TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


domenica 29 aprile 2018

La lingua degli uccelli




Un articolo che aiuta a comprendere perchè Mozart nel Flauto magico collochi a fianco di Tamino un personaggio (Papageno) che conosce la lingua degli uccelli.

Guido Araldo

La lingua degli uccelli


Nelle più antiche tradizioni germaniche l’eroe Sigfrido sconfigge il drago e ottiene il privilegio di comprendere il linguaggio degli uccelli, che lo avvicina alla sfera divina. Aprile, nel trionfo della primavera, è il periodo più consono per ascoltare il canto degli uccelli, quando è particolarmente soave.

Il capo della terribile “Setta degli Assassini”, “i consumatori di hashish”, incubo tanto dei Musulmani quanto dei Crociati tra i secoli XII e XIII, era noto come il vegliardo della montagna e si diceva che comprendesse la lingua degli uccelli. Nella sua rocca inaccessibile sui monti del Libano c’era un magnifico giardino di cascate gorgoglianti, dove gli uccelli migratori amavano sostare e quell’astuto vegliardo, dialogando con gli uccelli, acquisiva notizie precluse agli altri esseri umani.

Nel Medioevo la “lingua degli uccelli” era nota come la “lingua angelica”: un linguaggio che può essere ricondotto ai mantra indiani e anche al Santo Rosario recitato aritmicamente. In entrambi i casi linguaggi sacri, in grado di metterci in comunicazione con “stati superiori” del creato.

Nell’antichità più remota i testi sacri erano scritti in un linguaggio poetico - ritmato, che li poneva a un livello superiore rispetto ai semplici “poemi”. I passi biblici della Genesi erano ritmati, come i poemi omerici, la Teogonia di Esiodo, la narrazione orale dei miti e la Divina Commedia. Nella Grecia arcaica la poesia era definita “lingua degli uccelli”.

La parola latina carmen (verso, poesia, canto, vaticinio) deriva del sanscrito karma, “azione rituale”, e chi praticava il carmen, ovvero il poeta, assurgeva al rango d’interprete della “lingua sacra degli uccelli che collega agli Dei”. I carmina, in origine, erano le preghiere recitate durante la celebrazione dei riti.



L’osservazione degli uccelli allo scopo di trarre auspici e presagi non era soltanto superficiale, limitata al volo; ma includeva anche la capacità di coglierne il canto. Uccelli come aquile, falchi, aironi, civette, e anche rondini e cardellini erano considerati messaggeri degli Dei: identica funzione degli angelos in altre culture. In seguito, nel Medioevo, la “lingua degli uccelli” andò progressivamente identificandosi con l’arte degli alchimisti e, anche, con l’apprendimento segreto dei costruttori di cattedrali: i francs-maçons o onesti compagnons che usavano linguaggi propri, ad altri incomprensibili.

Centrale, in merito agli alchimisti, la simbologia del basilisco che identifica “l’opera al nero”, la nigredo: il primo passaggio alchemico in cui il serpente terricolo si trasforma in uccello, mette le piume e spicca il volo. Sostanzialmente la dialettica tra uccello e serpente può essere letta in senso sia negativo, cosmica lotta tra bene e male, che in senso positivo: superamento dello stato primordiale, come accade in alchimia nell’antitesi tra sulphor e mercurius, la cui sintesi è appunto il basilisco.

Straordinaria la raffigurazione del dio Quetzalcoatl nelle civiltà precolombiane del Messico, dove il nome Quetzalcoatl in lingua nahuatl significa letteralmente serpente con le piume: il magnifico uccello quetzal splendente. Serpente (coatl) e uccello (quetzal): il serpente piumato, il basilisco.

Nella mitologia dei popoli aztechi Quetzalcoatl era gemello di Xolotl, ai quali era pertinente la stella del vespero: la più brillante in cielo, che scompare durante la notte per riapparire all’alba come stella del mattino, dopo aver attraversato il mondo sotterraneo dei morti. Ancora una volta un simbolo di rinascita. E quale affascinante analogia tra Quetzalcoatl - Xolotl e i Dioscuri Castore e Polluce, tuttora presenti nella piazza centrale di Torino… L’accostamento tra uccello e serpente è presente anche nei testi evangelici, laddove l’evangelista Matteo (X, 16) consiglia «Siate dolci come colombe e prudenti come serpenti». Poetica, infine, la predica di san Francesco agli uccelli.

(Da: Guido Araldo, Mesi Miti Mysteria)