TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


mercoledì 14 marzo 2018

Kant e ET. Filosofia degli extraterresti



Un libro divertente (e colto) racconta del rapporto fra la filosofia e la credenza nell'esistenza di altre forme di vita intelligente nel cosmo.


Armando Torno

Voglia di altri mondi


La città di Königsberg, oggi Kaliningrad, sita nella Prussia orientale, è un’enclave russa. Sono rimasti miseri frammenti del grande passato. Durante il governo di Brežnev, una cinquantina di anni fa, fu demolito il castello dell’ordine teutonico, insieme a pochi altri monumenti tedeschi superstiti. Si salvò soltanto quanto restava della cattedrale, accanto a cui nell’angolo Nord-Est, in un piccolo mausoleo costruito nel 1924, c’è la tomba di Immanuel Kant. Una lapide, in tedesco e russo, ricorda una frase del filosofo tratta dal finale della Critica della ragion pratica: «Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me».

Parole che ogni volta sorprendono. Il «cielo stellato sopra di me» fu un pensiero frequente di Kant. In molte sue opere, dalle critiche alla Storia universale della natura e teoria del cielo», il filosofo si poneva continuamente domande su possibili abitanti extraterrestri. Ora Elliott J. Thomas, in un suo divertente libretto dal titolo Siamo soli nell’universo?, ha utilizzato Kant come uno dei maggiori testimoni sull’argomento.

Riporta alcune sue citazioni. «Se fosse possibile – scrisse il sommo - decidere la cosa per mezzo di una qualche esperienza, io scommetterei tutta la mia fortuna sul fatto che almeno uno dei pianeti che vediamo è abitato. Ciò non è una semplice opinione, ma una ferma fede…». Tali affermazioni non sono distanti da quelli del regista Stanley Kubrick che – anch’egli riportato da Elliott J. Thomas – dichiarava: «È ragionevole ammettere che debbano esserci innumerevoli miliardi di pianeti dove è emersa la vita biologica, e le probabilità che tale vita abbia sviluppato un’intelligenza sono alte».


Una risposta si trova anche nelle Operette morali di Giacomo Leopardi, nel Dialogo della Terra e della Luna. Quest’ultima replica a una questione su altri “abitatori”, posta dal suo pianeta: non sono «né bestie né uomini, che io non so che razza di creature siano né gli uni né l'altre». Si può continuare con Voltaire o retrocedere al XV secolo con Cusano, il quale ne Il Dio nascosto scriveva: «Gli abitanti delle altre stelle, quali che siano, non sono paragonabili con quelli del nostro mondo». Il mondo greco credeva in tale ipotesi, come provano numerose testimonianze, a cominciare da un esplicito frammento di Anassagora, amico e maestro di Pericle. O dal pitagorico Filolao, vissuto tra il V e il IV secolo prima della nostra era, che popolava la luna di piante e animali che «non espellono alcun rifiuto».

Un discepolo di Democrito, Metrodoro di Chio, nel IV secolo a. C., in un frammento sostenne: «Considerare la Terra l’unico mondo abitato in uno spazio infinito è assurdo come ritenere che in un intero campo seminato a miglio germogli un solo granello». Le ipotesi si moltiplicarono dal XVI secolo in poi. Da Giordano Bruno a Keplero («Ogni pianeta, insieme ai suoi occupanti, è servito dai propri satelliti»), da Fontenelle che credeva alla «pluralità dei mondi» ad Huygens via via sino a Lenin non c’è che l’imbarazzo della scelta.

A volte ci si accorge che le domande poste non erano aiutate dai mezzi tecnici ora disponibili. Basti pensare al Green Bank Telescope, in West Virginia, attivo in una zona dove sono quasi assenti tutte le forme di trasmissione radio. E' il più grande radiotelescopio del mondo, con un diametro di 100 metri. Il 31 agosto dello scorso anno il notiziario dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (www.media.inaf.it) annunciava che erano stati captati misteriosi segnali, “lampi radio veloci”, provenienti da una galassia nana distante tre miliardi di anni luce da noi. La fonte e la natura, sconosciute; non era possibile stabilire chi o che cosa avesse emesso tali impulsi. Messaggi di un pianeta perso negli abissi dello spazio? Altro? Crediamo sempre di esseri soli nell’universo?

Il Sole 24Ore – 11 marzo 2018


Elliot J. Thomas
Siamo soli nell’universo? Filosofia degli extraterrestri
il melangolo
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