TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 22 luglio 2017

Quel quadro di Giorgione che nasconde un enigma


L'amore, la malinconia, la delusione Cosa rappresentano i "Due amici" ritratti con espressioni contrapposte? Il ritratto da espressione di uno status sociale diventa manifestazione di sentimenti.

Lea Mattarella

Quel quadro che nasconde un enigma

Giorgione ci ha abituati a dipinti enigmatici. I Due amici non si discosta dai Tre filosofi e dalla Tempesta, capolavori tra i più affascinanti e misteriosi del Rinascimento. Si tratta di quadri di fronte ai quali si moltiplicano le domande. E le risposte sono solo ipotesi. Ma c'è qualcosa di certo in questa tela che non si smetterebbe mai di guardare e non è un frammento di realtà, ma ciò che non si vede. Ed è una vera e propria svolta rispetto al passato.

Qui, infatti, per la prima volta, siamo di fronte a un dialogo sotterraneo tra due figure, in cui vera protagonista è la psiche. L'irrompere di un elemento così inafferrabile eppure fondamentale per la comprensione di quelli che Leonardo chiamava "i moti dell'anima", non poteva che avvenire in ambiente veneziano. Proprio lì dove la ritrattistica aveva già mosso i primi passi verso una centralità di volti e sguardi, quando Giovanni Bellini e Antonello da Messina – in laguna tra il 1475 e il 1476 – si erano decisi ad abbandonare la posizione di profilo, che derivava dalla medaglistica, per conquistare la frontalità dell'effigiato.

Se c'è un padre ideale dell'increspatura delle labbra della figura in secondo piano del nostro straordinario dipinto di Giorgione, quello è proprio il Sorriso dell'ignoto marinaio, per dirla con Vincenzo Consolo, conservato nel museo di Cefalù e opera del pittore siciliano. Chi sono queste due figure giorgionesche? Ignote anche loro, ovviamente. Il ragazzo in primo piano poggia la testa sulla mano nella classica posa della malinconia di ascendenza saturnina.


O forse la si può già chiamare depressione, visto che stiamo parlando di psiche? Probabilmente no, perché la malattia da cui sembra affetto altro non è che l'amore. In un mondo come quello della pittura rinascimentale che spesso parla per simboli, lo deduciamo anche dal frutto che tiene in mano: si tratta di un melangolo, un agrume che si distingueva per un sapore nello stesso tempo dolce e amaro. Quale modo migliore per rendere palpabili, visibili e commestibili le gioie e i dolori della condizione dell'innamoramento?

Elegante, raffinato e chiuso nei suoi pensieri, il giovane è accompagnato da un amico le cui fattezze sono assai diverse: non porta il copricapo, ha un indecifrabile sorriso e lo sguardo molto più audace del suo compagno. Tanto che c'è chi ha voluto riconoscere in lui l'uomo innamorato, quello estroverso, acceso dal primo furor dei sensi. Mentre all'altro, in questo caso, spetterebbe la parte di chi già conosce i guai in cui l'amico si sta andando a cacciare. Da qui l'aria meditativa e rattristata.



La verità è che non importa chi interpreta un ruolo e chi l' altro. La rivoluzione del quadro è nel contrasto di situazioni psicologiche, nel suo alto tasso di tenore psichico. La differenza tra i due stati d'animo è anche nella diversa luminosità: l'uomo davanti vive la sua malinconia in un efficace chiaroscuro; l'altro è investito di luce. Il primo è in uno spazio chiuso, mentre alle sue spalle si apre un cielo azzurro davanti a cui si staglia il ragazzo sul fondo.

Da questo momento in poi il ritratto non sarà soltanto la rappresentazione di uno status, ma anche di un sentimento. Maestro di questo nuovo tipo di rappresentazione sarà Lorenzo Lotto che dal Veneto si muoverà verso le Marche portando con sé intelligenza e coraggio di un fare pittorico innovativo.

La sua ritrattistica sarà sempre espressione di una vita interiore spesso inquieta. Persino la Vergine, nell'Annunciazione conservata a Recanati, accoglierà l'angelo mostrando il suo stupore, la paura. Cercando con lo sguardo uno spettatore capace di spiegarle cosa stia succedendo nella sua stanza di ragazza in cui anche il gatto corre spaventato. Sembra la sorella della Madonna raccontata da Fabrizio De Andrè nella Buona Novella. Lo stesso Tiziano nel Ritratto del musicista sarà capace di rendere visibile il tormento e l'estasi del fare creativo nello sguardo acceso e febbrile di un uomo.


La Repubblica – 23 giugno 2017