’unica cosa che poteva fare, lui e tutto lo staff. In quella situazione si doveva soltanto tranquillizzare il cavallo, anche perché la sua reazione avrebbe potuto essere davvero molto pericolosa sia per l’animale, sia per le persone che gli stavano intorno. In quei momenti scattano i meccanismi di sopravvivenza».

Vista la mole e la forza dei cavalli, in genere si sottovaluta la loro natura, sono dei fifoni?
«Più che fifoni, sono prede, per cui tutta la loro psicologia dell’apprendimento viene adattata in natura a fuggire dalle situazioni di pericolo. Se ad ogni angolo potessimo trovare qualcuno che ci mangia credo che anche noi saremmo un po’ paurosi».

Da veterinario che si occupa del benessere animale, lo guarda il Palio?
«Sì, lo stavo guardando. È una tradizione che fa parte della nostra società, come il cavallo. Non sono contrario a questo tipo di manifestazioni, ma mi piacerebbe che venissero considerati i cavalli a 360 gradi e si tenesse sempre conto del loro benessere e della loro psicologia».


La repubblica – 4 luglio 2017