TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


lunedì 2 aprile 2018

Non siamo più capaci di sognare


In un grande libro (da cui fu tratto Blade Runner) Philip K. Dick si chiedeva cosa sognassero gli androidi. Forse pecore elettriche. Perché il sognare è la più umana delle attività e la soglia del mondo dell'inconscio. Recenti studi ipotizzano che l’attività onirica sia sempre più ridotta con conseguenze molto negative per la nostra salute, fisica e psichica.


Danilo Di Diodoro

Stiamo perdendo la capacità di sognare


Stiamo perdendo i nostri sogni, e non solo quelli a occhi aperti, ma anche quelli veri e propri che dovremmo fare di notte. Sogniamo meno, per tanti motivi diversi, dalla riduzione delle ore trascorse addormentati, all’utilizzo di sostanze che interferiscono con il sonno Rem, quella ancora abbastanza misteriosa ma importante fase del sonno nella quale per la maggior parte si producono i sogni. È una perdita non priva di conseguenze, come ha scritto di recente la rivista New Scientist: «Il sonno Rem è di vitale importanza, sia per l’apprendimento, sia per la creatività, e contribuisce in vario modo a promuovere una mente sana».

La società contemporanea predilige la veglia al sonno. Dorme meno del passato anche chi non soffre di insonnia, per impegni di lavoro, perché televisioni, cellulari e tablet attirano la nostra attenzione, perché la mattina suona la sveglia, tanto che è stato coniato il termine sindrome da sonno insufficiente . Durante il giorno si traduce in ridotta vigilanza, irritabilità, distraibilità e sensazione di fatica, sintomi che tendono a svanire quando ci si concede qualche notte di buon sonno prolungato e di meritato sognare.

Anche la vera e propria insonnia ruba sonno e sogni. Infatti il cervello sembra prediligere il sonno non Rem, nel quale vi è una concentrazione minore di sogni. «Il sonno Rem, associato al sognare, è un mediatore della funzione immunitaria, serve a consolidare la memoria e regola il tono dell’umore» dice Rubin Naiman dell’University of Arizona Center for Integrative Medicine, autore di un articolo sull’argomento pubblicato sugli Annals of the New York Academy of Sciences . Naiman segnala recenti studi realizzati sia sugli animali, sia sull’uomo, che hanno scoperto come la deprivazione di questa fase di sonno aumenti le risposte infiammatorie dell’organismo e la sensibilità al dolore fisico, oltre a generare difficoltà di memoria. Chi viene sistematicamente risvegliato appena compare questa fase di sonno, mostra molto rapidamente comportamenti irritati e aggressivi. Alla lunga emergono vere e proprie condizioni depressive.

Ma il sonno Rem, con i suoi sogni particolarmente bizzarri, costituiti da immagini come se fossero veri film, e ricchi di contenuti emotivamente forti, è anche importante per il consolidamento delle memorie. «È proprio per le emozioni tipiche del sonno Rem che si ha questa funzione di consolidamento» dicono Michelle Carr e Tore Nielsen del Dream and Nightmare Laboratory del Center for Advanced Research in Sleep Medicine di Montréal, in Canada, autori di uno studio pubblicato su Consciousness and Cognition . «Un fenomeno simile a quanto avviene per il cosiddetto “potenziamento emozionale della memoria” che si verifica da svegli quando un forte stimolo emozionale giunge durante lo svolgimento di un compito di memorizzazione o durante la mezzora seguente». Lo stimolo emotivo, specie se a contenuto negativo, come spesso sono i sogni fatti nel sonno Rem, attiva il locus ceruleus , un nucleo del tronco cerebrale che invia messaggi mediati dall’adrenalina, sia alla corteccia cerebrale, sia all’ippocampo, importanti sedi di gestione delle informazioni memorizzate. Una sferzata che rinforza l’apprendimento mnemonico.


Sonno Rem e sogni sono poi insidiati dall’alcol, sebbene molti siano convinti che possa aiutare a dormire. «Il mito che l’alcol faciliti il sonno è difficile da scacciare, soprattutto perché in esso c’è una qualche verità» dice ancora Naiman. «In quanto agente che deprime il sistema nervoso centrale, l’alcol riduce il tempo di addormentamento e quindi può effettivamente aiutare ad addormentarsi con maggiore prontezza. Ma, appena viene metabolizzato, stimola un’impennata compensatoria di tipo adrenergico che va a distruggere in maniera significativa il sonno Rem e l’esperienza del sogno». Un’azione molto simile la svolge la cannabis, capace di interferire con il sonno Rem, e anche la nicotina modifica in maniera negativa la normale architettura del sonno. Il sonno Rem è poi penalizzato quando si assumono sonniferi, a favore di più lunghi periodi di sonno leggero. Accade soprattutto con le benzodiazepine ma forse anche con le cosiddette Z-drug, come lo zolpidem e lo zaleplon.

Oggi si è anche scoperto che i passaggi dallo stato di veglia a quello di sonno non-Rem e a quello di sonno Rem sono governati da una serie di differenti network cerebrali, a loro volta sotto il controllo di specifici geni.

Quando uno di questi geni non funziona adeguatamente il sonno Rem e il sogno possono risentirne negativamente.
La scoperta è stata realizzata, per ora sui topi da Masashi Yanagisawa che, assieme ad alcuni suoi collaboratori dell’ International Institute for Integrative Sleep Medicine di Tsukuba in Giappone, ha pubblicato un articolo sulla rivista Nature.

Lo studio è stato realizzato introducendo modifiche casuali su oltre 8 mila geni di topi da laboratorio, che sono poi stati esaminati nei loro pattern di sonno. Alcuni di essi, ai quali era stato modificato il gene chiamato Nalcn, hanno perso completamente il sonno Rem. A chi gli ha chiesto se i topi fossero anche diventati incapaci di sognare, il professor Yanagisawa ha dato una risposta molto abbottonata: «È difficile rispondere a questa domanda, dal momento che i sogni sono fondamentalmente un fenomeno soggettivo».

Il Corriere della sera – 1 aprile 2018