TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


domenica 25 marzo 2018

La Quaresima e il Cantar le uova




Rito di purificazione, la Quaresima si concludeva nel mondo langarolo con il canto delle uova, rito festoso che preannunciava la primavera.

Guido Araldo

La Quaresima e il Cantar le uova

La Quaresima, ovvero Quadragesima: quaranta giorni di purificazione dopo il Carnevale, è soggetta al divenire della luna nuova di febbraio in cielo e, pertanto, può cominciare sia a febbraio che a marzo. Dura esattamente 44 giorni, poiché inizia il mercoledì delle ceneri, noto un tempo come il mercoledì scuro causa luna nuova, per concludersi il giovedì santo (il giovedì chiaro) precedente la domenica di Pasqua, coincidente con la luna piena di marzo.

La Quaresima allude a un periodo di preghiera, digiuno, penitenza e carità che prende l’avvio con l’imposizione delle ceneri e la cupa ma saggia esortazione: “Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris” (Rammenta, o uomo, che sei polvere e polvere tornerai.)

Un periodo che evangelicamente rievoca i quaranta giorni trascorsi da Gesù nel deserto, prima d’iniziare la sua missione redentrice; inoltre, quaranta erano i giorni di purificazione che precedevano il sacro rito del battesimo, impartito in maniera collettiva durante la festa pasquale.

Il numero quaranta è peraltro altamente simbolico, soprattutto nella tradizione orientale, e non si riferisce soltanto ai 40 ladroni di Alì Babà: 40 furono i giorni del diluvio universale, 40 i giorni trascorsi da Mosè sul Monte Sinai, 40 gli anni passati dagli Ebrei nel deserto tra la fuga dall’Egitto e l’ingresso nella Terra Promessa, 40 i giorni intercorsi tra la Resurrezione e l’Ascensione in cielo di Gesù …

Con il tempo, nonostante la rigidità dei costumi che caratterizzava il lungo periodo quaresimale, si vennero a instaurare momenti di convivialità che apparentemente sembravano cozzare con la sobrietà e l’ascesi della rinuncia.



Il maggiore di questi momenti festosi era ed è il “canto delle uova”, che si protrae per più sere: occasione di goliardiche processioni di musici e cantori, senza distinzione di età e di sesso. Gruppi festanti che, dopo aver attraversato le vie di borghi e villaggi, si spingono nei casolari più lontani per la “questua delle uova”: uova da consumarsi, con pane, salame, robiole, acciughe e vino, in una grande e corale “merenda” o scampagnata il Lunedì dell’Angelo successivo la Pasqua. Una tradizione simile al “cantè mägg” (cantare maggio) che si perde nella notte dei tempi e che si ricollega agli antichi baccanali primaverili.

Il “canto delle uova”, accompagnato da fisarmoniche e altri strumenti musicali come il violino e il flauto, tipico soprattutto in un ambiente agreste, prevede rime che includono ringraziamenti o maledizioni, in base all’andamento della questua.

Un rito quaresimale antichissimo, molto diffuso in area subalpina, ora totalmente obliato, era la semina delle fave: un inequivocabile simbolo di fertilità e, anche, di rigenerazione post mortem, poiché le fave erano il piatto tipico negli antichi banchetti funebri, note come “il cibo dei morti”.

E non a caso, anticamente durante “il canto delle uova” e più ancora durante “il canto di maggio”, i giovani erano soliti tracciare un solco in un angolo di un’aia o in prossimità di un prato, di fronte alla casa dove avveniva la questua. Con questo gesto mimavano la semina di un paio di fave in segno benaugurale.

(Da: Guido Araldo, Mesi Miti Misterya)