TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


lunedì 2 aprile 2018

I migranti sono il nostro inconscio



Una riflessione sui meccanismi profondi dell'esclusione molto stimolante, ma purtroppo non rassicurante. Proprio perché rappresentano il rimosso, il lato oscuro delle nostre vite,la miseria del nostro quotidiano, cresce l'avversione e il rifiuto. Una vita etica non è cosa naturale, richiede consapevolezza, fatica e impegno.

Ginevra Bompiani

I migranti sono il nostro inconscio


Da quando Freud ha chiamato inconscio quella terra di nessuno che ci abita, additandolo come il selvaggio che dobbiamo riconoscere per nostro, l’inconscio ha allargato pian piano il suo territorio, divorando tutto quello che ha trovato sul suo passaggio.

Anche Prospero, alla fine della ‘Tempesta’, dice del mostro che ha cercato inutilmente di educare: «Questa cosa oscura la riconosco per mia». Dopo di che, insieme ai sovrani e agli innamorati, abbandona l’isola a Calibano.

Oggi sembra che anche noi stiamo abbandonando la terra a ‘quella cosa oscura’, senza riconoscerla per nostra. Sembra che tutto stia diventando inconscio, che tutto sia insieme per noi oscuro, selvaggio e straniero. E invece quel tutto è nostro.

Ed è certo nostra l’infelicità, la violenza, la povertà, la distruzione che ci assalgono da ogni parte. Siamo noi stessi che ci assaliamo da fuori. La terra si sta invadendo da sola.

E quella popolazione affamata, martoriata e spaventata che assalta le nostre spiagge e si nasconde nei nostri anfratti, il popolo migrante che fugge dalle guerre che facciamo, dalla siccità che provochiamo, verso le illusioni che diffondiamo, questo popolo che vorremmo respingere e cancellare, è il nostro inconscio.

I migranti sono il nostro inconscio. È la parte ‘non pensata’ di noi e della nostra società, quella che ci invade con la sua miseria, ma con la quale, una volta uscita allo scoperto, dovremo fare i conti, entrare in commercio, creare mediazioni, a meno che non continuiamo a cercare di nasconderli, ‘rimuoverli’, soffocarli, per la gran paura che ci fanno.

Finché non sapremo vedere la nostra nudità nei loro corpi lucidi e stanchi che escono fradici dall’acqua, o riconoscere la nostra paura nei loro occhi affamati, o l’intimità di vita e morte nei bambini che pendono dalle loro braccia, ci sembreranno stranieri, invasivi e spropositati. Saremo continuamente mossi da pietà e rigetto, e non sapremo capirli finché non riusciremo a pensarli.

Ora andrà al governo chi non li vuole proprio pensare e finge di poterli annientare, come se si potesse sopprimere il proprio inconscio senza conseguenze. I futuri governanti si vanteranno di essere spietati e daranno dei gran morsi nelle proprie carni.

Ma a dire la verità, neanche chi ha governato finora ci ha mai speso un pensiero. La loro soluzione è stata quella di nasconderli: nei cosiddetti centri di accoglienza e nelle case di tortura libiche e turche. Gli uni come gli altri credono che l’inconscio si possa affrontare rimuovendolo. Ma l’inconscio non nasce dal nulla, e il rimosso è anche rimorso. E se non vogliamo abbandonare loro la terra, come fa Prospero, dobbiamo insegnarci reciprocamente a convivere, perché noi possiamo togliere loro la vita, ma loro a noi la ragione per viverla.

il manifesto – 31 marzo 2018