TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


lunedì 30 aprile 2018

Misteri italiani. Sparito il fascicolo su via Fracchia




Non si trovano più le carte dell’inchiesta sull’irruzione dei carabinieri nel covo in cui fu ucciso Riccardo Dura e altri tre brigatisti.

Ferruccio Sansa

Ultimo mistero Br: sparito il fascicolo su via Fracchia


Sparito. Il fascicolo sull’irruzione dei carabinieri nel covo delle Brigate Rosse in via Fracchia non c’è più. La Procura di Genova ha aperto un’inchiesta per furto. Il procuratore Francesco Cozzi la ricostruisce così: “Un anno fa abbiamo ricevuto l’esposto del ricercatore Luigi Grasso che chiedeva di riaprire le indagini sull’uccisione del brigatista Riccardo Dura, morto durante il blitz. Abbiamo chiesto al Tribunale di prendere il fascicolo su via Fracchia, ma nel loro archivio non c’era più. Risultava consegnato nel 2016 all’archivio di Stato di Morimondo, nel milanese. Ma l’archivio ha detto che nemmeno loro lo avevano”.

Nessuno ne sapeva niente. E nemmeno si riesce a ricostruire se davvero il trasferimento vi sia stato e chi abbia trasportato le carte su un episodio tanto importante della nostra storia. Unico indizio un post-it appiccicato sullo scaffale dove il fascicolo avrebbe dovuto essere conservato a Morimondo: documento prelevato, è scritto, senza specificare da chi. Incredibile, ma vero. Racconta Cozzi: “L’esposto di Grasso chiedeva di riaprire l’inchiesta. Ma per occuparci dell’unico reato non prescritto, l’omicidio volontario, dovrebbero emergere elementi nuovi. E per valutare se ci sono dobbiamo prima valutare quali erano gli elementi vecchi”. Quelli, appunto, contenuti nel fascicolo sparito. Così la Procura ha dovuto ricostruire tutto da zero. Grazie ai carabinieri sono stati recuperati documenti conservati dall’Arma. Con la collaborazione dell’istituito di Medicina Legale si sono recuperate altre carte.

Ma una parte del materiale è irrintracciabile, come le perizie balistiche. Il lavoro dei pm rischia di essere monco. Comunque resta l’ombra del fascicolo sparito. Rubato oppure smarrito? Ipotesi ugualmente allarmanti. E nessuno aveva fotocopiato o scannerizzato il materiale. L’irruzione dei carabinieri in via Fracchia avvenne il 28 marzo 1980. Morirono 4 brigatisti. Fu lo spartiacque, l’inizio della fine delle Br e della colonna genovese.

L’esposto di Grasso – ricercatore universitario che nel 1979 venne accusato di terrorismo e negli anni successivi fu prosciolto – sosteneva che “quello di Dura è stato un omicidio volontario, venne ucciso con un solo colpo alla nuca”. Grasso aveva presentato l’esposto dopo una ricerca personale negli archivi giudiziari. In quegli atti c’è la ricostruzione dei fatti fornita da Michele Riccio, il capitano che guidò l’assalto, uomo di fiducia del generale Carlo Alberto dalla Chiesa al quale era stato affidato il compito di condurre la battaglia contro le Br.

Ma anche la Commissione Moro ha tentato di ricostruire la vicenda di via Fracchia: “Tutto nasce – ricostruisce Federico Fornaro, membro della Commissione – quando nel 2014 chiedemmo ai Ris di esaminare le audiocassette ritrovate in alcuni covi delle Br. Volevamo capire se sotto le ultime registrazioni fossero stati incisi altri messaggi precedenti. Ci furono segnalate due cose: un comunicato che annunciava la presenza del corpo di Moro a Genova, vicino alla caserma di Forte San Martino. E poi la registrazione dell’interrogatorio di una collaboratrice dei terroristi davanti ai carabinieri”.

Ma come facevano le Br ad avere la registrazione di un audio delle forze dell’ordine? Anche su via Fracchia, sostiene Fornaro, restano dubbi: “Risulta acclarato che i carabinieri, arrivati al covo, scavarono anche in giardino. I vicini dissero che furono portati via dei sacchi neri. Ma nei documenti ufficiali non si fa cenno del giardino”. Fornaro aggiunge: “Uno dei magistrati genovesi parlò dell’esistenza nel covo di documenti dattiloscritti di Aldo Moro. Ma fu smentito da altri inquirenti. Nell’elenco dei documenti sequestrati in via Fracchia risultano soltanto un paio di fogli su Moro”.

Miguel Gotor, anche lui membro della Commissione Moro, aggiunge: “L’ipotesi che in via Fracchia vi fosse una parte dell’archivio Moro è più che una suggestione. Il magistrato genovese parlò di dattiloscritti, ma le sue affermazioni non ebbero seguito”. Cozzi comunque precisa: “Nei fascicoli spariti non c’era nulla di Moro”.

Il Fatto – 29 aprile 2018