TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


domenica 8 aprile 2018

Una festa di primavera nell'antica Grecia. Le grandi Dionisie



Aprile nell'antica Atene era un mese speciale. Iniziamo a vedere perché.

Guido Araldo

Le grandi Dionisie

Nell’antica Grecia, approssimativamente all’inizio di aprile (era in voga un calendario lunare e il mese era quello di Elafebolione), si tenevano ad Atene le feste delle grandi Dionisie.

Così scriveva il poeta Eliot:
“Aprile il più crudele dei mesi, genera
lillà da terra morta, conferendo
memoria e desiderio, risvegliando
le radici sopite con la pioggia della primavera”.

Le grandi Dionisie, dopo i rigori invernali e prima della torrida calura estiva, favorivano l’afflusso ad Atene di un gran numero di pellegrini, da tutti i porti dell’Egeo. Una tale presenza di stranieri nelle vie della città esaltava lo spirito ateniese, notoriamente istrionesco, che ambiva palesare in ogni occasione la sua superiorità culturale, dalla quale non era esente una certa propaganda politica.

Queste feste cominciavano con un’imponente processione di vergini ed erano occasione di grandi rappresentazioni teatrali: gli “agoni” tragici, durante i quali un araldo presentava gli orfani dei caduti in guerra, ai quali erano riservati i primi posti nel teatro e che, raggiunta l’età giovanile, indossavano le armature donate dallo stato ateniese.



La processione più spettacolare era quella che vedeva la statua di Dioniso sfilare nelle vie di quella grande città, per concludersi con il sacrificio di un toro davanti alla statua del dio, imponente di fronte al suo tempio.

Le “divinità di spicco” della primavera, oltre Persefone, erano Demetra, dea delle messi e quindi del pane, e Dioniso, dio della vite e del vino. I riti a loro collegati si sarebbero protratti per saecula saeculorum: ma non più esoterici, bensì essoterici con l’avvento del cristianesimo.

Nell’Attica, al centro di questi riti c’erano i “mysteria eleusini” che, con il diffondersi dell’ellenismo, si propagarono in tutto il mondo all’epoca noto: da Babilonia a Eburacum. È noto che Cicerone e l’imperatore Gallieno ne furono iniziati.

(Da: Guido Araldo, Mesi Miti Mysteria)