TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 13 luglio 2017

Scultura e memoria. Leoncillo e Albissola


Pochissimi conoscono lo splendido monumento ai caduti di Albissola Mare, creato nei primi anni '50 dallo scultore Leoncillo Leonardi. Un'opera luminosa, protesa verso il mare, un simbolo di speranza dopo gli orrori della guerra. Luca Bochicchio, giovane ricercatore dell'Università di Genova, ha dedicato un volume vivacissimo ed intenso a quest'opera. Un libro che ricostruisce un momento della vita culturale e artistica italiana. Un'opera di grande respiro ma che, grazie ad una scrittura accativante, si legge con il piacere con cui ci si avvicina a un romanzo. Insomma, un libro da leggere. Ne proponiamo l'incipit.


Luca Bochicchio

Un'opera aperta verso il mare e luminosa

La stesura di questo libro è iniziata nei giorni degli attacchi di Parigi del 13 novembre 2015 e si è conclusa dopo l’attentato di Bruxelles del 22 marzo 2016. Mentre correggevo l’ultima bozza prima della stampa, la sera del 14 luglio anche Nizza è stata colpita. Nel frattempo, stragi di civili continuano a verificarsi in tutto l’arco del Mediterraneo, in Africa e Medio Oriente. Nel momento in cui chiudevo le ricerche e iniziavo la scrittura, le considerazioni storiche sul memoriale di Albissola si sovrapponevano nella mia mente a quelle sulla guerra in atto.

Rispondendo al bando di concorso indetto dal Comune di Albissola Marina nel 1954, Leoncillo scelse una singolare interpretazione del Monumento ai Caduti di tutte le guerre: quella che si concentrava sul ricordo dei Caduti e dei Superstiti. Soltanto dieci anni prima, nel 1944, l’artista aveva vissuto in prima persona, insieme a centinaia di cittadini romani, i massacri indiscriminati, gli attentati e i bombardamenti. Insomma, la morte accanto, a un passo da sé, lasciava a terra qualcuno e in piedi qualcun altro, con un buon margine di casualità, esattamente come accade sempre più frequentemente oggi.


Come molte altre persone, anch’io ho amici e conoscenti fra quanti sono sopravvissuti per caso agli attentati di Parigi, Bruxelles e Nizza. Settant’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, l’Europa sembra accorgersi improvvisamente che la pace è una condizione umana precaria, relativa, mai scontata. Settant’anni sono trascorsi anche rispetto alla fenomenologia della guerra, della morte civile e dell’arte commemorativa.

Nel 1945 il nemico responsabile delle stragi civili nel nostro paese era stato sconfitto. Le macerie, i corpi sulle strade e i vuoti nelle case dei caduti avrebbero continuato a caratterizzare il paesaggio urbano e sociale per parecchi anni a venire; ciononostante, i sopravvissuti erano animati dalla speranza e dalla reale possibilità di una nuova vita di pace. Tutto questo Leoncillo è riuscito a rappresentare con il monumento di Albissola: da un lato i corpi dei caduti scomposti e semi-ingoiati dalla terra, dall’altro un gruppo di sopravvissuti con lo sguardo rivolto al futuro.

Leoncillo ha concepito e realizzato un monumento contrario al senso tradizionale e classico del termine: un’opera d’arte pubblica, priva di barriere, capace di entrare in relazione diretta con l’ambiente circostante anche in virtù del medium scelto, la ceramica: una materia tattile e calda che, per le sue stesse intrinseche caratteristiche, più di ogni altra si avvicina all’organicità della vita.

L’adesione di questo monumento allo spazio che lo circonda non si risolve, tuttavia, nella sola conformazione plastica e architettonica, ma incide, con significati più profondi, sulla simbologia e sulla percezione dei soggetti rappresentati. Il monumento è infatti impostato su un’idea di circolarità e di continuità fenomenica che lega fra loro il gruppo dei caduti e quello dei superstiti.

Questa successione visiva e percettiva influisce sulla fruizione e sull’interpretazione dell’opera; lo sguardo viene guidato in un percorso interrotto da continue pause, scoperte, messe a fuoco che rendono palpabile, di volta in volta, il distacco ma anche il ricongiungimento tra i morti e i sopravvissuti.



Luca Bochicchio
Scultura e memoria
Leoncillo, i Caduti e i sopravissuti
Mimesis, 2016